Lo spread tra Btp e Bund oscilla attorno a quota 70 punti, scendendo temporaneamente a 69,9 prima di risalire leggermente. Nella giornata del 3 dicembre il differenziale si muove sui livelli più bassi dagli ultimi mesi del 2009, con i rendimenti sotto il 3,44%. Questo trend positivo del differenziale non è solo un numero sui grafici: rappresenta un segnale importante per l’economia italiana e per chi detiene titoli di Stato, perché riduce il costo del finanziamento del debito pubblico e rafforza la fiducia degli investitori. Gli analisti suggeriscono che il movimento più interessante resta sulle scadenze di medio-lungo termine, tra i 10 e i 30 anni, con alcune opportunità anche sui Btp più “corti” a 5 anni.
Un 2025 record per il debito italiano
Il 2025 si conferma un anno eccezionale per il debito pubblico italiano. L’ultima buona notizia è arrivata il 21 novembre, quando Moody’s ha alzato il rating del Paese da Baa3 a Baa2. Questo evento, definito senza precedenti negli ultimi 23 anni, ha confermato la solidità della gestione del debito italiano, insieme alle precedenti promozioni di S&P, Fitch e Dbrs durante l’anno. Il miglioramento dei rating ha avuto effetti positivi sull’intera curva dei Btp, dai 3 ai 50 anni, con alcune scadenze che hanno visto una discesa dei rendimenti più marcata, traducendosi in un aumento dei prezzi dei titoli già emessi. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, la riduzione dei rendimenti potrebbe far risparmiare allo Stato oltre 17 miliardi di euro in interessi nei prossimi cinque anni.
Opportunità sui Btp a lunga scadenza
Chi investe in Btp di lungo termine potrebbe ottenere i benefici maggiori. Paolo Barbieri, specialista del reddito fisso di Valori Am, citato dal Corriere della Sera, spiega: “Per quanto riguarda i Btp a dieci anni ci aspettiamo un ulteriore restringimento dello spread che potrebbe portare il rendimento sul decennale al 3,30% nei prossimi mesi e a un livello del 3,20% nel 2026”. Il guadagno in conto capitale su questi titoli resterebbe modesto, attorno all’1-2%, mentre le emissioni tra i 20 e i 30 anni potrebbero offrire rendimenti più interessanti. “Per quanto riguarda il titolo a 30 anni, per esempio, ci aspettiamo che il rendimento scenda dall’attuale 4,30% circa al 4%. In questo scenario il rendimento annualizzato del titolo, comprensivo di cedola e guadagno in conto capitale, potrebbe raggiungere l’8-9%, considerando un 4% di cedola e un 4-5% di guadagno in conto capitale”, afferma Barbieri.
I Btp a breve termine restano appetibili
Anche i Btp a 3-5 anni offrono opportunità, con rendimenti superiori all’inflazione. Secondo Barbieri: “Nel caso delle scadenze più brevi assistiamo a un fenomeno inconsueto. Le emissioni elleniche a cinque anni presentano uno sconto di rendimento rispetto ai Btp italiani di circa 10-15 punti base. È possibile che dopo le promozioni del rating italiano di questi ultimi mesi questo gap andrà a chiudersi”. Attualmente il rendimento dei Btp a 5 anni è intorno al 2,68%, ma potrebbe scendere verso il 2,5%. Il guadagno “total return”, comprensivo di cedola e capital gain, si attesterebbe intorno al 3,3%, con un guadagno netto vicino al 2% rispetto all’inflazione dell’1,2%.
