Il prezzo dell’oro ha toccato 4.462,10 dollari l’oncia sul mercato dei futures COMEX, segnando un nuovo massimo storico. Da inizio anno il metallo prezioso guadagna il 69%, molto più dell’S&P 500, che si ferma a +17%.
A spingere l’oro è una combinazione di fattori ormai evidente agli investitori: instabilità geopolitica, politiche monetarie accomodanti, debolezza del dollaro e crollo delle criptovalute. In questo contesto, il metallo giallo torna a imporsi come bene rifugio.
Sul fronte internazionale, le tensioni legate all’energia alimentano l’incertezza. Gli Stati Uniti hanno tentato di sequestrare una terza petroliera venezuelana, nell’ambito della strategia dell’amministrazione Trump per destabilizzare il regime di Nicolás Maduro. In parallelo, l’Ucraina ha colpito nel Mediterraneo una nave della “flotta ombra” russa, utilizzata da Mosca per aggirare le sanzioni e continuare a finanziare lo sforzo bellico.
A Wall Street, intanto, crescono i timori per un mercato del lavoro americano sempre più fragile. Sempre più analisti scommettono su più di un taglio dei tassi nel 2026, mentre fino a poco tempo fa il mercato ne prezzava solo uno. Tassi più bassi riducono l’attrattiva degli asset denominati in dollari e spingono i risparmiatori a cercare protezione nell’oro.
Secondo diversi analisti sentiti da Fortune, il quadro è chiaro: con due conflitti armati legati al petrolio, un dollaro sotto pressione e Bitcoin ormai fuori dal menu degli investitori più ansiosi, l’oro è il principale beneficiario.
A rafforzare il trend contribuisce anche la politica fiscale. David Miller, CIO di Catalyst Funds e gestore dello Strategy Shares Gold Enhanced Yield ETF, punta il dito contro i piani di spesa di Donald Trump. “Se Trump distribuirà 2.000 dollari di ‘denaro gratuito’, questo sarà positivo per l’oro”, spiega. “Si crea valore dal nulla, senza nuova ricchezza reale. Questo rende il denaro esistente meno prezioso e, in rapporto, aumenta il valore dell’oro”.
Miller guarda anche alla politica monetaria. “Nessuno parla di rialzi dei tassi. Da questo punto di vista il rischio è asimmetricamente positivo per l’oro”. Quando i tassi scendono, il dollaro si indebolisce. E questo sostiene il metallo prezioso. A pesare c’è anche la Big Beautiful Bill, che secondo Miller sancisce deficit tra 1,8 e 1,9 trilioni di dollari l’anno per i prossimi anni, da sommare a un debito pubblico già vicino ai 38 trilioni. “Continuare ad accumulare debito significa rendere il dollaro circa il 5% più debole ogni anno”.
A rafforzare le aspettative c’è anche un possibile cambio al vertice della Federal Reserve. Secondo Chris Mancini, co-gestore del Gabelli Gold Fund, Jerome Powell potrebbe essere sostituito a maggio da un presidente della Fed molto più accomodante. “Tassi più bassi, debito elevato e inflazione persistente rafforzano l’idea che gli investitori debbano detenere una quota di oro in portafoglio”, spiega Mancini, “come alternativa alla liquidità o ai Treasury americani”.
In un anno in cui Bitcoin ha perso la sua aura di riserva di valore, crollando di oltre il 30% dai massimi, l’oro torna così al centro della scena. Non come scommessa speculativa, ma come ancora di stabilità in un contesto sempre più instabile.
L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com
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