L’iconico Orient Express arriva in Italia e si prepara a percorrere lo stivale con 31 cabine, tra suite e deluxe, con un starting price di 4.500 euro a persona.
L’Orient Express nacque nel 1883 per collegare Parigi a Costantinopoli. Negli anni Trenta del Novecento, invece, sbuffando sulle rotaie di Budapest e Bucarest, Belgrado, Vienna, Atene e così via, divenne sinonimo di viaggio lussuoso, reso immortale da Agatha Christie e poi da mill’altra letteratura e tanti film. In seguito la modernità l’ha messo un po’tra i sogni del passato, nonostante suggestive e più recenti corse che nel ventesimo secolo hanno sfidato perfino le guerre jugoslave.
Da aprile 2025, però, grazie ad Arsenale Group, azienda multibrand nel settore dell’ospitalità, lungo lo Stivale corre ‘La Dolce Vita Orient Express’, che fa rivivere il mitico treno con 31 cabine tra suite e deluxe, uno starting price di 4.500 euro a persona e soprattutto accoglienza e servizi made in Italy. Come ci racconta Paolo Barletta, 39enne amministratore delegato di Arsenale.
Perché portare l’Orient Express in Italia?
Perché mancava un treno di questo tipo che parlasse italiano e rappresentasse il made in Italy a livello estetico ma anche di servizi a bordo. Viaggiare col nostro treno ti permette, in due o tre giorni, di visitare posti che altrimenti non potresti scoprire, attraversando regioni come Molise, Umbria, Abruzzo o Basilicata che un turista straniero difficilmente visiterebbe se non al quarto o quinto viaggio nel nostro Paese.
Inoltre è rilassante e sostenibile, integrandosi perfettamente con l’offerta turistica italiana, che ha 16mila chilometri di linee ferroviarie che arrivano ovunque.
Quanto tempo è trascorso dall’idea al primo viaggio?
L’idea è nata nel 2019, l’anno dopo abbiamo iniziato a parlare con Ferrovie Italiane per poi firmare il contratto a giugno del 2021. Da lì abbiamo dovuto realizzare il treno e ad aprile del 2025 il primo ‘La Dolce Vita Orient Express’ è entrato in servizio.
Siamo stati particolarmente veloci perché questo è un settore che richiede dai sette ai dieci anni per fare qualcosa: un primato di Arsenale ottenuto grazie a persone straordinarie che hanno voluto vincere questa sfida e realizzare qualcosa di unico.
A proposito di sfide: qual è stata la più complicata?
Abbiamo dovuto affrontarne tante: tecnologiche, economiche e ingegneristiche. Inizialmente pensavamo che la più complessa sarebbe stata trovare l’accordo con Ferrovie Italiane, ma in seguito ci siamo resi conto che nessuno nel mondo era in grado di realizzare un treno come lo volevamo noi e quindi, da gruppo di hospitality, abbiamo dovuto creare appositamente una società ingegneristica e di produzione ferroviaria.
Una terza sfida, infine, che racchiude tutte le altre, è stata convincere il mercato del turismo, italiano, europeo e mondiale, che questo è un settore su cui converrà investire per i prossimi cinquant’anni, perché se adesso ci sono 18 treni di lusso, da qui a cinque decenni ce ne saranno 150.
Perché si chiama La Dolce Vita?
Volevamo adattare l’Orient Express al made in Italy, all’ospitalità e alla cucina italiana. Siamo in Italia e quelle parole fanno subito pensare a quell’epoca storica in cui nel nostro Paese le persone sapevano godersi la vita.
Chi sono i vostri viaggiatori?
Per fortuna il mondo intero. Parlando di treni di lusso ci si aspetterebbe soltanto persone ricche e invece sono uno spaccato dei clienti che ha l’Italia: 47% americani, 20% europei, tra l’11 e il 14% australiani, quindi Medio Oriente e resto del mondo. E tra questi ci sono anche tanti che magari mai nella vita avrebbero pensato di andare in un albergo iper lussuoso e che invece mettono da parte i soldi per fare con noi un’esperienza iconica.
Certo è richiesto un budget alto perché offriamo un servizio di lusso, che però dà molto e rivive tantissime volte negli anni successivi, nei ricordi e nei racconti. E così i soldi spesi vanno divisi per la durata del viaggio ma anche per tutti quei momenti che ricordandolo danno felicità. Inoltre le persone sanno che oggi il lusso più grande è poter vedere cose in modo unico e avere il tempo per farlo.
E grazie al ‘lusso del tempo’ si stanno riscoprendo esperienze uniche come quelle ad esempio dei treni notte e che sono state trascurate quando tutto è diventato più veloce.
Mi fa un esempio di itinerario?
Un esempio è la caccia al tartufo, alla quale io stesso ho partecipato: siamo partiti da Roma, abbiamo fatto una prima degustazione a bordo mentre attraversavamo la Toscana e l’Umbria. La mattina colazione nelle campagne piemontesi per arrivare poi a Nizza Monferrato, dove abbiamo fatto la tartufata. E infine siamo ripartiti al tramonto, cenato e dormito sul treno e la mattina dopo eravamo di nuovo a Roma. Inoltre si può festeggiare un compleanno, un anniversario, prenotare il treno per un matrimonio.
Ci hanno scelto anche molti personaggi famosi per delle occasioni speciali. Ad esempio Alicia Keys ha affittato una parte del treno per festeggiare il compleanno del marito, partendo da Palermo, passando per Taormina e celebrando l’evento nel nostro albergo di Maratea, in Basilicata.
Dal punto di vista imprenditoriale quali aspettative e rischi comporta il mercato del lusso?
Le aspettative sono quelle del mercato turistico, che continuerà a crescere perché le persone preferiscono sempre più le esperienze all’acquisto di oggetti. Per quanto riguarda invece i rischi, in generale e non soltanto per il turismo, ce ne sono di molto grandi, problemi burocratici e di regolamentazione.
All’inizio non siamo stati sostenuti da banche o investitori perché in Italia è difficile che si scommetta su qualcosa prima di vederla realizzata. Mentre negli anni ’60 e ’70 era possibile creare aziende basandosi su idee vincenti, oggi non è più così. E se sei giovane c’è ancora più pregiudizio. Su questo l’Italia è molto indietro rispetto a Stati Uniti o Asia ed è un peccato perché così si disperde talento.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di febbraio 2026 (numero 1, anno 9)

