Buffett torna a investire nei giornali: 352 milioni nel New York Times

warren buffett

A soli cinque anni da quando Berkshire Hathaway aveva venduto tutti i suoi 31 quotidiani e Warren Buffett aveva definito il settore “spacciato”, l’investitore torna a schierarsi tra i miliardari che puntano sui media. Un aggiornamento trimestrale depositato presso la U.S. Securities and Exchange Commission ha rivelato che Berkshire Hathaway ha investito 351,7 milioni di dollari nel The New York Times.

Buffett, l’Oracolo di Omaha

Buffett, il leggendario “Oracolo di Omaha”, ha acquistato 5,07 milioni di azioni dello storico quotidiano, fondato 175 anni fa, alla fine del 2025, proprio nel periodo in cui ha lasciato l’incarico di amministratore delegato dopo quasi sessant’anni alla guida del gruppo. Un’operazione che segna un evidente cambio di rotta rispetto alle sue posizioni precedenti. “È un ritorno alle origini per Berkshire Hathaway, che torna a investire nell’informazione, ed è un forte segnale di fiducia nella strategia del New York Times”, ha dichiarato Tim Franklin, professore e responsabile delle notizie locali presso la Medill School of Journalism della Northwestern University.

Novantacinque anni, un patrimonio stimato in 149 miliardi di dollari: Buffett si unisce così a un gruppo di imprenditori ultraricchi che stanno destinando ingenti risorse ai media tradizionali. Basti pensare all’acquisizione del The Washington Post da parte del fondatore di Amazon Jeff Bezos per 250 milioni di dollari, oppure all’acquisto della rivista Time da parte del Ceo di Salesforce Marc Benioff. Sempre più miliardari investono parti consistenti delle loro fortune per assicurarsi un ruolo nel panorama dell’informazione.

I miliardari che hanno comprato imperi mediatici

Bezos acquistò il Washington Post nel 2013 per un quarto di miliardo di dollari. Dopo un decennio di alti e bassi sotto la sua proprietà, il quotidiano – con i suoi 148 anni di storia – ha recentemente affrontato una fase difficile, arrivando a tagliare un terzo del personale all’inizio di questo mese. Pochi giorni dopo l’ingresso di Bezos nel settore, un altro grande investitore fece il suo debutto: il proprietario dei Boston Red Sox John Henry acquistò lo storico The Boston Globe per 70 milioni di dollari.

Anche il magnate dei media Rupert Murdoch è noto per la sua forte presenza nel settore dell’informazione. Ex amministratore delegato di 21st Century Fox, con una fortuna familiare stimata in quasi 19 miliardi di dollari, controlla il canale televisivo Fox News. Il suo impero si estende inoltre all’editoria: il figlio Lachlan Murdoch è presidente di News Corp, proprietaria del The Wall Street Journal, del Times e del New York Post, tra le altre testate.

Oltre a Buffett, il New York Times può contare su un altro importante sostenitore miliardario: il magnate delle telecomunicazioni Carlos Slim Helú, l’uomo più ricco del Messico. L’imprenditore ha investito milioni di dollari nella testata, arrivando nel 2015 a detenere quasi il 17% del capitale, diventandone il principale azionista individuale.

La svolta dopo l’uscita dal settore

L’investimento da 352 milioni di dollari nel quotidiano newyorkese rappresenta una svolta significativa, considerando che solo pochi anni fa Buffett aveva abbandonato il settore. Nel 2020, Berkshire Hathaway ha ceduto tutte le sue pubblicazioni a Lee Enterprises per 140 milioni di dollari. L’operazione includeva 31 giornali in dieci Stati, tra cui l’Omaha World-Herald e il The Buffalo News.

Pur avendo sempre mostrato un certo affetto per l’industria dei quotidiani, Buffett ne aveva constatato il declino: il calo della pubblicità, osservava, aveva trasformato il settore “da monopolistico a competitivo”, e molti giornali erano destinati a “scomparire”. Nonostante la vendita in una fase complessa per il comparto, Buffett aveva precisato che l’operazione non rappresentava una perdita rilevante, poiché i giornali erano stati acquistati a prezzi “ragionevoli”.

All’epoca, gli investitori interpretarono la sua uscita come un segnale negativo sul futuro della stampa tradizionale. Oggi, però, il ritorno di capitali miliardari nelle testate storiche – mentre l’ecosistema dei media si fa sempre più digitale – potrebbe suggerire che il destino dei giornali non è ancora definitivamente segnato.

L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.

Poste Italiane Dic 25

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