L’impennata dei prezzi del petrolio a causa del blocco dello Stretto di Hormuz ha costretto numerosi Paesi ad intervenire per mitigare gli effetti ai danni di famiglie e imprese. Il Governo italiano, attraverso il Consiglio dei Ministri del 18 marzo, ha messo in campo una riduzione di 25 centesimi al litro per benzina e diesel e di 12 centesimi al chilo per il Gpl, nonché crediti d’imposta a favore di settori altamente impattati come la pesca e quello dell’autotrasporto. Il provvedimento sarà attivo per 20 giorni a decorrere dalla sua entrata in vigore (19 marzo). Gianni Murano, presidente dell’Unione Energie per la Mobilità (Unem), in un colloquio con Fortune Italia, ha fatto chiarezza su quali saranno i reali effetti del decreto carburanti.
Qual è il giudizio complessivo dell’Unem sulle misure adottate dal Governo con il decreto carburanti?
Nel breve periodo l’intervento ha un impatto concreto, trattandosi però di una misura temporanea. La riduzione delle accise ha già prodotto un calo dei prezzi alla pompa: per il diesel si è arrivati a circa 1,9 euro per litro, mentre la benzina, in alcuni casi, è anche a 1,6 euro per litro. Restano tuttavia alcune criticità sul piano amministrativo: non riguardano l’applicazione della misura, che è stata immediata, ma piuttosto gli adempimenti richiesti agli operatori, che appaiono complessi e necessitano di ulteriori chiarimenti.
Le misure previste sono sufficienti o rischiano di essere solo temporanee?
La loro efficacia è inevitabilmente legata al contesto internazionale, che resta altamente instabile. In caso di una de-escalation nello Stretto di Hormuz, il mercato potrebbe tornare gradualmente alla normalità. Al contrario, se le tensioni dovessero proseguire è plausibile attendersi nuovi rialzi dei prezzi una volta terminata la validità del decreto, che ha una durata limitata a 20 giorni.
Il decreto punta anche a rafforzare i controlli sui prezzi. Come valuta questo aspetto?
Tutto passa anche attraverso l’Osservaprezzi e va nella direzione di aumentare la trasparenza. Lo strumento consente di monitorare eventuali anomalie e intervenire nei confronti degli operatori che effettuano anomali e repentini aumenti dei prezzi.
Quanto pesa il contesto internazionale rispetto alle dinamiche interne italiane?
Incide in modo determinante. Negli ultimi giorni la situazione si è ulteriormente aggravata con attacchi a raffinerie in Kuwait e Arabia Saudita. In questa fase il nodo principale non è tanto la disponibilità di petrolio quanto la capacità di raffinazione: quando vengono colpite infrastrutture che rappresentano circa il 12% della raffinazione globale, l’impatto sui prezzi è immediato.
Cosa risponde alle accuse di speculazione nei confronti degli operatori del settore?
I dati mostrano che i prezzi medi in Italia sono cresciuti meno rispetto alle quotazioni internazionali, come rilevato anche dall’Osservaprezzi del Mimit. Questo ridimensiona le accuse di speculazione, pur senza escludere possibili episodi isolati che però vanno verificati caso per caso.
Nell’incontro con il ministro Salvini che clima si è respirato?
Il confronto, avvenuto a Milano, si è svolto in un clima costruttivo. Il ministro ha mostrato attenzione al tema dei prezzi e disponibilità ad approfondire possibili soluzioni. È emerso anche come, in Italia, l’aumento dei carburanti sia stato più contenuto rispetto ad altri Paesi europei: le compagnie hanno compresso i margini, arrivando in alcuni casi a dimezzarli, soprattutto sul gasolio. Da parte nostra è stata ribadita la piena disponibilità a fornire dati aggiornati sull’andamento dei mercati, contribuendo a una lettura tecnica del fenomeno.
Perché i prezzi alla pompa scendono più lentamente rispetto a quanto salgono?
Abbiamo mostrato come gli aumenti dei prezzi alla pompa siano stati decisamente meno rapidi rispetto a quelli dei prezzi internazionali. Gli aumenti non sono identici, né per entità né per velocità, tra tutti gli operatori. È il mercato e premia chi offre carburanti a prezzi più competitivi.
