La nuova Legge sui “Cammini d’Italia”: una riflessione giuridica e culturale

cammini d'italia

C’è un’immagine che mi accompagna, da qualche anno a questa parte, ed è l’immagine di un ragazzo che cammina; ha un orologio, o forse no. Occhiali da sole. Una polo, cintura e pantaloni. Scarpe. Probabilmente quel ragazzo sono io da piccolo, in età preadolescenziale: tredici, quattordici anni, non di più. Ricordi. L’Italia del Nord Est, il Veneto, dove sono cresciuto. La lettura dei primi libri del fantastico, la musica, la letteratura di viaggio. Sono immagini che ricorrono, sicuramente; ritornano di tanto in tanto. La psichiatria dice che le immagini si manifestano per qualche motivo e bisogna assecondarle, nel senso che costituiscono simboli e metafore; altrimenti, potrebbe diventare struggimento, Sehnsucht (Freud).

Ho avuto il privilegio di vedere il settore del turismo e del viaggio dall’interno, scomposto, ricco: scopri che è un mondo caleidoscopico da suddividere in numerosi e interessanti frammenti. Turismo di ritorno, cammini religiosi, Borghi e piccoli Comuni (meno di 5.000 abitanti), altre vie, altre velocità, viaggi e benessere sostenibile, patrimonio immateriale (feste, sagre, tradizioni: il catalogo del sapere). Nella comunicazione istituzionale, Ministero del Turismo ed Enit – ma anche Unpli, Anci – affermano, giustamente: venite in Italia, non ve ne pentirete, il viaggio cambia.

Sintetizzo al massimo i messaggi pubblici che mi hanno colpito:

1 “Venite in Italia”: chi scrive ha la fortuna di esserci nato e di abitarci. È un grande Paese europeo, che incrocia tutto il paradigma dell’aria mediterranea. Quindi si pone in un punto di un’ideale rosa dei venti. Il romanzo d’avventura delle vite di ognuno si fa più intenso nelle zone centrali e sud del mondo. Chissà perché. Si ha voglia di partire, ma la destinazione ideale è proprio l’Italia, nel nostro caso il punto di partenza. La mitologia classica o mediterranea necessita di libri (tomi): tutti vogliamo saperne di più, attingere al Libro. Tolkien, britannico nato in Sud Africa, diceva che muovendosi a sud sembra sempre di andare in discesa.

2 Il viaggio che cambia: i momenti che mi hanno rivoltato completamente mi vedono spostarmi da qualche parte. È quel gancio che tira il busto, la smaterializzazione magica che descrive J. K. Rowling (inglese), eseguita da un inesperto e non da un vecchio mago. Mitologia e religione si intrecciano nella religione cattolica, dove il mito si fa vero: Gesù è mito e sacro insieme, ma realmente accaduti entrambi, secondo C. S. Lewis e sempre Tolkien. Nell’Europa mediterranea si cammina, seguendo le tracce di San Nilo e di San Benedetto (Patrono principale d’Europa), Santiago de Compostela, ecc.; camminare è un vero e proprio sport, una passione, un’attività che può essere portata avanti per tutta la vita.

Il Piano strategico del turismo parla di una vera e propria rivoluzione: sono introdotti concetti chiave quali sostenibilità, cammino, esperienza.

Emozioni e soggettività entrano nel linguaggio istituzionale e del comune sentire. Il cittadino gode di bellezze naturali e architettoniche, ma vuole anche vivere un’esperienza, da inserire nel suo palazzo mentale. Nasce il concetto di borgo virtuoso (a. e. Subiaco, nei recenti tempi dell’amministrazione Petrini, compianto Sindaco). Il rispetto dell’ambiente impone di lasciare i luoghi intoccati, per non alterare gli equilibri naturali del mondo, che sono dati dalle logiche di fauna e flora.

Nel contesto del Festival della letteratura di viaggio, che si tiene annualmente presso la Società geografica italiana di Villa Celimontana, Luca Agostinelli mi ha detto: “C’è questa immagine della vita in uno zaino, secondo me può esserti utile”.

Vi sono nella mia percezione due modalità di viaggio: una più esperienziale, appunto, quasi psichedelica, e una omnicomprensiva.

La prima si riconduce alla voglia di scoprire il mondo, una fame giovanile, tipica del desiderio incomprensibile. La ritroviamo in molta letteratura, cinema, arte e musica. A dire il vero, questo viaggio sembra informare tutti i filoni citati.

Il viaggio omerico compare nella seconda parte delle vicende greche, quando Odisseo impiega una quantità di tempo spropositata per tornare a casa, ma senz’altro vi giunge cambiato. Ha visto di tutto e soprattutto ha colmato una sua curiosità personale. Quella curiosità è sapere tutto. Provare tutto. Conoscere l’amore passionale e quello familiare. Vedere isole diverse contenute in un medesimo mare. Egli naviga e cammina per isolotti, come Ged lo Sparviere delle cronache di Terramare. Perde tutti gli amici, anche per morte violenta: sono parti di lui che cadono per strada. Lui è il primo di loro (il re di Itaca), ma non è un Dio. E quello vuole essere: il primo degli uomini, non l’ultima delle divinità. Alighieri, per questa scelta, lo colloca all’inferno. Alighieri cammina dall’inferno sino al Paradiso, transitando per il purgatorio. Kerouac attraversa l’America, spesso a piedi (come Fante, di origini abruzzesi). Vuole vedere cosa c’è nelle pianure desolate della sua mente, quelle terre spazzate dal vento e dalla polvere tipiche dell’America interna, rurale; è un’immagine presente in Bob Dylan. È il mito del viaggiatore, che forse torna oppure no: è un esteta, è il poeta maledetto.

Ne abbiamo avuti vari, Michael Madsen, Elvis Presley, i cowboy.

La persona etica viaggia anch’ella, costruisce, edifica; la famiglia viaggia.

I figli si guardano intorno e imparano cose incredibili, e spesso i genitori neanche se ne accorgono: è giusto così. Sono gli occhi del giovane, che nessuno potrà restituirci. L’adulto viaggia senza paura: deve sintetizzare quello che ha visto, imparato, apprezzato o detestato. Odin wanderer (Odino errante) della mitologia norrena vaga, gironzola, senza uno scopo. Beowulf naviga in cerca di imprese: quando approda, svolge alcune missioni. È il re dei Geati, e aiuta i suoi “colleghi” reali, come Rothgar: è arrivato il Cristianesimo, e il tempo di queste epopee larger than life, improbabili, grandiose, giunge al termine. Le brughiere sono devastate da venti freddi, a volte secchi, a volte piovosi; Heathcliff guarda lontano, spesso intravede Cathy. Così Jane Eyre, che corre, all’inizio dell’omonimo romanzo. È una corsa modernista, senza senso. È la corsa del dolore. Il Gandalf tolkieniano, grigio pellegrino, esplora la Terra di Mezzo in una manciata di migliaia di anni, e apprende tutto quel che può di un mondo che non gli è proprio, ma che intende aiutare; egli non obbedisce a niente e nessuno, tranne a “coloro che lo hanno mandato” (i Valar, o Dèi).

Viene da Valinor, lui Istar dei sogni e della comprensione umana, ma ricorda poco o niente della venuta.

Dopo queste riflessioni, entriamo nel vivo della disciplina.

La legge 13 febbraio 2026, n. 24 (Legge Cammini), contenente “Disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei cammini d’Italia”, ha introdotto una disciplina uniforme per l’incentivazione dei cc.dd. “cammini d’Italia”.

La parola “cammino” – che è tanto il sintagma (“il” cammino) quanto la prima persona singolare della relativa forma verbale (“io” cammino) – è dotata di una potente carica evocativa. L’etimologia del lemma va rintracciata nel latino camminus, che affonda le sue radici nella lingua celtica.

Anche prima del contatto con i Celti, i Romani disponevano di termini che identificassero questo concetto, seppure da angolature parziali: se il puro “atto” del camminare era la ambulatio (da cui “deambulare”), il cammino come “percorso” era l’iter o cursus (o anche gressus), mentre il cammino inteso come “strada” era la via. Il “cammino” è qualcosa di più. Non è il solo incedere, né un itinerario prefissato su una cartina, né una strada deumanizzata e considerata nella sua valenza architettonica. Il “cammino” – che trova la sua plausibile prossimità sinonimica nel “viaggio” – raccoglie queste dimensioni, presupponendole e superandole per acquistare una dignità nuova, superiore, vitale e vitalistica, spirituale, metaforica (si consideri che, nella Divina Commedia, Dante utilizza la parola 37 volte).

Nella preghiera ecumenica di apertura del pellegrinaggio a Ginevra del 21 giugno 2018, Papa Francesco non esitò ad affermare che “il cammino è metafora che rivela il senso della vita umana”.

La Legge Cammini coglie e sviluppa questo retroterra culturale e filosofico del “cammino”.

L’art. 1, comma 1, della Legge Cammini li definisce come quegli “itinerari di rilievo europeo, nazionale o regionale, percorribili a piedi o con altre forme di mobilità dolce e sostenibile, senza l’ausilio di mezzi a motore, articolati in tappe giornaliere, che rappresentano una modalità di fruizione del patrimonio naturale e culturale diffuso, di valorizzazione degli attrattori culturali, storici, artistici, religiosi, linguistici, paesaggistici, enogastronomici e sportivi nonché di sviluppo turistico dei territori interessati”. Il punto interessante del tentativo definitorio è rappresentato dall’identificazione di un nesso di “funzionalità” – la “modalità di fruizione” – tra l’atto del camminare e il godimento del patrimonio naturale e culturale della Nazione. Le gambe che consentono il processo deambulatorio si collegano agli occhi (che a ogni passo vedono qualcosa di nuovo) e al cuore e alla sfera intima ed emozionale della persona umana.

Da un punto di vista costituzionale, il “cammino” si collega non solo all’art. 9 della Carta fondamentale, che tutela “il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” (nonché, per effetto della legge cost. n. 1/2022, “l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi”), ma anche all’art. 2 della Grundnorm, perché il “cammino” è diritto dell’uomo e strumento di manifestazione della sua persona, intesa anche nella valenza collettiva (il camminare “insieme”).

La Legge Cammini ha il pregio di apprestare misure concrete per la valorizzazione del fenomeno (cfr. gli artt. 2-7). Tra queste, assume rilievo la “Banca dati dei cammini d’Italia”, istituita presso il Ministero del Turismo, integrante una mappa digitale dei cammini con informazioni relative alle loro caratteristiche (cfr. art. 2).

Sul fronte istituzionale, di rilievo la creazione, presso il Ministero, della “Cabina di regia nazionale per lo sviluppo e la promozione dei cammini d’Italia”, alla quale la Legge Cammini affida, tra l’altro, il compito di definire gli standard di qualità dei cammini, di definire un programma nazionale per lo sviluppo e la promozione degli stessi, nonché di avviare ogni iniziativa per la relativa valorizzazione (cfr. art. 3). I componenti della “Cabina di regia” entrano a far parte – insieme ai rappresentanti delle associazioni (incluse quelle a tutela delle persone con disabilità), delle università, degli enti del Terzo settore e degli operatori ed organismi attivi nei settori culturale e turistico, nonché ad altri esperti della materia – del “Tavolo permanente per i cammini d’Italia”, che è un più ampio hub strategico, volto a individuare best practices, a creare reti di coordinamento e a elaborare proposte normative.

L’istituzione della “Cabina di regia” e del “Tavolo permanente” trova il punto di coesione nella predisposizione del “Programma nazionale per lo sviluppo e la promozione dei cammini d’Italia”, di durata triennale, alla quale entrambi gli organi collaborano in virtù dell’art. 5 della Legge Cammini.

La collaborazione con gli enti di formazione trova ulteriore conferma nell’art. 6, comma 1, della Legge Cammini (che consente e incentiva la predisposizione di studi e ricerche); completa il plesso normativo l’art. 7, dedicato alle “Campagne di promozione” dei cammini, realizzate dal Ministero del Turismo sentita la “Cabina di regia”.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.