La trasformazione digitale entra in Parlamento. E lo fa con un obiettivo preciso: riportare sotto controllo pubblico dati, infrastrutture e tecnologie che oggi sfuggono, in gran parte, al perimetro nazionale. Si è insediato alla Camera dei Deputati il nuovo Intergruppo parlamentare dedicato alla sostenibilità digitale e alla sovranità tecnologica. A promuoverlo è l’On. Enzo Amich (FdI), con l’obiettivo di costruire un confronto stabile su uno dei nodi più strategici della trasformazione digitale.
La Fondazione per la Sostenibilità Digitale assume il ruolo di comitato tecnico-scientifico, con il compito di supportare l’attività dell’Intergruppo .Il progetto punta a definire un vero e proprio Patto parlamentare di legislatura, con priorità operative e azioni concrete. L’obiettivo è migliorare la qualità del dibattito pubblico e rendere più coerente l’azione legislativa su questi temi.
Un tema ancora poco compreso, ma percepito come urgente
I dati mostrano un divario netto tra conoscenza e consapevolezza. Secondo un sondaggio dell’Istituto Piepoli, solo il 36% degli italiani ha sentito parlare di sovranità digitale. Quando però il concetto viene spiegato, il 73% lo considera importante. Un gap che evidenzia un problema di narrazione pubblica più che di interesse reale.
È proprio questo vuoto che l’Intergruppo intende colmare, portando il tema al centro dell’agenda politica.
“Non è solo innovazione, ma autonomia strategica”
“La nascita di questo Intergruppo risponde alla necessità improrogabile di porre la sovranità tecnologica e la sostenibilità digitale al centro dell’agenda politica nazionale”, dichiara Enzo Amich. “Non si tratta solo di innovazione, ma di libertà e autonomia strategica: garantire all’Italia la capacità di governare i processi digitali significa proteggere il nostro tessuto produttivo, i dati dei cittadini e l’efficacia delle nostre istituzioni”.
L’Intergruppo si propone anche come ponte tra ricerca e politica, con l’obiettivo di tradurre la complessità tecnologica in scelte operative.
Sovranità come condizione della sostenibilità digitale
Il punto centrale è chiaro: senza controllo su infrastrutture, dati e piattaforme, non può esistere una vera sostenibilità digitale. La sovranità tecnologica viene definita come la capacità di disporre di competenze, controllo e potere decisionale sugli elementi chiave dello stack digitale. Un requisito necessario per garantire nel tempo equità, resilienza e trasparenza.
Il nodo della “sovranità cognitiva”
Per Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale e Direttore del Comitato Scientifico dell’Intergruppo, il tema richiede un salto di livello nel dibattito pubblico. “Come Fondazione operiamo da anni per promuovere un futuro in cui l’innovazione tecnologica sia realmente al servizio dello sviluppo sostenibile e siamo pronti a mettere queste competenze a disposizione delle istituzioni. Oggi la sovranità tecnologica non è più un’opzione, ma la precondizione operativa per garantire che la trasformazione digitale produca valore reale e duraturo per cittadini e imprese. Senza autonomia decisionale su infrastrutture e dati, non può esserci vera sostenibilità”.
Epifani introduce poi un livello ulteriore di riflessione: “Il nodo vero è la sovranità cognitiva: la capacità di comprendere, verificare e, dove necessario, modificare i modelli che trasformano i dati in decisioni collettive. Chi controlla il modello controlla la decisione. E oggi quei modelli, in larga parte, non li controlliamo”.
Un luogo di confronto stabile
L’Intergruppo opererà come sede di studio e confronto. Coinvolgerà università, imprese, istituzioni e società civile. Sono previste audizioni, incontri e attività di approfondimento. L’obiettivo è costruire una visione integrata delle politiche digitali, capace di tenere insieme innovazione, sostenibilità e interesse generale. In gioco non c’è solo la tecnologia, ma la capacità di governarla.

