Energia e data center: quanto costa davvero la corsa all’AI?

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Gli Stati Uniti hanno appena vissuto uno degli anni a più alto consumo di energia della loro storia recente e il principale fattore di questa crescita della domanda è anche uno dei più controversi.

Secondo un rapporto sullo stato globale dell’energia pubblicato dall’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2025 la domanda di energia negli Stati Uniti è aumentata del 2%.

Sebbene si tratti di un ritmo inferiore rispetto al +2,8% registrato nel 2024, la crescita dello scorso anno è stata comunque la seconda più alta dal 2000, escludendo gli anni successivi ai rallentamenti dovuti a fasi recessive.

L’aumento della domanda energetica negli Stati Uniti è stato trainato soprattutto da un forte incremento del fabbisogno di elettricità in tutto il Paese. A contribuire sono stati in parte la crescita economica e un inverno rigido, che ha richiesto un uso più intenso del riscaldamento. Ma il principale singolo fattore alla base della maggiore fame di elettricità del Paese lo scorso anno è stato il rapido sviluppo dei data center, l’infrastruttura di server essenziale che le aziende tecnologiche stanno espandendo per addestrare i modelli di intelligenza artificiale.

Secondo l’IEA, i data center hanno rappresentato circa il 50% di tutta la crescita della domanda di elettricità negli Stati Uniti nell’ultimo anno, superando di gran lunga l’aumento dei consumi elettrici nei settori residenziale, industriale e dei trasporti. L’Agenzia prevede inoltre che i data center continueranno a incidere per metà della crescita della domanda elettrica statunitense fino al 2030.

La concentrazione di questa crescita negli Stati Uniti conferma il ruolo del Paese come epicentro del boom edilizio alimentato dall’AI, ma arriva anche in un momento di forte attrito. Proprio mentre la fame di capacità energetica da parte dell’industria tecnologica cresce rapidamente, le infrastrutture fisiche necessarie per soddisfarla incontrano sempre più resistenze.

I data center sono diventati uno dei punti più critici del crescente risentimento degli americani verso l’intelligenza artificiale e verso l’industria che sviluppa questa tecnologia. Secondo un rapporto di S&P Global, a livello globale la frenesia costruttiva dei data center ha attirato oltre 61 miliardi di dollari di investimenti lo scorso anno, di cui più di 47 miliardi attribuibili a Stati Uniti e Canada insieme.

Questi investimenti hanno contribuito a sostenere il boom dei mercati azionari, hanno rafforzato i conti di molte aziende e hanno persino generato un’ondata di assunzioni in settori come l’edilizia e l’idraulica. Ma con il progressivo peggioramento del clima di opinione nei confronti dell’AI, anche i data center stanno iniziando a subire una reazione contraria.

Per via dell’elevato consumo di energia, dell’uso di acqua e dell’impatto sui valori immobiliari, comunità in tutto il Paese stanno aumentando la loro opposizione alla costruzione di nuovi data center. Un sondaggio del Pew Research Center pubblicato il mese scorso ha rilevato che, se da un lato gli americani tendono a riconoscere i possibili benefici locali in termini di occupazione e gettito fiscale, dall’altro sono ancora più propensi a esprimere giudizi negativi sul costo ambientale di queste infrastrutture e sul loro consumo energetico.

La reazione negativa è diventata anche un tema politico. Lo scorso anno l’opposizione a livello locale ha bloccato o ritardato almeno 16 progetti di data center, per un valore complessivo di 64 miliardi di dollari. La scorsa settimana i legislatori del Maine hanno approvato una proposta per introdurre una moratoria a livello statale sui nuovi data center. Se la governatrice Janet Mills ne consentirà l’entrata in vigore, il provvedimento potrebbe aprire la strada ad altri Stati interessati a promuovere leggi simili, capaci di rinviare o fermare i cantieri, oppure di attribuire agli Stati maggiori poteri decisionali su tempi e luoghi di costruzione dei data center. Anche il mese scorso, al Congresso, alcuni legislatori hanno proposto un irrigidimento della regolamentazione della costruzione di data center a livello nazionale.

Le tensioni legate ai data center potrebbero inoltre avere effetti sul piano elettorale, mentre si avvicinano le elezioni di metà mandato previste più avanti nel corso dell’anno. L’aumento delle bollette energetiche è infatti al centro delle crescenti preoccupazioni degli elettori sul costo della vita. Secondo un’analisi di gennaio della società di consulenza PowerLines, lo scorso anno le utility di elettricità e gas hanno chiesto aumenti tariffari per oltre 30 miliardi di dollari, con effetti su 81 milioni di americani. Nel complesso, la stessa analisi rileva che le bollette elettriche sono aumentate del 40% dal 2021.

A incidere sui prezzi elevati dei servizi energetici concorrono diversi fattori, tra cui i costi per aggiornare e gestire infrastrutture di rete obsolete, spese in aumento ben prima dell’avvio del boom dell’AI. Tuttavia, il fabbisogno energetico vorace dei data center è finito al centro delle accuse e i sondaggi mostrano che la maggior parte delle famiglie collega l’espansione dei data center all’aumento dei costi dell’elettricità. I legislatori si stanno muovendo di conseguenza, con richieste bipartisan di monitorare più attentamente la costruzione di data center, spesso motivate proprio da ragioni di accessibilità economica.

Il peggioramento della percezione dei data center rispecchia il declino dell’immagine pubblica dell’AI. Nonostante il forte entusiasmo seguito al lancio di ChatGPT, l’opinione pubblica si è progressivamente raffreddata, complice la crescita della disinformazione online e dei timori per la perdita di posti di lavoro. Gli americani si dicono oggi più preoccupati che entusiasti dell’intelligenza artificiale e oltre la metà ritiene che nel lungo periodo questa tecnologia porterà più danni che benefici. In alcuni casi, l’ansia si sta persino riversando sui protagonisti del settore, come dimostra il lancio di una molotov contro l’abitazione del Ceo di OpenAI Sam Altman.

La corsa all’energia è un fenomeno globale, ma è particolarmente intensa negli Stati Uniti. Secondo il rapporto dell’IEA, a livello mondiale i data center hanno rappresentato il 17% della crescita della domanda di elettricità lo scorso anno, contro circa il 50% negli Stati Uniti.

Negli ultimi anni i colossi tecnologici americani hanno accelerato senza esitazioni nella costruzione di data center, ma con il peggioramento dell’umore dell’opinione pubblica il settore potrebbe presto trovarsi in difficoltà nel reperire lo spazio necessario per alimentare le proprie ambizioni.

Questa storia è stata originariamente pubblicata su Fortune.com.

Poste Italiane Dic 25

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