La volatilità dei prezzi del petrolio premia le tre major europee. Dal trading profitti per 4,75 mld

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La guerra in Iran sta provocando una delle più importanti crisi energetiche della storia con ricadute economiche in tutto il globo. Con la chiusura dello Stretto di Hormuz, le forniture di petrolio, provenienti in gran parte dai Paesi del Golfo Persico, si sono drasticamente ridotte facendo impennare i costi dell’energia e, a cascata, quelli delle materie prime. Tutto questo, qualora non venisse ripristinato a breve il transito regolare delle navi lungo il canale, potrebbe portare – secondo alcuni analisti – ad una recessione economica mondiale.

Ma da questa turbolenza, c’è chi è riuscito a fare profitti. Il Financial Times ha pubblicato un approfondimento in cui viene evidenziato come, le tre maggiori compagnie petrolifere europee, Bp, Shell e TotalEnergies, attraverso le loro divisioni di trading, hanno guadagnato tra i 3,3 e i 4,75 miliardi di dollari in più nel primo trimestre, rispetto agli ultimi tre mesi dell’anno precedente.

Le stime suggeriscono che le divisioni di trading, i cui profitti le aziende non divulgano, siano state responsabili tra il 48% e il 69% dell’aumento di 6,9 miliardi di dollari degli utili totali dei gruppi rispetto al trimestre precedente.

Questo incremento si è verificato mentre il conflitto in Medio Oriente e l’intervento statunitense in Venezuela interrompevano i flussi energetici, dimostrando come le divisioni di trading delle principali compagnie petrolifere europee si distinguano dalle rivali statunitensi ExxonMobil e Chevron, i cui profitti rimangono più strettamente legati alla produzione.

La volatilità del prezzo del Brent, che a gennaio si scambiava a meno di 60 dollari al barile e ad aprile ha raggiunto un picco di oltre 140 dollari al barile ad aprile, ha creato importanti opportunità sui mercati finanziari e le trading houses delle compagnie sono stati abili a sfruttarle.

Quanto hanno guadagnato Bp, Shell e TotalEnergies?

Bp sembra essere la maggiore beneficiaria. Una media delle stime – riportate dal Financial Times – suggerisce che la divisione trading della società ha guadagnato 1,75 miliardi di dollari in più nel primo trimestre rispetto agli ultimi tre mesi del 2025, pari a quasi un quarto dell’intero utile rettificato della società dell’anno precedente. Shell invece ha generato ulteriori 1,6 miliardi di dollari dalle attività di trading nel trimestre, mentre TotalEnergies ha guadagnato circa 800 milioni di dollari in più.

Anche le azioni di queste compagnie sono in crescita: dall’inizio del conflitto in Iran, le azioni di Bp e TotalEnergies sono aumentate rispettivamente del 12% e del 21%. Quelle di Shell, più esposta al calo della produzione nel Golfo a causa degli attacchi agli impianti, sono cresciute del 9%. Le compagnie americane sono in difficoltà anche da questo punto di vista: le azioni di Exxon hanno perso oltre il 4% nello stesso periodo, mentre quelle di Chevron sono aumentate solo del 2,7%.

Poste Italiane Dic 25

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