‘Oligocrazia. Il potere sono io’: il rapporto tra politica e apparati tecnici nelle democrazie moderne

alfonso celotto oligocrazia

Alfonso Celotto, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università Roma Tre e già capo di gabinetto e capo dell’ufficio legislativo in diversi ministeri italiani, torna a riflettere sui meccanismi del potere con ‘Oligocrazia. Il potere sono io’. Il libro attraversa istituzioni, governi e apparati amministrativi per mostrare chi influenzi davvero le decisioni pubbliche in Italia. Tra ricostruzione storica, esperienza diretta e analisi costituzionale, Celotto mette al centro il ruolo spesso invisibile di tecnici, dirigenti e funzionari che operano dietro le quinte della politica. Un tema che si intreccia con il dibattito contemporaneo sulla crisi della rappresentanza, sulla personalizzazione della leadership e sul rapporto tra democrazia e burocrazia. 

Nel libro descrive una forma di ‘oligocrazia’ che si sviluppa accanto alla democrazia rappresentativa. In che misura questa dinamica è oggi strutturale e non contingente?

Si tratta sicuramente di un affiancamento al potere democratico. Oggi questa dinamica appare sempre meno contingente e sempre più strutturale, perché le istituzioni hanno bisogno di competenze tecniche, amministrative e specialistiche per affrontare questioni sempre più complesse. Si crea così una linea di collaborazione stabile tra il livello politico e quello tecnico, che finisce per incidere concretamente sui processi decisionali. 

Quanto incide, nella pratica quotidiana delle istituzioni, il ruolo di figure tecniche e amministrative rispetto a quello dei decisori politici eletti?

Incide inevitabilmente nella pratica quotidiana delle istituzioni, ma si tratta di un lavoro di collaborazione. Le figure tecniche e amministrative contribuiscono a individuare le soluzioni più efficaci, mentre la decisione finale resta in capo alla politica. È un rapporto sempre più stretto, reso necessario dalla complessità dei temi da affrontare. 

Si può parlare di un progressivo spostamento del potere dal livello politico a quello burocratico senza che questo venga percepito dall’opinione pubblica?

Assolutamente no. Si tratta di una normale dinamica di amministrazione pubblica che esiste in tutti i Paesi democratici. Politica e burocrazia sono chiamate a collaborare costantemente e, in alcune circostanze, il peso della componente amministrativa può risultare più evidente, soprattutto su questioni tecniche o procedurali. Tuttavia, l’indirizzo e la responsabilità politica restano centrali nel processo decisionale. 

La crescente complessità normativa rafforza inevitabilmente il potere degli apparati tecnici oppure esistono strumenti per riequilibrare il rapporto tra politica e amministrazione?

È possibile intervenire attraverso un processo di semplificazione normativa e introducendo strumenti più flessibili ed efficienti. In questa direzione, il digitale può giocare un ruolo importante, perché consente di integrare informazioni e procedure in sistemi più organici, migliorando la capacità di costruire misure pubbliche più coerenti e funzionali. 

Alla luce della sua esperienza, quali sono oggi i principali rischi per la trasparenza e la comprensibilità dei processi decisionali nelle istituzioni italiane?

Il primo elemento da considerare è la divisione dei poteri e la complessità dei processi decisionali. Spesso si tende a ipercriticare gli apparati intermedi, ma in realtà si tratta di passaggi fisiologici del percorso amministrativo e istituzionale, attraverso cui le decisioni politiche devono necessariamente transitare. I gabinetti e le strutture tecniche svolgono una funzione di filtro e di supporto che, pur non essendo sempre immediatamente visibile, è parte integrante del processo. La decisione politica, in ogni caso, resta centrale e arriva a compimento dopo questo percorso. Nel libro ho cercato di raccontare questo meccanismo sia in modo soggettivo che oggettivo, proprio per mostrare come le decisioni si formino realmente all’interno delle istituzioni.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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