Per anni manager, economisti e ricercatori hanno sostenuto che l’intelligenza artificiale avrebbe trasformato radicalmente interi settori, dalla finanza allo sviluppo software. Ma trasformazione non significa necessariamente eliminazione dei posti di lavoro. Anzi, secondo Svenja Gudell, chief economist di Indeed, proprio le professioni più esposte all’AI stanno registrando oggi la crescita più forte nella domanda.
“I settori maggiormente esposti all’intelligenza artificiale sono anche quelli che stanno crescendo di più dal punto di vista della domanda di lavoro”, ha spiegato Gudell durante il Workplace Innovation Summit di Fortune.
L’esempio più evidente riguarda gli sviluppatori software. Con l’evoluzione degli strumenti di AI capaci di scrivere codice, trovare lavoro come developer tradizionale è diventato più difficile. Ma, allo stesso tempo, gli sviluppatori capaci di lavorare insieme all’intelligenza artificiale stanno vivendo una fase di forte crescita professionale.
Secondo Indeed, ad aprile 2026 gli annunci di lavoro per sviluppatori software sono aumentati del 14% rispetto all’anno precedente. E quasi il 47% di queste offerte cita esplicitamente competenze legate all’AI, segnale che la crescita si concentra soprattutto sui profili capaci di integrare la tecnologia nel proprio lavoro, più che competere contro di essa.
Le aziende, inoltre, sembrano disposte a pagare di più questi professionisti. “L’AI sta creando moltissimi nuovi lavori e, soprattutto, se sei uno sviluppatore software specializzato in AI, il mercato oggi è decisamente favorevole”, ha spiegato Gudell. “Esiste già un vero premium salariale per queste competenze.”
Un mercato del lavoro sempre più diviso
Questo fenomeno emerge però all’interno di un mercato del lavoro complessivamente più debole.
Negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione è al 4,3%, mentre il numero di offerte di lavoro resta poco sopra i livelli pre-pandemia. Al contrario, gli annunci che menzionano competenze AI sono aumentati di oltre il 130% nello stesso periodo. Una divergenza che, secondo Indeed, sta creando una vera spaccatura nel mercato occupazionale: da una parte i profili legati all’AI, dall’altra tutti gli altri.
Naturalmente esiste anche il lato opposto della trasformazione. Molti lavoratori guardano con preoccupazione all’impatto dell’AI su carriere e occupazione, soprattutto mentre alcune attività ripetitive vengono automatizzate, i modelli organizzativi cambiano e le assunzioni rallentano.
Secondo Microsoft, professioni come sales representative, storici, data scientist e consulenti finanziari sono tra quelle maggiormente esposte all’intelligenza artificiale generativa. Alcune aziende, tra cui Block e Cisco, hanno già collegato riduzioni di personale all’utilizzo crescente dell’AI.
Nel settore information & technology, il tasso di licenziamenti è raddoppiato nell’ultimo anno fino al 2,4%, l’aumento più elevato registrato tra tutti i comparti industriali. Indeed attribuisce parte di questa crescita proprio all’impatto dell’intelligenza artificiale.
Nessun lavoro può essere sostituito completamente
Gudell, però, sottolinea un punto centrale: l’AI cambierà praticamente ogni professione, ma almeno per ora non è ancora in grado di sostituire completamente il lavoro umano.
Secondo il report “AI at Work 2025” di Indeed, il 26% dei lavori potrebbe essere trasformato in modo significativo dall’intelligenza artificiale generativa e un ulteriore 54% subirà trasformazioni moderate. Ma meno dell’1% delle competenze professionali può oggi essere svolto interamente dall’AI senza supervisione umana.
“La nostra ricerca mostra che l’intelligenza artificiale toccherà ogni singolo lavoro”, ha spiegato Gudell. “Alcuni più di altri, ma con la tecnologia attuale non esiste ancora un lavoro che possa essere svolto completamente dall’AI. Serve ancora l’essere umano nel processo.”
Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Fortune.com.
