Wall Street in allerta dopo il boom dell’occupazione: ecco cosa preoccupa i mercati

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Per anni una crescita dell’occupazione superiore alle attese avrebbe spinto Wall Street al rialzo. Oggi accade l’opposto. A maggio il mercato del lavoro statunitense ha registrato una performance molto migliore delle attese. Le buste paga sono cresciute quasi il doppio rispetto alle previsioni degli analisti. Gli economisti hanno accolto positivamente il dato, ma gli investitori hanno reagito in modo opposto. Il Nasdaq ha perso il 4%, la peggior seduta da oltre un anno. L’S&P 500 ha ceduto un ulteriore 1,2%. La reazione ha sorpreso persino la Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato il dato su Truth Social: “Con un rapporto sul lavoro così positivo, le Borse dovrebbero salire, non scendere. È sempre stato così. La crescita non significa inflazione”.

Perché i mercati temono i dati troppo positivi

Il problema nasce da un’economia che continua a spendere molto mentre l’offerta fatica a tenere il passo. La spesa complessiva è cresciuta del 5,9% nell’ultimo trimestre, ben oltre il ritmo del 4% considerato compatibile con l’obiettivo d’inflazione della Federal Reserve. Nel frattempo diverse criticità limitano la capacità produttiva. Il conflitto con l’Iran ha ridotto il traffico petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz, facendo salire i prezzi dell’energia. I dazi hanno aumentato il costo delle importazioni. Inoltre la forza lavoro si sta restringendo gradualmente, anche a causa delle politiche migratorie più restrittive dell’amministrazione Trump.

Quando la domanda cresce più rapidamente dell’offerta, l’inflazione tende a salire. È la definizione classica del fenomeno economico. Per questo motivo un mercato del lavoro molto forte non viene più interpretato automaticamente come una buona notizia. Gli investitori temono che la Federal Reserve non abbia spazio per tagliare i tassi e possa addirittura valutare nuovi rialzi.

L’AI alimenta una domanda gigantesca di capitali

Al centro di questa dinamica c’è anche l’intelligenza artificiale. Le grandi società tecnologiche stanno investendo somme enormi in data center, chip e infrastrutture. Secondo le stime, i cosiddetti hyperscaler sono sulla strada per spendere quasi mille miliardi di dollari all’anno.

Perfino Alphabet, una delle aziende più ricche del mondo, ha raccolto 85 miliardi di dollari sul mercato.Il risultato è una crescente competizione per ottenere capitale in un contesto in cui il costo del denaro continua ad aumentare. Dopo il rapporto sull’occupazione, il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,54%, mentre quello trentennale ha superato il 5%.

Perché i titoli AI soffrono più degli altri

Secondo Venu Krishna, responsabile della strategia azionaria statunitense di Barclays, i titoli tecnologici sono particolarmente vulnerabili all’aumento dei rendimenti. La ragione è semplice. Il valore di un’azione dipende dagli utili futuri attesi. Più questi utili sono lontani nel tempo, maggiore è l’impatto dei tassi d’interesse.

Molte aziende legate all’AI giustificano le proprie valutazioni sulla base dei ricavi che potrebbero generare tra tre, cinque o persino dieci anni. Quando i tassi salgono, il valore attuale di quei guadagni futuri diminuisce. Per questo motivo società come Marvell Technology e Micron Technology hanno perso circa il 9% in una sola seduta, mentre il Dow Jones Industrial Average ha limitato il calo allo 0,3%. Molti investitori hanno preferito spostarsi verso aziende più tradizionali come The Coca-Cola Company e Colgate-Palmolive, che generano utili consistenti già oggi.

Wall Street entra nella “zona di attenzione”

Gli analisti di Barclays ritengono che la situazione diventi particolarmente delicata quando il rendimento del Treasury decennale si avvicina al 5%. Con il rendimento al 4,54%, il mercato si trova già in una sorta di “zona di attenzione”. A rendere il quadro più fragile contribuisce anche l’entusiasmo degli investitori. Dopo aver perso gran parte del rally seguito alle tensioni sui dazi dello scorso anno, molti investitori retail sono tornati in massa sul mercato.

Secondo Barclays, questo crea uno squilibrio: gran parte dei potenziali compratori è già esposta. Di conseguenza le buone notizie faticano a generare nuova domanda, mentre le cattive notizie trovano molti investitori pronti a vendere.

Il boom dell’AI non è finito

Krishna non ritiene che il ribasso segni la fine della corsa dell’intelligenza artificiale. Al contrario, lo considera un segnale di maggiore disciplina da parte del mercato.

Le grandi aziende tecnologiche continuano a mostrare fondamentali solidi e valutazioni meno tese rispetto a inizio anno.Il tema resta particolarmente importante in vista di una stagione che si preannuncia intensa per le quotazioni in Borsa. Tra le operazioni più attese figura quella di SpaceX, valutata circa 1.770 miliardi di dollari, mentre anche Anthropic e OpenAI vengono considerate possibili protagoniste del mercato nei prossimi mesi.

Per molti investitori, dunque, la correzione non rappresenta un cambio di paradigma. È piuttosto un promemoria: in un mercato dominato dall’AI, contano ancora i fondamentali e il costo del denaro.

L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com
Poste Italiane Dic 25

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