Con oltre 30 milioni di appassionati, 7 miliardi di ricavi e un impatto sul Pil pari a 12,4 miliardi di euro, il calcio non è solo il passatempo preferito degli italiani: è una delle industrie più rilevanti del Paese. Lo certifica la 15ª edizione del ReportCalcio, pubblicata dalla FIGC in collaborazione con Arel e PwC Italia, un osservatorio permanente sull’economia e la governance del pallone italiano e internazionale.
Quello che emerge è un settore in significativa ripresa post-pandemia, capace di generare valore, creare occupazione, attrarre investimenti e catalizzare attenzione globale. Ma i nodi strutturali – impiantistica, sostenibilità finanziaria, dispersione del talento giovanile – restano sul tavolo. E chiedono visione industriale.

Nel 2023-2024 il calcio ha prodotto quasi 600.000 partite ufficiali, coinvolto 1,5 milioni di tesserati Figc con un incremento del 2,1% rispetto alla stagione precedente. Un’attività diffusa che contribuisce all’economia reale con 141.000 posti di lavoro attivati direttamente o indirettamente. L’impatto fiscale e previdenziale del solo settore professionistico negli ultimi 17 anni sfiora i 20 miliardi di euro, con un moltiplicatore di investimento pubblico pari a 20,5x: per ogni euro investito dallo Stato, il ritorno fiscale è di oltre 20 euro.
Tra i settori trainanti: il calcio professionistico (5,2 miliardi di impatto sul Pil), il turismo legato agli eventi (1,3 miliardi, in crescita del 33%), il sistema media (1,2 miliardi) e le scommesse calcistiche (16,1 miliardi di raccolta, con un gettito erariale da record: 401,6 milioni).

L’industria calcistica italiana sta vivendo un’ondata di capitali esteri. Oltre 27 club professionistici su 99 sono a proprietà straniera, in larga parte americani. Dal 2011 a oggi gli investimenti esteri (in ricapitalizzazioni) hanno superato i 5 miliardi di euro. Un segnale forte dell’attrattività del nostro sistema, che tuttavia fatica a trasformare questo slancio in una modernizzazione strutturale.
A livello internazionale, lo sport business ha raggiunto i 170 miliardi di dollari nel 2024 e punta a quota 260 nel 2033. Il calcio da solo genera oltre 49 miliardi di fatturato annuo. La Serie A, con 144 milioni di euro di media per club, resta distante dalla Premier League (357), ma recupera terreno in termini di ranking UEFA e appeal globale. I follower delle squadre italiane sui social superano i 300 milioni, e l’audience televisiva mondiale della Serie A ha raggiunto i 710 milioni di fan.
L’Italia è fanalino di coda in Europa per rinnovamento degli stadi: appena sei nuovi impianti costruiti negli ultimi 18 anni, contro i 226 del continente. Età media: 56 anni in Serie A, 74 in Serie B. Solo il 22% degli stadi usa fonti rinnovabili e meno del 10% è a proprietà privata.
Eppure, esistono 31 progetti per nuovi stadi, per un investimento potenziale di 5,1 miliardi e un impatto stimato di 6,1 miliardi sul PIL e 80.000 nuovi posti di lavoro. Il moltiplicatore economico stimato è 1,21. Un’opportunità strategica, anche in vista di UEFA EURO 2032, che coinvolgerà l’Italia come Paese ospitante.

I conti del calcio professionistico restano precari. In 17 anni, le perdite aggregate dei club di Serie A, B e C ammontano a 9,3 miliardi di euro. Tuttavia, negli ultimi due anni si è registrata un’inversione di tendenza: grazie all’aumento dei ricavi (oltre 4,5 miliardi, +32% rispetto al 2021-22), le perdite si sono dimezzate, e il costo del lavoro ha ridotto il suo peso sul fatturato (dal 69,8% al 56,6%).
Il ticketing è tornato ai massimi storici, con 21 milioni di spettatori stagionali complessivi. La Serie A ha registrato una media di 31.172 spettatori, la più alta dagli anni ’90. Inter, Milan e Roma figurano nella top 10 europea per affluenza.
I successi delle Nazionali giovanili – su tutti l’Europeo Under 17 – certificano un vivaio di alto livello. Eppure, in Serie A gli Under 21 italiani giocano appena il 2,3% dei minuti totali, contro il 65,4% riservato agli stranieri Over 21. Nei ruoli offensivi, i numeri crollano sotto l’1%.
Un dato allarmante: dei 2.400 giovani tesserati nei club di Serie A 10 anni fa, solo il 4,5% gioca oggi nella massima serie. Quasi il 50% è finito nei dilettanti o ha lasciato il calcio.
Il Report 2025 racconta anche un’industria in trasformazione: in crescita il calcio femminile, con quasi 50.000 tesserate e un impatto sul PIL stimato in 3,2 miliardi di euro. Le iniziative nelle scuole hanno coinvolto oltre 132.000 studenti nell’ultimo anno. In aumento anche i tesserati con disabilità, più che raddoppiati rispetto al periodo COVID-19, e i progetti per l’integrazione dei minori stranieri e rifugiati.
In chiave media, la Figc ha lanciato il suo canale Ott “Vivo Azzurro TV”, che in un anno ha totalizzato oltre 640.000 utenti unici. Gli investimenti in contenuti digitali, eSports, metaverso, NFT e AI stanno trasformando il calcio in un vero ecosistema tech-centrico.
Come sottolinea Gabriele Gravina, presidente della Figc, “il calcio non è solo sport: è una componente strategica del Sistema Paese, da valorizzare con politiche industriali e riforme coraggiose”.

Il ReportCalcio 2025 è un invito al pragmatismo: serve una visione integrata per rendere il calcio italiano sostenibile, competitivo e moderno. Gli strumenti ci sono: dati, capitale umano, potenziale economico. Serve ora il passo politico per liberare il sistema dai suoi vincoli storici.
