Mura Mura: come nasce la rivoluzione lenta del vino

mura mura

Con Mura Mura, Guido Martinetti e Federico Grom costruiscono un ecosistema tra Langhe e Monferrato, fatto di biodiversità e visione a lungo termine.

Un viaggio in Madagascar, un incontro che cambia prospettiva: “Rallenta”. Da qui nasce Mura Mura, un progetto che sa di ritorno alle origini, di attesa, di saggezza. Nella terra tra Langhe e Monferrato, a Costigliole d’Asti, un’azienda agricola di trenta ettari si trasforma in una sfida: coltivare vigneti e frutteti con pazienza e rispetto per la natura, e soprattutto per il tempo.

“Mura”, in piemontese, vuol dire “matura” e incarna la filosofia di un gusto che sa aspettare. A guidare questa “lenta” rivoluzione sono Guido Martinetti e Federico Grom, noti per aver rivoluzionato il gelato italiano, oggi pronti a mettere lo stesso spirito pionieristico nel mondo del vino. Mura Mura, dunque, non è solo una produzione vitivinicola, ma un vero ecosistema che combina vino, biodiversità, ospitalità di alto livello e rispetto per l’ambiente naturale.

Dalla frutta per il gelato all’avventura vitivinicola, il percorso dei due amici è un viaggio di ritorno alle origini in cui ogni bottiglia è il risultato di un lavoro paziente in armonia con la natura.

Mura Mura, come costruire un brand nel vino

L’origine di Mura Mura affonda le sue radici in una domanda apparentemente semplice: come garantire la migliore qualità di frutta da destinare ai sorbetti di Grom? Guido Martinetti racconta come questa ricerca di qualità, iniziata nel 2008, sia stata la scintilla da cui è nato il progetto, oggi improntato a valorizzare innanzitutto la qualità organolettica del frutto piuttosto che la sola apparenza estetica.

Nel 2017 l’azienda ha deciso di compiere un salto, ampliando i propri orizzonti, evolvendosi da frutticola a vitivinicola con una cantina propria, vigneti di proprietà e la sfida di costruire un brand del vino da zero, in uno scenario particolarmente competitivo e complesso come quello piemontese.

Ma per spiccare il volo in un mercato dominato da storie familiari e tradizioni consolidate, “servono investimenti ingenti,” spiega Martinetti, “e una pazienza che va oltre il comune, soprattutto in territori come quelli di Barbaresco e Barolo, tra i più costosi d’Europa, paragonabili alla Borgogna e allo Champagne”.

Costruire un marchio credibile nel mondo del vino significa mettersi in gioco con umiltà e determinazione: “Il mondo del vino vive di logiche commerciali e di costruzione del brand molto arcaiche, però quelle sono e bisogna accettarle, altrimenti si rischia di combattere contro i mulini a vento”.

La strada per affermarsi è lenta e fatta di goccia dopo goccia, un processo che può essere ironicamente sintetizzato nella battuta di prendere un magnate e farlo investire nel vino. Come gli ha ricordato Piero Antinori, “Per i primi 200 anni abbiamo perso soldi, poi nei secondi 200 abbiamo iniziato a guadagnarli”. Qui, il vero segreto si chiama tempo.

L’eredità di Grom

Dalla rivoluzione del gelato alla nuova sfida nel settore vitivinicolo, il filo conduttore resta la ricerca della qualità attraverso la valorizzazione del terroir, la stagionalità e il rispetto della materia prima. L’obiettivo è chiaro: produrre vini netti, equilibrati e rappresentativi del territorio.

“Nel vino, come nel gelato, il prodotto finito deve esaltare il frutto senza mai tradire l’integrità del luogo in cui viene coltivato dall’uomo”.

Scelte radicali, come quella di coltivare solo vigneti di proprietà e di curare ogni aspetto della filiera, diventano una dichiarazione d’indipendenza e di lungimiranza: “Nel nostro lavoro sul gelato facevamo sorbetti con almeno cinque varietà di fragole diverse,” ricorda Martinetti, “ognuna con un gusto distinto e una sfumatura unica. Questa esperienza ci ha insegnato quanto il territorio e la biodiversità siano fondamentali anche nel mondo del vino. Per questo abbiamo scelto di costruire una relazione duratura con la terra, consapevoli che la vite dà il meglio di sé dopo i trent’anni”.

Un messaggio per le nuove generazioni

Dal contadino al capo di Stato, per Martinetti il valore fondamentale si riassume in una parola chiave: educazione, declinata nel rispetto uguale per ogni persona. “Vorrei che nei prossimi anni i principi fondanti di questo progetto, quindi la bellezza semplice della natura e l’umiltà nei rapporti umani, siano mantenuti”.

Ai giovani che si affacciano al mondo del vino, riserva un consiglio pragmatico: “È indispensabile fare esperienze diversificate in tutto il mondo, non solo nelle grandi regioni vinicole come Borgogna, Bordeaux, ma anche in Australia e Cile. Serve una visione ampia, affiancando esperienze in ambiti agricoli differenti. Il nostro patrimonio di vitigni minori è una risorsa enorme, ma senza know-how rischiamo di non valorizzarlo appieno”.

Con una lucidità che non rinuncia all’autocritica, osserva come nelle nuove generazioni a volte manchi quella forza di volontà e quella determinazione necessarie per trasformare un sogno in realtà concreta: “Il talento da solo non basta. Serve sudore e impegno costante”.

Se dovesse puntare su un’altra regione italiana per un nuovo investimento, quale sceglierebbe? L’Abruzzo, grazie a terreni più accessibili e a una disponibilità di manodopera che può rappresentare un’opportunità concreta per chi ha una visione lungimirante.

Del resto, il Made in Italy “è un mosaico ricco di culture diverse che convivono e si arricchiscono a vicenda. Questa eterogeneità, se combinata con senso civico, può trasformarsi in un vero ‘made in paradise’, un sogno coltivato giorno dopo giorno, come un vino pregiato”.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

 

 

Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.