La Cina mette in mostra i suoi giganteschi Hpm per friggere droni nemici a una frazione del costo delle tecnologie cinetiche, ma non è l’unica a muoversi.
La guerra in Ucraina, secondo gli esperti, è un conflitto sottoposto a una continua evoluzione tecnologica. Un’evoluzione che ha reso sempre più pericolose anche le tecnologie meno costose, come i droni, che permettono di uccidere, distruggere e sorvegliare a costi irrisori.
Questo ha ricordato agli eserciti mondiali come la sostenibilità economica sarà sempre più un fattore chiave nelle guerre del futuro. Ancora una volta, i droni sono l’esempio perfetto, spiega Alessandro Marrone, responsabile del Programma ‘Difesa, sicurezza e Spazio’ dell’Istituto affari internazionali. Per mancanza di altri mezzi, i soldati di Kiev si sono spesso ritrovati a fronteggiare gli stormi di quadricotteri russi con i Patriot. Costo dei missili: circa 4 mln di dollari ciascuno.
Il prezzo dei droni abbattuti con quegli stessi missili? Non più di 50.000 dollari, anche per i velivoli kamikaze in grado di trasportare una quarantina di chili di esplosivo, spesso usati nel conflitto. Non è naturalmente una colpa: gli ucraini “usano quello che hanno” per difendersi, comprese squadre di cecchini sui tetti della Capitale, racconta Marrone.
Certo, è anche questione di prospettiva: “Se la raffineria che difendo vale decine di milioni, l’utilizzo di un Patriot non è più così problematico”, ricorda Elio Calcagno, ricercatore dell’Iai.
Risparmiare munizioni è diventata un’esigenza fondamentale nel campo della tecnologia militare. La Cina, nella parata militare di Pechino di inizio settembre, ha messo in mostra i laser OW5-A50 e il sistema a microonde (chiamato Hpm) Hurricane 3000. I sistemi a ‘energia diretta’, che sembrano usciti dal mondo di Guerre Stellari, diventano una realtà sempre più concreta. La competizione si sposta sullo spettro elettromagnetico, e a guardare i numeri Pechino la sta vincendo.
Hpm sta per High-Power Microwave: questi grandi forni a microonde (in realtà assomigliano a giganteschi pannelli fotovoltaici, montati su un semovente) non riscaldano pietanze, ma sciolgono le tecnologie avversarie (come flotte di droni, ma anche missili) attraverso potenze infinitamente superiori a quelle dei nostri elettrodomestici e un raggio d’attacco superiore ai mezzi laser, quindi in grado di colpire più minacce contemporaneamente.
Secondo il Foreign Military Studies Office dell’esercito Usa l’Hurricane 3000 (insieme al predecessore Hurricane 2000, prodotti dall’azienda statale cinese Norinco) è in grado di ruotare su sé stesso rapidamente per coprire un raggio di difesa tra i 2 e i 3 km, con la possibilità di disabilitare centinaia di droni in rapida successione. Una terza applicazione della tecnologia Hpm di matrice cinese è il FK-4000, non mostrato nella parata di piazza Tienanmen, in grado di eseguire attacchi ancora più precisi e di intercettare più efficacemente i droni nemici.
In un’analisi della Jamestown Foundation, organizzazione specializzata in geopolitica, si legge che gli Hpm potrebbero essere montati anche su sistemi missilistici, aumentandone esponenzialmente la portata e la capacità di essere utilizzati come sistemi offensivi contro le tecnologie nemiche.
Secondo uno studio della società d’analisi Rand, la Cina sta dominando il campo della ricerca nei sistemi Hpm, con il 90% dei brevetti del settore provenienti da Pechino sulla tecnologia (al 2022). Non tutti questi brevetti riguardano l’utilizzo militare: lo studio di Rand ha mostrato che la ricerca scientifica cinese nel settore è “fortemente caratterizzata dall’accento militare e riguarda sia gli aspetti offensivi della tecnologia Hpm sia i modi per difendersi da essa”.
In ogni caso, è il legame con la ricerca di base effettuata decenni fa a costituire il vantaggio cinese odierno: il lavoro sui sistemi Hpm è nato dal tentativo di replicare gli effetti delle esplosioni di ordigni nucleari sui campi elettromagnetici e i dispositivi elettronici; un effetto secondario rispetto a un’esplosione nucleare, ma che Pechino ha ritenuto abbastanza interessante da affidare la ricerca sugli Hpm ad alcuni dei pionieri cinesi nel campo delle tecnologie nucleari.
Il vantaggio cinese
Ma è l’approccio alla tecnologia che fa la differenza, secondo Calcagno. “L’Europa si è di fatto adagiata sugli allori. Ci concentriamo sulle minacce tecnologiche ma mai su come capire in anticipo quali tecnologie possono essere portate nella Difesa”, come hanno fatto i cinesi. “Guardando i sistemi sfoggiati da Pechino durante la parata” dice l’esperto, “sicuramente colpisce il gran numero di sistemi senza pilota e i droni aerei, terrestri e navali-sottomarini. In Europa gli sforzi analoghi rimangono per la maggior parte frammentati, anche se spesso ambiziosi”.
Le altre potenze intanto non stanno a guardare. Negli Stati Uniti il progetto da tenere a mente è Leonidas, della piccola startup Epirus, che ha già come cliente la Marina statunitense. Progettata per disattivare sciami di droni e altri sistemi elettronici e pensata per l’uso navale, nel 2024 la tecnologia è stata impiegata una versione compatta chiamata Leonidas H2O durante esercitazioni della Marina Usa: ha disattivato motori di piccole imbarcazioni fino a 100 metri.
Finora l’azienda ha incassato un contratto da 66 mln di dollari (nel 2023) per produrre quattro prototipi, consegnati entro marzo 2024. Sempre negli Stati Uniti c’è il progetto Thor, capitanato dalla Air Force Usa insieme ad alcune aziende private.
Dalle nostre parti il progetto principale è RapidDestroyer, sviluppato nel Regno Unito dalla francese Thales alla testa di un consorzio industriale. Anche in questo caso si tratta di un’arma a microonde ad alta potenza già testata con successo: sarebbe in grado di neutralizzare interi sciami di droni (oltre 100 in totale durante i test, in un raggio di 1 km). Si tratta di un prototipo ingombrante (trasportato su rimorchio) e ha un problema che caratterizza la maggior parte di questi sistemi: un elevato consumo energetico.
Intanto, spiega Marrone dell’Istituto Affari Internazionali, il contrasto ai droni sta rappresentando un grande cambio di paradigma che va ben oltre le armi a microonde (Hpm); non solo lo sviluppo di tecnologie di jamming per disturbare le comunicazioni, ma anche una rivisitazione delle armi cinetiche.
I cannoni e le mitragliatrici che oggi vengono usati in Ucraina per abbattere i droni (la stessa Italia ha neutralizzato i droni Houthi con un cannone Vulcano prodotto da Leonardo) “non sono affatto da scartare, ma da adeguare”. Del resto, la previsione è che presto ci si troverà a fronteggiare migliaia di droni alla volta, e l’impressione è che ci sarà spazio anche per le “vecchie” munizioni.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di ottobre 2025 (numero 8, anno 8)
