Intervista a Manfredi Pinelli, Responsabile gestione ufficio Relazioni esterne e Comunicazione interna di Sogesid.
Le politiche ambientali non si costruiscono soltanto con le norme, ma richiedono strumenti operativi capaci di tradurre le decisioni in interventi concreti. In questo equilibrio tra policy e attuazione, le società in house della Pubblica Amministrazione possono diventare il punto di raccordo tra l’indirizzo politico e la capacità tecnica. Ne abbiamo parlato con Manfredi Pinelli, Responsabile gestione ufficio Relazioni Esterne e Comunicazione Interna di Sogesid, per capire come la società stia ridefinendo il proprio ruolo strategico nell’ingegneria ambientale pubblica e quali sfide la attendano in un Paese chiamato ad accelerare la transizione sostenibile.
Negli ultimi due anni, Sogesid ha rafforzato il proprio ruolo come Società di ingegneria dello Stato. In che modo questo nuovo posizionamento incide concretamente nella gestione delle emergenze ambientali del Paese?
Nata nel 1994 per la gestione degli impianti idrici nel Mezzogiorno, Sogesid è oggi la Società di ingegneria ambientale dello Stato. Il Dl Energia del 2024 ha confermato questo ruolo, affidandole compiti cruciali nei settori idrico, della bonifica ambientale e della riqualificazione dei territori inquinati.
Le attività sono molteplici: dalla progettazione di impianti fognari e di depurazione – come nel caso della vasca Tirone a Napoli, dove in una parte della città, ancora nel 2025 manca la separazione tra acque bianche e nere – fino alla gestione degli interventi infrastrutturali e ambientali nei porti italiani. Ma Sogesid oggi è anche in prima linea nei territori colpiti da eventi emergenziali, dove lavora al fianco dei commissari straordinari.
Emilia-Romagna, a seguito dell’alluvione del 2023, la Società è stata incaricata dalla Struttura commissariale di coordinare oltre 130 interventi. Dalle indagini geologiche alla progettazione, fino all’esecuzione, stiamo gestendo l’appalto dei lavori per la ricostruzione e la messa in sicurezza di infrastrutture viarie, tra cui ponti, strade ed edifici.
Nelle Marche, Sogesid è operativa dal settembre 2024 per dare attuazione al piano contro il rischio alluvioni. Al centro ci sono cinque nuove vasche di laminazione, fondamentali per evitare nuove esondazioni. L’obiettivo è non far ripetere i drammi del 2022 quando le piogge torrenziali provocarono 13 vittime e danni per circa 2 miliardi di euro.
Nel Sud abbiamo confermato il nostro supporto al commissario per la depurazione, contribuendo agli interventi per superare le infrazioni Ue in materia di acque reflue urbane.
Ma l’impegno di Sogesid si estende anche ai Sin: bombe ecologiche ereditate da decenni di inquinamento industriale. In territori come Crotone, Taranto e l’area dei Campi Flegrei, la Società lavora su fronti ad alta complessità tecnica, dove ha maturato una competenza specialistica riconosciuta. Infine, un pilastro fondamentale: l’assistenza tecnica alla Pa.
Su circa 500 dipendenti, 300 professionisti sono impegnati ogni giorno nel supporto tecnico-specialistico al Mase. Oggi Sogesid è una leva operativa al servizio del Paese.
Nel biennio 23-24, Sogesid ha affrontato una profonda trasformazione. Come si risana una Società partecipata dallo Stato, portandola da una condizione di perdita a un modello operativo sostenibile e redditizio?
Luglio 2023 ha rappresentato un punto di svolta per Sogesid. Al momento dell’insediamento della nuova Governance, con il Presidente Mantovanelli e l’Ad Stravato alla guida, l’azienda si trovava in una fase estremamente delicata, segnata da una crisi profonda ereditata da anni di gestione inefficace. La ristrutturazione è partita fin da subito con l’obiettivo di rafforzare l’efficienza gestionale.
È stata pertanto istituita una direzione specifica di Program management, responsabile anche del controllo integrato dell’avanzamento fisico ed economico delle attività. I risultati sono arrivati in tempi rapidi, rispetto alle iniziali aspettative, grazie ad una notevole crescita delle commesse, rilanciando il nostro core business, cioè le attività ingegneristiche sul territorio e una gestione rigorosa delle risorse: dopo oltre 15 anni di bilanci negativi, il bilancio 2024 positivo segna una svolta storica per l’Azienda.
Parliamo di una crescita della produzione di oltre 61 milioni di euro, pari al +16,4%. Il margine di contribuzione è aumentato da 6,3 milioni (13,2%) nel 2023 a 9,4 milioni (18,3%) nel 2024, grazie soprattutto alla maggiore efficienza e redditività delle attività ingegneristiche.
Un tassello chiave della nuova Sogesid è stato l’ampliamento dell’orizzonte d’azione. Abbiamo scelto di investire anche sulla cooperazione internazionale.
Un esempio significativo è il progetto sul Lago d’Aral, promosso dal Maeci, mirato a contrastare il cambiamento climatico e il degrado ambientale nel bacino, strategico per la regione, che interessa cinque Paesi dell’Asia centrale. Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan.
I nostri tecnici, di concerto con le Autorità dei Paesi sul campo hanno redatto un piano operativo che porta l’Italia ad essere capofila di un progetto internazionale di alto livello come non si vedeva da anni. Il futuro della Società è orientato verso una gestione sempre più strutturata e strategica delle attività affidate.
La via che è stata tracciata dal vertice aziendale è quello di superare il ruolo di mero esecutore tecnico, assumendo un ruolo attivo nella governance dei progetti, attraverso il rafforzamento delle competenze gestionali e l’adozione di strumenti digitali e metodologie innovative, per un approccio integrato e orientato ai risultati.
Anche la comunicazione istituzionale di Sogesid ha compiuto un salto di qualità molto evidente. Qual è stata, secondo lei, la chiave di questo cambiamento in termini reputazionali?
La trasformazione di Sogesid non è stata solo economica e organizzativa, ma anche identitaria. In questo contesto, il ruolo delle relazioni istituzionali e della comunicazione interna è fondamentale per accompagnare il cambiamento e renderlo tangibile e condiviso. Abbiamo lavorato su più livelli.
Sul piano istituzionale, abbiamo rafforzato il dialogo con i nostri stakeholder – ministeri, commissari e amministrazioni locali comunicando in modo puntuale e trasparente il valore delle attività che svolgiamo sul territorio. Abbiamo contribuito a costruire una reputazione nuova, basata su concretezza, competenza e affidabilità con i territori dove operiamo.
Abbiamo siglato accordi con circa 20 università italiane, dando vita a tirocini operativi, progetti di ricerca e a un costante scambio tra mondo accademico e azienda pubblica. Una collaborazione strategica che consente di valorizzare il know-how tecnico-scientifico degli atenei e contribuire alla formazione dei professionisti di domani.
Allo stesso tempo, la comunicazione interna è stata decisiva per creare senso di appartenenza e coesione all’interno dell’azienda, soprattutto in una fase di profondo cambiamento. Tenere informati i dipendenti, valorizzare le professionalità, condividere obiettivi e risultati: tutto questo ha contribuito a rafforzare la cultura aziendale e far sentire ciascuno parte di un progetto più ampio.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di ottobre 2025 (numero 8, anno 8)
