Come costruire fiducia in un settore strategico tra sicurezza e transizione energetica, volatilità e aspettative dell’opinione pubblica, intervista a Roberto Albini, Responsabile Media Relations and Campaigners Communication di Eni.
Comunicare l’energia significa spiegare un settore complesso, evitando scorciatoie narrative e slogan. Nelle risposte che seguono, Roberto Albini, Responsabile Media Relations and Campaigners Communication di Eni, riflette sulle sfide della comunicazione in un settore strategico per la vita economica e sociale del Paese: ne emerge una concezione della comunicazione come spazio di responsabilità pubblica, capace di governare l’incertezza e costruire credibilità.
Quali strategie comunicative permettono oggi di valorizzare al meglio un settore complesso come il vostro?
L’energia è il motore che alimenta i sistemi sociali, economici e industriali di ogni Paese ed è alla base della geopolitica internazionale. Per questo, pur nella nostra dimensione di azienda, comunicare il mondo dell’energia non è soltanto un’attività di valorizzazione ma anche una responsabilità. Occorre affrontarne e spiegarne la complessità, senza semplificazioni o inseguire il consenso: il mondo dell’energia è complicato, talvolta controintuitivo e può richiedere soluzioni impopolari.
Da oltre dieci anni, Eni ha intrapreso un percorso di profonda trasformazione, nato dalla necessità di creare aree di business indipendenti dalla volatilità sempre più marcata e strutturale dei prezzi del petrolio, che l’ha condotta a bilanciare, da un lato, la necessità di mantenere un’offerta di energia tradizionale e, dall’altro, la creazione di business zero e low carbon meno esposti alla volatilità del petrolio e che la portassero a raggiungere gli obiettivi della propria strategia di decarbonizzazione.
Tale percorso sta progredendo con successo: successi esplorativi, soprattutto nel gas, e crescita produttiva vanno di pari passo alla creazione di valore dei nuovi business legati alla transizione. L’importanza della sicurezza energetica, l’attuale imprescindibilità delle fonti tradizionali devono convivere nella comunicazione con la necessità di una transizione irreversibile ma progressiva. Qui la comunicazione deve spiegare, evitare gli slogan, essere trasparente e rigorosa, dare informazioni esaustive operando su canali tradizionali, nuovi media e piattaforme digitali aziendali.
In un contesto iper-connesso e ad alta complessità, come si protegge – e soprattutto come si racconta in modo credibile – la reputazione di un’azienda?
In un contesto complesso come quello descritto, la reputazione di un’azienda energetica si costruisce e difende quotidianamente attraverso coerenza, costanza e trasparenza. Alcuni anni fa, per esempio, era complicato e impopolare spiegare che non era possibile sostituire velocemente e sulla base di ricette imposte l’energia fossile con le rinnovabili; e che la transizione energetica andava percorsa, ma in un modo bilanciato e progressivo che tenesse conto della domanda reale di energia e del suo lento cambiamento, oltre che dell’offerta. Era difficile spiegare che le fonti fossili servivano ancora e che sarebbero state necessarie a lungo; ma noi lo facevamo.
Analogamente, oggi, la transizione energetica va meno ‘di moda’, ma noi non abbiamo cambiato strategia e stiamo insistendo sulla necessità di compierla in modo bilanciato e tramite business che non pesino sui bilanci dello Stato, con sussidi e incentivi. Abbiamo mantenuto il timone dritto, sulla strategia e sulla comunicazione, e credo che questo ci abbia dato nel medio termine ragione e autorevolezza.
Il nostro compito fondamentale è illustrare processi industriali complessi, innovazioni tecnologiche e finanziarie, nonché i risultati del percorso di trasformazione intrapreso in maniera comprensibile e realistica. Per farlo, è imprescindibile disporre di un team strutturato e pronto, capace di governare l’incertezza attraverso un monitoraggio costante dei trend globali e di una reattività immediata alle sollecitazioni esterne.
In questo scenario, la comunicazione sui temi critici o in presenza di crisi potenziali rappresenta il vero banco di prova. Intervenire con prontezza è vitale per garantire una presenza rassicurante e autorevole. In emergenza, ogni vuoto comunicativo rischia di essere colmato da speculazioni e fake news.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di febbraio 2026 (numero 1, anno 9)

