Come si usa l’intelligenza artificiale nella finanza tricolore? Se è lo è chiesto l’Ocse nel rapporto “L’intelligenza artificiale nei mercati finanziari italiani“, presentato in Banca d’Italia. In altre parole, una mappa dell’adozione dell’AI.
Una mappa che è cambiata, ma non molto, nell’ultimo anno: siamo in fase per lo più “esplorativa” come lo eravamo a inizio 2025, anche se la diffusione delle prime implementazioni sembra aumentare.
Nell’operatività quotidiana meno del 40% degli intervistati utilizza l’intelligenza artificiale, ma i dati cambiano da settore a settore.

Il settore assicurativo riporta uno dei dati più significativi con il 70% degli intervistati che riportano operazioni quotidiane con l’AI. Poi ci sono banche (59%) e gestori di portafogli (31%). Il dato sulle banche popolari (96%) è viziato dal basso numero di bbc che hanno risposto al sondaggio.
L’AI viene usata per ottimizzare i processi interni, l’analisi dei dati, ma anche l’antiriciclaggio, il rilevamento delle frodi e ovviamente il primo caso d’uso, quello che da qualche anno qualsiasi istituto ha implementato con una certa facilità (ma non necessariamente con efficacia): i chatbot per l’assistenza clienti.
Secondo il report chi usa l’Ai lo fa perché ha sempre più senso: due terzi degli intervistati, in questo caso, hanno registrato incrementi di produttività.
Ma l’aumento dell’implementazione apre ancora di più la voragine di sicurezza che l’AI genera in Italia, considerato che chi vuole adottarla deve spesso appoggiarsi a fornitori terzi per il cloud (nel 75% dei casi) e per i modelli di GPAI implementati da terzi. Quasi la metà degli intervistati (il 46%) non ha adottato alcuna misura di protezione specifica contro le minacce informatiche emergenti specifiche dell’AI. Sebbene il 23% dei partecipanti all’indagine abbia condotto valutazioni iniziali, queste non si sono poi tradotte nell’adozione di misure specifiche.

E ancora, sulla governance solo il 16% delle aziende ha introdotto assetti specifici.
Per quasi metà degli intervistati sull’AI c’è poca chiarezza per quanto riguarda le regole e l’interazione dell’AI Act europeo con le regolamentazioni finanziarie. Naturalmente c’è anche il nodo competenze: non è facile trovare persone che sappiano usare l’intelligenza artificiale.
Un intervistato su quattro ha menzionato “limiti derivanti dall’acquisizione di professionalità specifiche, citando difficoltà nell’acquisizione di competenze qualificate necessarie per lo sviluppo e la diffusione di strumenti di AI”, dice il report. “Molte imprese segnalano di non aver adottato l’AI per via dell’attuale mancanza di casi d’uso per il proprio settore di attività (16% degli intervistati)”.
