El Niño minaccia l’economia globale: dopo la crisi energetica, arriva lo shock climatico

cambiamenti climatici

Proprio mentre l’economia globale sta iniziando a uscire con cautela da una crisi, un’altra minaccia si profila all’orizzonte: una crisi completamente al di fuori del controllo dei politici. I mercati e le imprese hanno tirato un sospiro di sollievo lo scorso fine settimana, quando il presidente Donald Trump ha annunciato un accordo imminente con l’Iran per porre fine alle ostilità in Medio Oriente e riaprire al traffico marittimo lo Stretto di Hormuz. Questo passaggio strategico, rimasto bloccato, aveva contribuito negli ultimi mesi a far impennare i prezzi dell’energia e l’inflazione a livello mondiale. Il prezzo del petrolio, in particolare, aveva raggiunto i 140 dollari al barile, il livello più alto dal 2008.

Quel momentaneo sollievo sembra però aver ignorato un annuncio diffuso pochi giorni prima dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), che potrebbe creare problemi ancora più complessi per le imprese nei mesi a venire. Un episodio di El Niño — il fenomeno climatico naturale generalmente associato a temperature più elevate — si è ufficialmente formato nell’Oceano Pacifico e le prime previsioni indicano che potrebbe essere di eccezionale intensità, con conseguenze rilevanti sia sul piano meteorologico sia su quello economico.

El Niño promette di essere forte, con conseguenze in tutto il mondo

Sebbene il fenomeno sia ancora nelle sue fasi iniziali, questo El Niño promette di essere particolarmente forte e i suoi effetti potrebbero propagarsi rapidamente in tutto il mondo. In passato, eventi analoghi hanno messo sotto pressione le catene di approvvigionamento, aumentato i costi e aggravato i rischi nei settori più sensibili alle variazioni climatiche, come l’agricoltura e l’intera filiera alimentare globale. Se le attuali previsioni si riveleranno corrette, il fenomeno in formazione nel Pacifico potrebbe fare molto più che modificare i regimi delle precipitazioni.

“El Niño viene spesso considerato soltanto una questione meteorologica, ma nel 2026 questo approccio rischia di generare un pericoloso senso di compiacenza”, ha scritto all’inizio del mese Robert Muggah, politologo e consulente di diversi governi in materia di sicurezza, in un articolo pubblicato dal World Economic Forum. “Le ultime previsioni dovrebbero essere interpretate come un segnale d’allarme per governi, aziende e organizzazioni umanitarie, affinché si preparino a quello che potrebbe trasformarsi in un grave shock sistemico”, ha aggiunto.

Piogge, siccità e migliaia di miliardi di perdite

El Niño si manifesta generalmente ogni pochi anni a causa dell’indebolimento dei venti che soffiano sul Pacifico e le sue condizioni possono durare fino a un anno. In circostanze normali, i venti dominanti spingono le acque superficiali più calde dalle coste delle Americhe verso l’Asia e l’Oceania. El Niño interrompe questo processo, lasciando l’acqua più calda vicino alle coste del Nord e del Sud America. Il risultato è un’alterazione dei modelli meteorologici globali, con effetti che spaziano dalla siccità in Indonesia all’aumento delle precipitazioni negli Stati Uniti meridionali.

L’intensità di un episodio di El Niño è generalmente legata all’aumento della temperatura delle acque del Pacifico rispetto alla media. Alcune delle prime stime indicano già la possibilità di un evento particolarmente forte. La NOAA ha previsto una probabilità del 63% che la temperatura superficiale del mare nel Pacifico superi i 2,0 °C oltre la norma, una soglia che identificherebbe un El Niño “molto forte”. Anche l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha diffuso una previsione simile, parlando di un fenomeno che sarà “almeno moderato e possibilmente forte”, in linea con alcuni degli episodi storici più intensi.

Le prospettive per l’economia mondiale non sono incoraggianti. Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Science ha analizzato i costi associati a due episodi particolarmente potenti di El Niño, verificatisi nel 1982 e nel 1997 — due dei tre più forti mai registrati — stimando perdite di reddito globale pari rispettivamente a 4.100 e 5.700 miliardi di dollari. Tali costi sono derivati soprattutto dai danni causati da eventi meteorologici estremi, tra cui il calo della produzione agricola dovuto a ondate di calore e inondazioni.

Secondo lo stesso studio, nel corso del XXI secolo gli effetti cumulativi degli eventi El Niño potrebbero generare perdite economiche complessive fino a 84.000 miliardi di dollari.

L’impatto per i Paesi più poveri

Le stime specifiche sui costi dell’evento attuale arriveranno probabilmente nei prossimi mesi, ma molti analisti stanno già preparando scenari difficili. Diversi modelli climatici indicano infatti che l’El Niño del 2026 potrebbe raggiungere un’intensità paragonabile a quella dei grandi eventi del passato.

L’impatto sarà particolarmente pesante per i Paesi più poveri, secondo un’analisi pubblicata lunedì dall’agenzia di rating Fitch. Le economie fortemente dipendenti dall’agricoltura potrebbero affrontare costi più elevati e danni ambientali più gravi. Tuttavia, il problema dell’inflazione riguarderà l’intero pianeta, poiché anche le nazioni più ricche dovranno fare i conti con l’aumento dei prezzi alimentari.

“Carenze prolungate potrebbero amplificare i rischi per i prezzi delle materie prime alimentari scambiate a livello globale legati al fenomeno El Niño, con possibili ripercussioni sulle prospettive inflazionistiche anche nei Paesi con i rating sovrani più elevati”, hanno scritto gli analisti di Fitch.

Il possibile aumento di prezzo delle colture di base

Secondo un’altra previsione pubblicata lunedì dalla Commissione Europea, diverse colture di base diffuse nei Paesi più vulnerabili — tra cui grano, mais e riso — potrebbero registrare aumenti di prezzo durante l’intero ciclo di El Niño. Le conseguenze di un fenomeno particolarmente intenso si sommeranno inoltre agli effetti persistenti della guerra con l’Iran, che ha già inciso sui prezzi globali di importanti fattori produttivi agricoli, come i fertilizzanti.

Anche i beni che riusciranno a essere prodotti potrebbero incontrare ostacoli nella distribuzione a causa delle limitazioni al commercio internazionale. Oltre agli elevati costi energetici legati al conflitto, El Niño ha storicamente creato problemi al trasporto marittimo provocando bassi livelli d’acqua in punti strategici per la navigazione.

Nel 2023, un forte episodio di El Niño causò una prolungata siccità in America Centrale, facendo scendere il livello delle acque del Canale di Panama a minimi storici. Gli operatori furono costretti a ridurre i transiti giornalieri da 36 a sole 24 navi.

Un recente aggiornamento dell’Autorità del Canale di Panama prevede pochi cambiamenti significativi nei volumi di traffico per quest’anno, ma segnala che sono già allo studio modifiche operative per il 2027, quando l’impatto di El Niño sui livelli idrici dovrebbe raggiungere il suo apice. L’economia globale stava già mettendo in conto possibili interruzioni delle forniture energetiche anche per il prossimo anno. Ora, però, potrebbe dover prepararsi ad affrontare ulteriori e pesanti contraccolpi.

L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.

Poste Italiane Dic 25

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