L’AI potrebbe ridurre il deficit degli Stati Uniti di 2.200 miliardi di dollari entro il 2036. Ma, secondo un nuovo working paper realizzato dagli economisti della Brookings Institution e della Federal Reserve, oltre la metà di questo risparmio potrebbe svanire, annullata proprio dalle conseguenze economiche e sociali generate dalla diffusione dell’AI.
A maggio, il debito nazionale degli Stati Uniti ha superato la soglia dei 39.000 miliardi di dollari. La differenza tra quanto il governo federale spende e quanto incassa è diventata uno dei principali temi del dibattito fiscale americano. Senza interventi significativi da parte del Congresso, il crescente deficit rischia di esaurire i fondi fiduciari che finanziano la Social Security nel 2032 e Medicare appena un anno dopo.
Gli esperti di finanza pubblica ritengono che ridurre il deficit richiederà inevitabilmente un aumento delle tasse, tagli alla spesa sociale oppure, più probabilmente, una combinazione di entrambe le misure. In assenza della volontà politica necessaria, alcuni osservatori hanno indicato l’AI come una possibile via d’uscita. Il nuovo studio, tuttavia, suggerisce che questa soluzione sia molto meno efficace di quanto possa sembrare.
Se l’AI dovesse determinare un forte incremento della produttività, l’aumento della produzione per lavoratore potrebbe contribuire ad accrescere le entrate dello Stato e a rendere più sostenibili i conti pubblici, spiegano gli economisti della Brookings e della Fed nel documento pubblicato mercoledì. Dal lato delle entrate, una maggiore produttività consentirebbe al governo di incassare più tasse grazie a un’economia più ampia, senza necessariamente aumentare le aliquote fiscali. Dal lato della spesa, inoltre, l’AI potrebbe eliminare numerose inefficienze, soprattutto nel settore sanitario, dove i soli costi amministrativi rappresentano circa un quarto della spesa complessiva.
Nel complesso, un forte aumento della produttività legato all’AI potrebbe ridurre il deficit annuale degli Stati Uniti dall’attuale 6% del PIL fino a circa il 2%, l’equivalente di un risparmio di 2.200 miliardi di dollari entro il 2036. Tuttavia, gli stessi autori dello studio sottolineano, nelle conclusioni, che questo beneficio potrebbe essere ridotto di oltre la metà a causa di cinque effetti collaterali destinati ad amplificarsi nel tempo.
La tecnologia ha già prodotto risultati simili in passato. Negli anni Novanta, il boom di Internet e dei mercati finanziari determinò un aumento delle entrate fiscali pari al 2,2% del PIL, secondo una precedente ricerca della Brookings. L’espansione economica di quel periodo contribuì a ridurre il deficit di circa il 60% tra il 1992 e il 2002.
Ma se gli anni Novanta iniziarono con una forte crescita, terminarono con lo scoppio della bolla dot-com, che cancellò gran parte dei benefici accumulati. Gli economisti della Brookings avvertono che gli effetti positivi dell’AI potrebbero dissolversi ancora più rapidamente e individuano cinque motivi principali.
Vita più lunga, costi più elevati
Uno degli impatti più significativi dell’AI potrebbe riguardare proprio la durata della vita. Migliorando la diagnostica, le terapie e l’efficienza del sistema sanitario, l’intelligenza artificiale potrebbe ridurre sensibilmente il tasso di mortalità. Alcuni studi clinici sui sistemi di allerta precoce basati sull’AI hanno già mostrato una significativa diminuzione della mortalità dei pazienti ricoverati. Un algoritmo sviluppato per individuare precocemente i pazienti a rischio di sepsi, ad esempio, è stato associato a una riduzione relativa della mortalità del 17%.
Si tratta di un beneficio sociale difficilmente contestabile. Dal punto di vista dei conti pubblici, però, una popolazione più longeva significa anche un numero maggiore di anni durante i quali milioni di cittadini percepiranno pensioni e prestazioni sanitarie come Social Security e Medicare. Una riduzione della mortalità comporterebbe quindi un aumento della popolazione in età pensionabile avente diritto a tali benefici, facendo crescere la spesa pubblica.
Secondo lo studio, nello scenario più estremo l’AI potrebbe portare a circa tre milioni di pensionati in più entro il 2036. Una popolazione più sana e longeva rappresenterebbe quindi anche un maggiore onere per il bilancio federale.
Cambiamento della base imponibile
La diffusione dell’AI potrebbe modificare profondamente anche il modo in cui il governo raccoglie le entrate fiscali. Negli anni Novanta furono soprattutto le imposte sulle plusvalenze a sostenere l’aumento delle entrate statali. Questo aspetto è importante perché negli Stati Uniti i redditi da lavoro sono generalmente tassati in misura superiore rispetto alle plusvalenze finanziarie o agli utili societari.
Nell’attuale anno fiscale, le imposte sul reddito delle persone fisiche rappresentano circa il 52% delle entrate federali, mentre le imposte sulle società incidono per appena il 6%, secondo il Dipartimento del Tesoro. Le tasse sulle plusvalenze contribuiscono ancora meno, anche perché gran parte degli incrementi di valore degli asset rimane non realizzata. Uno studio dell’IRS del 2024 ha stimato un’aliquota effettiva sulle plusvalenze di circa il 5%.
Se una quota crescente del reddito nazionale derivasse da profitti, rendite e redditi da capitale anziché da stipendi, come potrebbe accadere in uno scenario di forte crescita della produttività legata all’AI, l’aliquota fiscale media diminuirebbe anche in presenza di un’economia più grande. Gli autori evidenziano quindi che un aumento della produttività non si traduce automaticamente in maggiori entrate per lo Stato se i benefici si concentrano soprattutto tra i proprietari di capitali e non tra i lavoratori.
Il risultato potrebbe essere un gettito fiscale inferiore rispetto a quello che i decisori politici si attenderebbero osservando esclusivamente la crescita del PIL.
Una forza lavoro più debole
Uno dei motivi per cui la crescita della produttività potrebbe tradursi in maggiori profitti aziendali senza un corrispondente aumento delle imposte sul reddito è la possibile riduzione del numero di persone occupate.
Resta ancora aperta la questione se l’AI finirà per espellere lavoratori dal mercato del lavoro o scoraggiare la partecipazione alla forza lavoro. Qualunque sia la risposta, le conseguenze per il bilancio federale potrebbero essere rilevanti. Una minore partecipazione significa infatti meno contribuenti che versano imposte sul reddito e contributi previdenziali, oltre a un numero maggiore di cittadini che ricorrono ai programmi di assistenza finanziati dal governo.
Negli scenari più dirompenti, lo studio ipotizza una diminuzione del 3% del tasso di partecipazione alla forza lavoro, pari a circa sei milioni di lavoratori in meno entro il 2036. Un impatto paragonabile a quello provocato dalla pandemia di Covid-19, ma potenzialmente permanente. Ciò comporterebbe milioni di nuove adesioni a programmi di sostegno come SNAP per l’assistenza alimentare o ai sussidi di invalidità, aumentando ulteriormente la spesa pubblica.
Costi di finanziamento più elevati
L’espansione dell’AI potrebbe inoltre contribuire ad aumentare i tassi di interesse. Gli enormi investimenti necessari per chip, data center e infrastrutture potrebbero infatti far crescere il tasso d’interesse neutrale dell’economia, con un conseguente aumento dei rendimenti di mercato e del costo del servizio del debito federale.
In un contesto caratterizzato da un debito pubblico molto elevato, anche un modesto incremento dei tassi può avere un impatto significativo sui conti dello Stato. Gli autori stimano che la crescita della produttività legata all’AI potrebbe aumentare di circa 60 miliardi di dollari il costo degli interessi sul debito entro il 2036.
Una corsa globale agli armamenti basata sull’AI
Infine, l’AI potrebbe alimentare una costosa corsa internazionale agli armamenti. Se i Paesi rivali incrementassero le spese militari per tenere il passo con le nuove capacità sviluppate dalle aziende statunitensi, anche gli Stati Uniti potrebbero sentirsi costretti ad aumentare gli investimenti nella difesa.
Secondo il documento, mantenere un vantaggio strategico nell’era dell’intelligenza artificiale potrebbe comportare oltre 350 miliardi di dollari di spesa militare aggiuntiva nell’arco del prossimo decennio.
Nel complesso, questi cinque effetti negativi potrebbero riassorbire più della metà dei benefici fiscali derivanti dall’aumento della produttività generato dall’AI. Di conseguenza, il risparmio teorico di 2.200 miliardi di dollari si ridurrebbe nella pratica a circa 1.000 miliardi o anche meno. L’AI potrebbe certamente contribuire a far crescere l’economia e ad attenuare alcuni degli effetti del crescente deficit americano, ma difficilmente potrà sostituire le riforme strutturali necessarie per riequilibrare i conti pubblici nel lungo periodo.
L’articolo originale è su Fortune.com
