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Di Maio e Salvini piegano Tria: il deficit sarà al 2,4%, spread a 265

Vincono Matteo Salvini e Luigi Di Maio, perde Giovanni Tria. L’intesa sul rapporto Deficit-Pil è stata raggiunta: sarà del 2,4%. E stamattina, avvio carico di tensioni sul mercato telematico per i titoli di Stato italiani: nei primissimi scambi il rendimento del Btp a 10 anni sale di 12 punti base con un rendimento che raggiunge la soglia psicologica del 3%.

Lo Spread tra Btp e Bund sale ancora e tocca i 265 punti base. Il rendimento del decennale italiano è in rialzo al 3,13% “. Titoli bancari in difficoltà in avvio di seduta . L’indice Ftse Mib segna ora -2,43%, All Share sul -2,29%, Intesa cede il 5,1%, banco Bpm il 6,4%, Unicredit -5,2%, Poste -4%. Sospesa Ubi.

L’indice Ftse Mib perde il 2,2%, con Intesa e Unicredit che cedono oltre il 5% e tutto il settore del credito sotto la pioggia di vendite in parallelo a quella che sta colpendo i titoli di Stato italiani.

Esultano intanto i due vicepremier, che parlano di “accordo raggiunto con tutto il Governo sul 2,4%. Siamo soddisfatti, è la manovra del cambiamento”. I fondi per il reddito di cittadinanza saranno di 10 miliardi di euro, ha detto Di Maio, che al termine del vertice a palazzo Chigi sulla manovra ha anche parlato del via libera “alla pensione di cittadinanza che dà dignità ai pensionati”. Un risultato di cui il vicepremier della Lega si è detto “pienamente soddisfatto”.

“Diritto alla pensione per almeno 400mila persone e altrettanti posti di lavoro a disposizione dei nostri giovani superando la legge Fornero, tasse abbassate al 15% per più di un milione di italiani, chiusura delle cartelle di Equitalia, investimenti per scuole, strade e Comuni. Nessun aumento dell’Iva”, afferma Salvini riassumendo gli obiettivi raggiunti.

Con “il superamento della legge Fornero”,aggiunge il leader dei 5 stelle, “chi ha lavorato una vita può finalmente andare in pensione liberando i posti di lavoro per i nostri giovani, non più costretti a lasciare il nostro paese per avere un’opportunità”. Dalla manovra non resteranno poi esclusi “i truffati delle banche che saranno risarciti con un Fondo ad hoc di 1,5 mld”.

“Abbiamo portato a casa la manovra del popolo che per la prima volta nella storia di questo paese cancella la povertà grazie al reddito di cittadinanza, per il quale ci sono 10 miliardi, e rilancia il mercato del lavoro anche attraverso la riforma dei centri per l’impiego”. Così Luigi Di Maio che continua: “restituiamo futuro a 6 milioni e mezzo di persone”. Immancabile il messaggio per i social: “oggi è un giorno storico! Oggi è cambiata l’Italia!”, ha scritto il Vicepremier su Facebook. “Per la prima volta lo Stato è dalla parte dei cittadini. Per la prima volta non toglie, ma dà. Gli ultimi sono finalmente al primo posto perché abbiamo sacrificato i privilegi e gli interessi dei potenti. Sono felice. Insieme abbiamo dimostrato che cambiare il Paese si può e che i soldi ci sono”.

“Armati” di bandiere del movimento, militanti e parlamentari pentastellati si sono riuniti fuori dalla Camera per “festeggiare” l’intesa raggiunta sulla manovra. Molti senatori stanno facendo anche selfie e video per “far conoscere agli elettori i risultati raggiunti”. Il gruppo di manifestanti ha sfilato davanti a Montecitorio diretto a Palazzo Chigi.

La riunione di oggi ha visto confrontarsi, in particolare, da una parte M5s e Lega, dall’altra Giovanni Tria, principalmente sul punti riguardante il deficit. Il vertice era stato abbandonato nel pomeriggio da Tria e dal Ministro Paolo Savona, poi rientrati dopo aver apportato correzioni alle tabelle della nota di aggiornamento del Def.

Mentre dentro Palazzo Chigi si svolgeva la prima parte del vertice a cinque sulla manovra (che però non avrebbe visto un confronto tra i Vicepremier e il Ministro dell’economia), fuori si rincorrevano indiscrezioni e smentite sul contenuto della nota. Aliquote Irpef “gradualmente ridotte” da 5 a 2, pace fiscale fino ai 100mila euro di pendenze con il fisco, ridiscussione delle grandi opere, tra le quali Tav e Terzo valico: tutte voci a rischio smentita, secondo fonti governative. La bozza su cui si basano, infatti, “è già ampliamente superata”, e “molti punti che vengono anticipati non corrispondono al testo definitivo”.

Durante la riunione tra il premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini – giunto per ultimo, di ritorno da Tunisi – il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il titolare degli Affari Ue Paolo Savona, le voci sui dettagli del documento si sono basate su una delle bozze odierne: il livello delle aliquote Irpef sarebbe “gradualmente ridotto, fino ad arrivare ad un’unica aliquota del 23 per cento per i redditi fino a 75 mila euro e del 33 per cento sopra a tale livello entro la fine della legislatura”. Nella bozza si leggerebbe anche che “si passerà inizialmente dalle attuali 5 aliquote a 3 e quindi a due a partire dal 2021“.

Inoltre “il Governo intende anche varare un provvedimento di ‘pace fiscale’ – da inquadrare nell’ambito di una riforma strutturale del fisco – che coinvolgerà i contribuenti con cartelle esattoriali e liti fiscali, anche pendenti fino al secondo grado fino a 100mila euro“. Nel testo si ricorda che il ‘magazzino’ è di circa “800 miliardi” di cui “solo 50 miliardi sono effettivamente recuperabili”.

Altro punto del documento riguarderebbe “un riesame, attraverso un’attenta analisi costi-benefici”, delle “grandi opere in corso”, come la Gronda autostradale di Genova, la Pedemontana lombarda, il terzo valico, il collegamento tra Brescia e Padova e la tratta Torino-Lione. L’analisi dovrebbe essere elaborata dalla Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture.

In giornata, un messaggio ai partecipanti alla riunione di Palazzo Chigi è arrivato dal Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che non augura al Governo “di durare poco, gli auguro di non fare danni e di investire sulla crescita”. Quando “facciamo qualche critica, la facciamo nell’interesse nazionale perché vogliamo occupazione e crescita. Se poi ad ogni critica qualcuno deve fare una legge contro di noi, non vorrei che con questa mi tocchi un’altra legge contro”, ha aggiunto.

In mattinata la rottura sembrava molto più vicina. Lega e Cinquestelle vogliono infatti risorse per le loro misure di bandiera. E per ottenerle è necessario portare il deficit ben oltre la soglia, l’1,6%, indicata da Tria. Il tempo è finito e stamattina il titolare di via XX Settembre era stretto nell’assedio dei suoi interlocutori politici. “Se Tria non è più nel progetto, troveremo un altro Ministro dell’Economia“, aveva sintetizzato Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, ospite di Agorà, Rai Tre.

 

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