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Bankitalia, l’editto Di Maio

Ci sono dichiarazioni felici, altre meno. Ci sono prese di posizioni discutibili, altre efficaci. Poi c’è l’ultimo tweet del vicepremier Luigi Di Maio. Va archiviato come un’esternazione fuori categoria. Una perla. In due righe, c’è la sintesi più efficace che nessun altro – giornalisti, osservatori, avversari politici – abbia mai saputo fare. Ci sono, in un testo così breve, l’essenza del ‘governo del cambiamento’, la percezione esatta della considerazione per le Istituzioni, la rappresentazione plastica del populismo.

Se Bankitalia vuole un governo che non tocca la Fornero, la prossima volta si presenti alle elezioni con questo programma. Nessun italiano ha mai votato per la Fornero. E’ stato un esproprio di diritti e democrazia che viene rimborsato. Giustizia è fatta. Indietro non si torna”: è la replica a un’audizione in Parlamento, sulla nota di aggiornamento al Def, del vicedirettore generale di Via Nazionale Federico Signorini. Il tecnico di un’Istituzione indipendente ha espresso, nella sede preposta al confronto, una valutazione su una delle misure che il governo giallo-verde vuole inserire in manovra: non è il caso di tornare indietro rispetto alla riforma Fornero. Le argomentazioni sono quelle che, da sempre, la Banca d’Italia utilizza quando si parla di nuovi interventi sul fronte previdenziale. “La Nota sottolinea giustamente che le riforme pensionistiche introdotte negli ultimi vent’anni hanno significativamente migliorato sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema pensionistico italiano. E’ fondamentale non tornare indietro su questi due fronti”. Una posizione piuttosto lineare, espressa peraltro senza particolare enfasi. A cui si aggiunge un’altra postilla: la sostenibilità del sistema è “un fondamentale elemento di forza delle finanze pubbliche italiane”.

La replica poteva essere la stessa che ha scelto subito Matteo Salvini: “sulla riforma della Fornero niente e nessuno ci potrà fermare. Andiamo avanti tranquilli, l’economia crescerà anche grazie alla modifica della legge Fornero, un’opera di giustizia sociale che creerà tanti nuovi posti di lavoro”. E’ una posizione opposta a quella di Bankitalia, altrettanto legittima.

Di Maio, invece, lascia spazio all’istinto e va oltre una risposta puntuale. Il suo è un vero e proprio editto. Bankitalia, se vuole esprimere una valutazione diversa dalla sua, deve stare al suo gioco: “si deve presentare alle elezioni con questo programma”. E questo va riportato rigorosamente tra virgolette. Perché il salto, da un punto di vista istituzionale, e anche logico, deve essere attribuito in maniera inequivocabile. L’unico giudice del Governo è il cittadino-elettore e tutto quello che c’è in mezzo – Parlamento, Istituzioni, stampa ovviamente – deve rispondere a questa semplificazione estrema: o ha il consenso o non ha ragione di esistere. Tutto molto esplicito, questa volta.