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Votato M5S ma non lo rifarei

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“Sì, a marzo li ho votati ma ora sono pentito”. A sette mesi dall’insediamento del governo gialloverde, uno dei più noti imprenditori calabresi, Filippo Callipo, patron di Callipo Group e della Giacinto Callipo Conserve Alimentari – 58 milioni di euro di fatturato nel 2018, 10% in più rispetto all’anno precedente – non ha dubbi: “Quello ai Cinque Stelle è stato un voto di protesta ma non lo rifarei”.

Perché? Cosa non la convince di questo governo?
“Ho incontrato qui in Calabria il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi di Maio e quando gli ho chiesto perché si ostinasse a volere il reddito di cittadinanza e non un altro strumento per combattere la povertà, si è stretto nelle spalle. In questi mesi ho capito che il Movimento Cinque Stelle agisce per mantenere l’elettorato piuttosto che per risolvere i problemi”.

Eppure si diceva che lei fosse l’uomo dei Cinque Stelle in Calabria…
“L’ho letto anche io e mi sono fatto una risata. In realtà, ho solo sostenuto la candidatura di Anna Laura Orrico (eletta coi Cinque Stelle alla Camera, ndr) che conosco dal 2010, quando sostenne la mia candidatura alla presidenza della Regione Calabria con una lista civica sostenuta da Idv e lista Pannella-Bonino. La considero una persona preparata”

Da imprenditore, cosa ne pensa del Decreto Dignità, che a gennaio, secondo le stime, lascerà a casa 530 mila persone?
“Penso che a gennaio saranno 530 mila e a giugno saranno altri 530 mila. Per creare posti di lavoro bisogna fare produzione e poi venderla. Io ho quasi 400 persone, 200 lavorano nel tonno: loro lo producono e io lo vendo. Se voglio assumere altre venti persone devo produrre di più abbassando il prezzo e lo abbasso solo abbassando costo del lavoro. Che non vuol dire abbassare gli stipendi, ma i costi sugli stipendi! Per esempio, su 1200 euro di salario il datore ne paga 8-900 allo Stato”.

Ne ha parlato con Di Maio, dato che vi siete visti a Gioia Tauro?
“Certo. Gli ho spiegato che se mi tagliano quelle tasse io assumo più gente. Ma il problema è che ora faranno il reddito di cittadinanza”

Perché parla di “problema”?
“Perché in questo modo, soprattutto al Sud, le persone non saranno incentivate a lavorare. Già qua la maggior parte delle persone lavora in nero per la ‘ndrangheta. Col reddito di cittadinanza prenderanno 500 euro di nero e 780 di reddito perché formalmente disoccupati. È una misura che puoi fare in Finlandia, in Germania, ma non in Italia!”

C’è un po’ di pessimismo, non crede?
“Lei dice? Allora le racconto questo: alcuni miei operai, che io ho assunto e pago regolarmente, da quando hanno sentito questa cosa del reddito di cittadinanza mi dicono ‘licenziami, così prendo 780 euro dallo Stato. Poi vengo a lavorare in nero da te’. Le sembrano discorsi normali? In Francia i gilet gialli sono settimane che protestano contro il Governo, hanno bloccato un paese. Noi invece siamo capaci solo a chiacchierare e a fare voto di protesta”.