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Batterie alimentate da fonti rinnovabili, giù i costi

Tecnologia a basso impatto ambientale e un sistema di batterie a flusso che permette di utilizzare le fonti rinnovabili, con riduzione dei costi. Da tre anni la startup trentina Green Energy Storage (GES) opera nel settore dell’efficienza energetica. Sette milioni di euro investiti, una parte ricevuti dalla provincia di Trento per lo sviluppo della tecnologia e l’avviamento della produzione (con piano occupazionale sulla regione), 23 lavoratori, di cui 13 profili di ricerca, tra ingegneri, fisici, chimici, alcuni venuti dall’estero, con esperienza maturata tra Regno Unito e Stati Uniti, la prima grande serie commerciale in produzione entro il 2019. Una soluzione ecocompatibile e personalizzabile, in base alle esigenze dei clienti, ha portato a GES vari riconoscimenti e finanziamenti all’interno del programma Horizon 2020 dell’Unione Europea (due milioni di euro), della Provincia di Trento e anche dal governo olandese, con un grant vinto nell’anno in corso.

“La scintilla è scoccata dopo aver letto un articolo sulla rivista Nature su una scoperta dei ricercatori di Harvard che avevano individuato una molecola organica, il chinone, che si estrae dai vegetali e dagli scarti del petrolio, in grado di immagazzinare energia, quindi abbiamo acquistato il brevetto in esclusiva per l’Italia e l’Europa, replicando gli esperimenti all’Università di Tor Vergata e alla Fondazione Bruno Kessler – spiega Salvatore Pinto, presidente GES – ora produciamo una batteria a flusso, che usa un’elettrolita liquido. Il tratto innovativo della nostra proposta è che la batteria è basata su molecola organica, con minore impatto ambientale e che non usa materiale difficile da estrarre e poi smaltire. E quindi, costi più bassi, vanno in picchiata i costi per la produzione e anche i costi di sistema. Mentre un altro vantaggio delle batterie a flusso è che sono scalabili, modulari, lavorano a temperatura ambiente, a differenza del litio”.

GES, che ha raccolto ordini per 400 mila euro nei primi due mesi dell’anno, con un fatturato da 100 mila euro, accoglie nel suo team anche un comitato scientifico è composto da docenti di Harvard e dal direttore dell’unita Ares della Fondazione Bruno Kessler. Ha avviato nei mesi scorsi una campagna per l’aumento di capitale sulla piattaforma Mamacrowd, con l’obiettivo di potenziare la produzione, diventando così capofila nel contrasto ai cambiamenti climatici e anche sulla strada della decarbonizzazione, con il sistema di accumulo di energie rinnovabili. E un’altra iniziativa di fundraising c’è stata nel 2017 – sempre su Mamacrowd – raccogliendo oltre un milione di euro, da 300 investitori, soldi piazzati su ricerca e sviluppo.