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Dl Semplificazioni, per Confindustria e Ance non ‘sburocratizza’ abbastanza

Fra dossier trivelle, Xylella e fondi per le gelate in Puglia il decreto legge Semplificazioni – attualmente all’esame del Senato – rischia di diventare una “norma omnibus” più che uno strumento per facilitare la vita alle imprese e rendere più fluidi i rapporti con la Pubblica amministrazione. A denunciare la scarsa portata ‘semplificatrice’ della norma è Confindustria che denuncia: il provvedimento “non segna l’avvio di un vero processo di sburocratizzazione”.

MANCA UN DISEGNO A SOSTEGNO DELLA CRESCITA
Pur valutando positivamente la soppressione del Sistri e l’istituzione di una sezione del Fondo di garanzia dedicata agli interventi in favore delle Pmi in difficoltà perché creditrici della P.a, il problema del decreto, secondo gli industriali, è duplice. Da un lato, dal testo sono state stralciate misure importanti come quelle in materia di ‘End of Waste’ (ossia le norme che stabiliscono i criteri tecnici per la trasformazione dei rifiuti in materia o prodotto secondario, necessari per il riciclo). Dall’altro, nella norma “sembra mancare un chiaro disegno di politica legislativa a sostegno della crescita economica”, hanno spiegato i rappresentanti di Confindustria durante un’audizioni davanti alle commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavori Pubblici del Senato aggiungendo che anche le recente legge di Bilancio “conferma questa tendenza”. Per gli industriali italiani, infatti, l’aver evitato la procedura d’infrazione, “è un risultato importante, ma non sufficiente per ridare slancio all’economia del Paese” e su questo punto l’assenza di una chiara strategia “rischia di scoraggiare gli investimenti, disperdere risorse pubbliche e non massimizzare gli effetti delle politiche messe in campo”.

PUNTARE SULLA COMPETITIVITA’ E AIUTARE L’EDIIZIA
Competitività, produttività e rilancio degli investimenti pubblici e privati. Visto che non è stato fatto in manovra – continua Confindustria – è su questo che il dl Semplificazione dovrebbe puntare.
Le priorità di azione della norma in questione “dovrebbero riguardare le infrastrutture e la filiera delle costruzioni, le semplificazioni come fattore delle politiche in campo energetico e ambientale, l’efficienza in due ambiti d’interesse comuni a tutto il mondo produttivo, cioè lavoro e fisco, rispetto ai quali la scelta di non introdurre adeguati interventi di semplificazione (del tutto assenti nella materia fiscale) non appare ragionevole”, si legge nel documento depositato in commissione. Il provvedimento, per gli industriali, andrebbe integrato e le modifiche dovrebbero riguardare soprattutto l’edilizia infrastrutturale e le opere pubbliche. “L’edilizia è il settore che più di tutti ha sofferto l’emorragia di posti di lavoro e se invece conoscesse una fase rilancio potrebbe scatenare un effetto moltiplicatore su crescita e occupazione”, ha illustrato il dirigente di Confindustria durante l’audizione in Senato, ecco perché serve “un sostegno finanziario alle imprese, insieme allo snellimento delle procedure”. A questo punto Confindustria suggerisce una soluzione: estendere la sezione speciale del Fondo di garanzia a sostegno delle Pmi creditrici della P.a. alle imprese dell’edilizia le cui difficoltà sono generate dalla crisi di alcune grandi opere, una crisi che nel frattempo si sta propagando su tutta la filiera.

PER L’ANCE IL DECRETO E’ L’ULTIMA SPIAGGIA
Il decreto legge Semplificazioni “per un Paese in perenne ‘codice rosso’ e per un settore delle costruzioni allo stremo, che ha già perso 600.000 posti di lavoro e 120.000 imprese, rappresenta l’ ‘ultima spiaggia’ “. Questo l’appello lanciato – sempre ai senatori che stanno lavorando al decreto – dal presidente dell’Ance, Gabriele Buia. La norma, infatti, è l’ultima occasione per gettare le basi di ripresa delle costruzioni, dopo una legge di bilancio che gli operatori di questa categoria giudicano “fortemente deludente”, perché ha visto gli investimenti pubblici e il settore “vittime sacrificali dell’accordo con Bruxelles”. Nel dl Semplificazioni i costruttori e i loro addetti ammettono di aver posto molte speranze, ma anche di aver dovuto prendere atto di un decreto “dai contenuti molto limitati, rispetto alle prime bozze circolate, e insufficiente rispetto a necessità e nostre aspettative”, ha continuato Buia.
Le speranze dell’Ance ora si riversano tutte su un intervento deciso del Parlamento. Al momento, infatti, i costruttori salvano solo una misura del provvedimento, ossia l’abolizione del Sistri.

PROBLEMI SUGLI APPALTI E LE URGENZE SUL FISCO
Anche la creazione di una sezione speciale del Fondo di Garanzia per il sostegno alle Pmi che vantano crediti nei confronti della P.a., così come concepita, “rappresenta una misura poco utile per le imprese del settore delle costruzioni – avverte l’Ance – perché non riguarda la filiera e perché chi realizza lavori pubblici non utilizza mutui e quindi non ha bisogno di garanzie per allungarne la scadenza”. Per rendere efficace questo tipo di intervento, i costruttori – così come ha fatto Confindustria – suggeriscono di estendere l’operatività della sezione speciale anche alle imprese operanti nel settore dell’edilizia privata, in difficoltà nella restituzione a banche o ad altri intermediari finanziari di finanziamenti, anche garantiti da ipoteca.
Anche le norme per la semplificazione e l’accelerazione degli appalti pubblici poi “sono state svuotate” e le modifiche introdotte dal decreto legge sul punto “aprono a una maggiore indeterminatezza della categoria del ‘grave illecito professionale’ ”. Infatti, secondo l’Ance, nel testo del dl Semplificazione non viene in alcun modo precisato quali possano essere le situazioni di illecito idonee a mettere in dubbio l’integrità o l’affidabilità dell’impresa, e dunque, a causarne l’esclusione dalla gara. Questo motivo di esclusione, quindi, andrebbe secondo i costruttori maggiormente circostanziato. In materia fiscale, conclude l’Ance, sono due gli interventi di semplificazione urgenti: “eliminare il tetto di 700.000 euro annui per compensare crediti imposta Iva derivanti da split payment ed evitare sanzioni per errori o ritardi nella fatturazione elettronica dei subappalti”.