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Tim e la corsa delle imprese italiane verso la digitalizzazione

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Accompagnare le aziende italiane nel percorso di trasformazione e favorire una maggiore crescita culturale e di competenze nel digitale, per coinvolgere e supportare anche le imprese ‘ritardatarie’ nella ‘corsa’ per la digitalizzazione: sono questi alcuni tra i principali obiettivi di Tim, secondo Fabrizio Gorietti, Responsabile marketing & sales management – Chief business & top clients office della compagnia, impegnata ad offrire servizi che vanno dalla connettività al cloud, dalle piattaforme per l’Internet of things alle soluzioni di business intelligence, fino al social media marketing.

Quella della digitalizzazione è una corsa che riguarda tutti i tipi di imprese, grandi e piccole, secondo Gorietti: “è una trasformazione che coinvolge ogni ambito organizzativo e di processo e riguarda tutte le industry”. La dimensione dell’azienda non fa infatti grande differenza nei principi, “ma piuttosto nella scala e nelle modalità di approvvigionamento. Al centro di queste trasformazioni ci sono molto spesso soluzioni che integrano componenti, applicazioni, capacità di calcolo in architetture distribuite, in poche parole Hybrid cloud, sempre più rilevante nella proposizione di Tim per le imprese. A fianco a questo e al necessario accompagnamento nel percorso di migrazione e nella gestione, integrato anche della cyberdefense e dai servizi di unified communication e connettività a tutti i livelli – locale e geografico – e con tutte le tecnologie disponibili sul mercato, fisse e mobili, che rappresentano il nostro ‘Dna’, abbiamo sviluppato una serie di servizi che consentono alle aziende di ottimizzare la propria presenza sul mercato”.

Un mercato ormai caratterizzato dal digitale che Gorietti vede come “una corsa di fondo ormai avviata, dove un gruppo più veloce porta sul ritmo di gara coloro che hanno i numeri per arrivare sul podio e magari anche fare qualche record importante” a livello internazionale. Il digitale infatti “ci proietta su un mercato competitivo che è assolutamente globale”. C’è poi un gruppo “molto nutrito di aziende che, seppure in ritardo rispetto ad altri Paesi, corrono vicine fra loro, a ritmi meno serrati, ma con un passo discreto, e una ‘coda’ sgranata di imprese che sono lontane dalla testa e spesso sono disorientate dalla molteplicità e complessità delle scelte”.

Ci sono però due differenze rispetto ad una corsa: “in primo luogo, il digitale, con un approccio adeguato e un supporto competente come quello offerto da Tim, anche grazie alla prossimità, può conferire una accelerazione tale da proiettare i ‘ritardatari’ alla testa della corsa in un batter d’occhio, rispetto ai cicli di business delle imprese. In secondo luogo, la digitalizzazione non ha un ‘traguardo’ finale, ma è un processo continuo di ricerca del miglior modo di far operare il proprio business system. In questo contesto è evidente l’importanza di favorire anche una maggiore crescita culturale e di competenze nel digitale. Una sfida che ci vede impegnati con tutta l’industry dell’Ict”.

L’attenzione della compagnia verso la totalità delle aziende, grandi e piccole, si rispecchia nei servizi offerti: ci sono, tra le altre cose, “soluzioni di business intelligence, social media marketing, enterprise mobile applications e sistemi e piattaforme per l’Internet of things. Con le grandi aziende questi temi sono affrontati assicurando il coordinamento e le competenze necessari all’integrazione in organizzazioni complesse”, ha detto Gorietti, “mentre nei confronti dell’altrettanto importante segmento di mercato delle Pmi, l’impostazione è orientata a ridurre al massimo le complessità nell’adozione mantenendo la vicinanza ai clienti, per lasciare gli imprenditori liberi di concentrarsi sul business. In entrambi i casi, la fiducia e la prossimità vengono prima di tutto”.

Se si parla di digitale, un capitolo a parte va dedicato alla tecnologia, che continua a trasformare il settore. “La simultanea disponibilità di tecnologie come il multicloud, le reti software defined, il 5G e l’edge computing apre scenari completamente nuovi”, secondo il manager di Tim. “Il cloud, per esempio, già oggi è un mondo del tutto ibrido e fatto di infrastrutture ‘a casa del cliente’, nei data center dei private cloud provider come Tim o presso public cloud provider globali, con tutti i vantaggi di poter disporre del meglio in ciascun ambito, in termini di disponibilità, resilienza, flessibilità e costo”. Un ruolo fondamentale è quello del 5G: “a brevissimo, il ‘multicloud’ integrerà anche componenti di ‘micro-cloud’ di estrema prossimità, realizzati dagli operatori mobili per massimizzare le performance di bassa latenza tipiche del 5G. Le reti software defined costituiscono un salto di approccio nella componente che consente di far ‘colloquiare’ in maniera ottimale tutti questi ambienti distribuiti. In quest’ambito il ruolo distintivo di Tim è nel governare l’insieme delle reti geografiche di un’azienda, gli strati di servizio e applicazioni – ognuno con il suo fabbisogno di banda – e l’automazione con cui la dinamicità di configurazione di tali reti deve essere gestita”.

Mettere insieme le quattro tecnologie citate consentirà, per Gorietti, “ad un’azienda manifatturiera di ottimizzare l’automazione del suo processo produttivo negli impianti industriali tramite il 5G, acquisendo ed elaborando istantaneamente tramite l’edge computing tutti i dati della catena produttiva, gestendoli dinamicamente tramite un sistema di business intelligence istanziato in public cloud, magari integrato con un consolidato sistema Erp in private cloud, e pubblicando sul web i prodotti disponibili o consentendone la configurazione in tempo reale al cliente finale. E ancora, in scenari più evoluti, i sistemi di più aziende e amministrazioni possono ‘dialogare’ fra loro, ottimizzando e accelerando le filiere, ad esempio, o correlando dati di diverse provenienza per migliorare la vita di tutti noi”.

“In Tim, siamo costantemente impegnati a rendere accessibili le migliori tecnologie in ogni campo dell’Ict e al massimo livello qualitativo”, ha detto Gorietti. “Lo abbiamo dimostrato certificando Tier IV, il nostro ultimo data center, e aggiudicandoci il massimo dei lotti disponibili di frequenze 5G; lo dimostriamo tutti i giorni con le nuove offerte che lanciamo insieme ai principali player globali dell’Ict per supportare al meglio i nostri imprenditori nel rendere il made in Italy uno dei brand più forti al mondo”.

Altro attore fondamentale della digitalizzazione, oltre alle imprese, è il mondo istituzionale: “gioca un ruolo centrale, su due fronti diversi e complementari”, secondo Gorietti. “Da una parte, i provvedimenti legislativi sono un importante abilitatore di queste trasformazioni; si pensi all’obbligo dell’iscrizione a scuola dei figli via web o, come vediamo in questi giorni, alla fatturazione elettronica fra privati. D’altra parte, la digitalizzazione delle istituzioni stesse è essenziale per trasformare l’apparato amministrativo in un sistema più aperto e competitivo, in grado di liberare risorse verso i servizi essenziali ai cittadini e alle imprese private”.

Perciò, “anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni Tim si propone come partner della digitalizzazione, essendo peraltro fra gli aggiudicatari della convenzione Spc cloud, che mette a disposizione delle Pa un ampio catalogo di servizi e la consulenza necessaria per supportarle nel loro ‘viaggio’ verso il cloud. La novità è che la digitalizzazione non è più né una scommessa per pochi coraggiosi né una sfida per soli tecnologi”. In questo senso, ha concluso Gorietti, “una più diffusa conoscenza dei benefici, grazie anche ai molti casi di successo, potrebbe contribuire ad accelerare il processo”.