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La Bocconi resta garanzia di occupazione

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E’ la più prestigiosa università privata italiana e continua a sfornare laureati che trovano spazio nell’elite economica, in Italia e all’estero. La Bocconi resta un punto di riferimento e il rettore Gianmario Verona spiega perché. A partire dalla risposta alla domanda principale.

Esiste il mito che laurearsi in Bocconi significhi garantirsi un’occupazione di prestigio. E’ così?

Esiste il mito che laurearsi in Bocconi significhi garantirsi in futuro un’occupazione di prestigio. E’ così?
Se questo è il mito, la realtà è che laurearsi alla Bocconi significa ottenere competenze di altissimo livello. E sono queste che permettono di aspirare alle posizioni migliori anche a livello internazionale. Ribalto quindi l’ottica: non è il nome Bocconi in sè, ma è ciò che la Bocconi come scuola di formazione garantisce a fare la differenza. C’è un dato che vorrei citare e che rappresenta un po’ una prova del nove a questo proposito: la percentuale di studenti Bocconi che lavora a un anno dalla laurea è del 95,8% e il 26.4% lavora all’estero. Laurearsi in questo ateneo significa quindi ottenere un titolo immediatamente spendibile.

Quali sono le novità del piano formativo A.A. 2019/2020?

La Bocconi negli ultimi anni è diventata a pieno titolo un ateneo in scienze sociali allargando così il suo perimetro all’insieme delle discipline che studiano la società: economia (in senso ampio, comprendendo le discipline che gli anglosassoni definiscono economics, management e finance), giurisprudenza, scienze politiche e data science. In particolare In questo anno accademico abbiamo lanciato il Master of Science in Data Science and Business Analytics e il Master of Science in Politics and Policy Analysis. L’anno prossimo prenderanno invece avvio il Master of Science in Cyber Risk Strategy and Governance in collaborazione con il Politecnico di Milano e il double degree in European and International Public Policy and Politics in collaborazione con la London School of Economics and Political Science. Ma oltre a queste novità nell’offerta formativa mi piace sottolineare come il progetto didattico della Bocconi si stia rimodellando per garantire ai propri studenti una formazione al passo con le esigenze di un mondo del lavoro in continua evoluzione e in piena rivoluzione digitale. Per questo è sempre più fondamentale avere una solida formazione di base (che spazia dai fondamenti dell’economia a quelli del Diritto, passando attraverso la Matematica e la Statistica), conoscere ed essere in grado di “dialogare con le macchine” e avere capacità logiche e di pensiero critico. Dopo l’introduzione lo scorso anno di corsi di coding per tutti gli studenti, quest’anno abbiamo introdotto un seminario obbligatorio di logica.

Cosa risponde a chi afferma che l’Università Bocconi è un ateneo elitario?

Che non è vero. Nei fatti è l’università di tutti gli strati sociali. Quest’anno abbiamo destinato oltre 29 milioni di euro ad agevolazioni di vario tipo destinate agli studenti, da esoneri dal pagamento delle tasse universitarie a borse di studio a copertura totale come quelle del progetto ‘Una scelta possibile’. Queste ultime sono create per dare la possibilità di frequentare i nostri corsi a giovani che, per via della loro situazione socio-economica, non considererebbero del tutto la formazione universitaria. Inoltre, sempre nell’ottica di rendere più accessibile l’università, abbiamo inaugurato all’inizio di quest’anno accademico l’ottava residenza universitaria del campus. Adesso il totale dei posti letto a disposizione è di oltre 2 mila. Per molti studenti Bocconi è un “gamechanger”, aprendo le porte di carriere brillanti indipendentemente da contesto di provenienza.

Cosa manca al sistema imprenditoriale italiano e in quale misura l’Università Bocconi contribuisce alla crescita del Sistema Paese?

Uno dei limiti da sempre imputato al sistema imprenditoriale italiano è quello della dimensione con il 90% delle nostre imprese classificate tra le pmi. Se questo è il limite storico, ma in alcuni casi anche la forza dell’Italia quando i nostri imprenditori individuano una nicchia di mercato e competono sull’eccellenza, oggi le nuove sfide, e opportunità, sono da ricercare non nella dimensione ma nella digitalizzazione delle imprese e nella loro capacità di fare open innovation e lavorare in ottica di sistema. La Bocconi, i cui obiettivi sono sintetizzati nell’espressione Knowledge that matters, mette a disposizione della società la sua esperienza nel formare individui in grado di governare le sfide future e la sua forte capacità produttiva nel campo della ricerca.

Per essere un buon imprenditore/startupper è essenziale una laurea?

Per gestire un’impresa a diversi livelli di sviluppo servono capacità e conoscenze diverse e l’imprenditore laureato ha caratteristiche diverse rispetto a quello non laureato. I risultati di un progetto sullo skill mismatch in Italia che abbiamo condotto in collaborazione con J.P. Morgan, hanno evidenziato che gli imprenditori laureati operano in settori più avanzati, cercano collaboratori più preparati e li pagano meglio. Il vero problema è che in Italia, per un laureato, esistono pochi incentivi a diventare imprenditore, e a rimetterci è l’intero sistema.

 

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