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Big data, A.I. e cybersecurity, mancano lavoratori qualificati

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Assistenti alle vendite, agenti commerciali, contabili, sviluppatori di software e non solo. Sono questi secondo InfoJobs.it, la piattaforma di reclutamento online numero uno in Italia, i lavori più richiesti nel nostro Paese all’interno delle inserzioni di lavoro che viaggiano sul web. Lavori che non sempre però riescono ad incrociare le candidature più coerenti con le competenze richieste nel curriculum. E allora succede quello che non ti aspetti: in un ecosistema lavorativo caratterizzato dalla mancanza di occupazione, il gap tra domanda e offerta di lavoro è in crescita. Inversamente a quanto si possa pensare. Mentre per alcune professioni le aziende non fanno fatica a trovare i candidati ideali (si vedano ad esempio i commessi e gli impiegati, che registrano difficoltà di reperimento tra le più basse), per altri la ricerca risulta assai più complicata: gli esperti di software, ad esempio, sono molto difficili da reperire nelle aziende, addirittura introvabili in un caso su due.

“Dalle nostre analisi – dice Filippo Saini, Head di InfoJobs – vediamo come le aziende facciano fatica a trovare candidati nel mondo delle cosiddette professioni stem. Ad esempio, tutte le professioni legate all’analisi dei big data, come Data Analyst ma anche Machine Learning Engineer, o ancora le professioni che lavorano sulla sicurezza informatica, una fra tutte quella del Cybersecurity Expert. Non solo, anche il Manifatturiero sta affrontando un percorso di progresso tecnologico che richiede competenze tecniche difficilmente reperibili. Oggi più che mai, quindi, le aziende devono continuamente evolversi e adeguare le competenze al loro interno velocemente per poter essere performanti”. Formare nuove risorse, però, richiede tempo. “Le università – spiega Saini – vanno più lente delle aziende. Prendiamo il caso di un software engineer: questa figura impara all’università dei linguaggi di programmazione che una volta finito il percorso accademico, sono già superati. Per questo le aziende devono puntare ad assumere persone che oltre ad essere dotate di un bagaglio di competenze di valore, siano anche capaci di apprendere continuamente, siano flessibili e resilienti”.

Anche secondo il Rapporto Excelsior 2018 di Unioncamere e Anpal il disallineamento maggiore tra domanda e offerta di lavoro riguarda gli insegnanti di lingue, esperti di software, analisti, specialisti di saldatura elettrica, agenti assicurativi, elettrotecnici: sono questi i lavori più complicati da reperire per le imprese – che in un caso su quattro faticano a trovare il personale. La difficoltà di reperimento media del 26% sale tra i giovani: sono un milione e 267 mila i contratti che le imprese riservano preferibilmente agli under 30, il 28% è considerato non facile da reperire, con punte del 62% per gli specialisti in scienze fisiche, chimiche e informatiche, del 45% per i tecnici in campo ingegneristico, informatico e della produzione e del 43% per gli operai nelle attività elettromeccaniche e metalmeccaniche.

Resta alta la schizofrenia dei dati su domanda e offerta di lavoro. Se da un lato in questo momento storico diventa complicato reclutare alcune delle figure chiave, dall’altro diventa difficile non approfondire, a ragion del vero, il tema della precarietà. Secondo Maurizio Santori, avvocato giuslavorista e docente di diritto del lavoro all’Università Luiss “è rilevante in questo contesto lo scarso appeal contrattuale ed economico della domanda di lavoro da parte delle imprese. Quest’ultime infatti sono solite proporre rapporti di lavoro dipendente di tipo precario (contratti a tempo determinato o di lavoro somministrato) o addirittura al di fuori dal campo di applicazione del lavoro subordinato (stage, co.co.co., partite iva, ecc.) e, conseguentemente, esulanti dai livelli retributivi stabiliti dalla contrattazione collettiva applicabile ai vari settori merceologici”. Una situazione che di fatto, secondo l’avvocato, rappresenterebbe un deterrente per i giovani speranzosi di trovare “soluzioni contrattuali normativamente più stabili ed economicamente più solide”. Sarebbe questa, secondo Maurizio Santori, una delle motivazioni che determinerebbe “una situazione centrifuga rispetto al punto di contatto rappresentato dal necessario incontro delle reciproche volontà negoziali”.