12 Aprile 2019

Aspettando la politica economica

Fabio Insenga

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La politica economica deve aspettare ancora. C’è un contenitore che si chiama decreto crescita, su cui si è consumato uno scontro senza precedenti all’interno di un governo, ma i contenuti sono tutto tranne che un sostegno alla crescita. Il ‘Salva Roma’, la norma che doveva portare 12 mld di debito della Capitale in pancia al bilancio dello Stato, viene stralciata quasi tutta. Come voleva la Lega di Salvini. Il problema è quello che resta, del decreto crescita e di una maggioranza ormai spaccata su tutto. La capacità di prendere decisioni del governo giallo-verde si è ridotta con il passare dei mesi e con l’avvicinarsi delle elezioni europee. Fino a esaurirsi in uno stallo continuo.

I giorni che hanno portato allo scontro di ieri sera, un Cdm iniziato senza il vicepremier Luigi Di Maio, passato per l’annuncio di vittoria dell’altro vicepremier Matteo Salvini e finito a tarda notte con l’ennesimo compromesso, sono stati significativi.

C’è stata la pausa di Pasqua. Con due immagini su tutte: il mitra del leader leghista postato dal suo fido Luca Morisi e l’immersione in Sardegna di quello Cinquestelle, con fidanzata al seguito. Armi e vacanze, con due strategie di comunicazione evidentemente diverse nei contenuti ma simili nella sostanza. L’obiettivo condiviso è stato quello di spostare l’attenzione su altro, lontano da una realtà fatta di problemi complicati da affrontare. Soprattutto, se li si affronta senza condividere nulla o quasi di quello che si potrebbe fare, tra scaramucce, avvertimenti, ultimatum. Sempre in primo piano, resta il caso Siri, con l’ipotesi di dimissioni del sottosegretario leghista su cui giustizialismo e garantismo si rincorrono secondo la convenienza di bandiera.

La sintesi migliore resta quella fatta da fonti M5S prima ancora che andasse in scena la resa dei conti. “Le stanno provando tutte per distogliere l’attenzione sul tema principale: le dimissioni di Siri. Prima gli attacchi gratuiti alla Raggi, poi la foto di Salvini con il mitra e ancora la reintroduzione della leva obbligatoria. Una dopo l’altra per provare ad oscurare quella che per noi deve rimanere la notizia principale sulla quale non possiamo soprassedere: l’inchiesta per corruzione che vede il coinvolgimento del sottosegretario Siri. Di mezzo ci sarebbero legami con la mafia. Siri faccia un passo di lato e chiarisca”.

Stessa fermezza, sul fronte Roma, in casa Salvini, dopo il Cdm: “La Lega è soddisfatta, i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco”.

A fare le spese dello scontro in atto, oltre alla credibilità residua del governo, è soprattutto  la politica economica. Con queste premesse, difficile che un testo già pieno di contraddizioni e punti interrogativi, come quello del decreto crescita, potesse trovare contenuti utili a centrare veramente l’obiettivo dichiarato. Sostenere la crescita sarebbe la priorità assoluta ma per vedere un provvedimento coerente non resta che aspettare, ancora, tempi migliori.

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