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La sostenibilità che viene dalla tradizione

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La Sacla (Società anonima commercio lavorazione alimentari, l’accento sulla seconda a sopraggiungerà solo in seguito, negli anni Sessanta, per esigenze pubblicitarie), nasce ad Asti nel 1939 su iniziativa di Secondo Ercole e della moglie Piera Campanella. L’intuizione è quella di “trasformare le verdure in più, che il territorio astigiano produceva, in un prodotto conservato da consumare in ogni momento dell’anno”. Chiara Ercole, ceo di Fratelli Saclà, parte da qui per raccontare l’evoluzione di un marchio italiano che non ha mai smesso di mettere insieme tradizione e innovazione.

Quali sono i risultati che Le hanno dato maggior soddisfazione nel 2018?

Un’operazione importante di quest’ultimo anno ha riguardato il packaging: con l’avvicinarsi dei nostri primi 80 anni abbiamo deciso di intraprendere un processo di ringiovanimento in questo senso, intervenendo in modo importante sulle confezioni, partendo da quelle storiche e continuando sulla totalità delle linee.  Un’operazione con due obiettivi principali: rendere più attuale la marca e razionalizzare l’offerta in un system visivo coerente fra tutti i prodotti, per renderli fortemente riconoscibili sullo scaffale. Un lavoro importante perché il packaging racconta tanto, se non tutto, dell’azienda e del brand. Alcuni prodotti, come Olivolì, fanno talmente parte della nostra vita, così amati e vincenti da sempre che vanno accostati con rispetto e deferenza. Il risultato è un pack in cui le righe e il verde che ci contraddistinguono sono stati resi attuali, mentre il logo è stato reso più dominante. I cromatismi dai toni moderni e naturali sono andati a sostituire e arricchire le precedenti tinte, evocando freschezza ed esaltando la percezione del prodotto. Anche la nuova capsula dà continuità all’etichetta con la ripresa del pattern rigato e l’esaltazione del logo. Il trattamento fotografico iperrealista rende protagonista il prodotto: da puro ingrediente descrittivo si trasforma in elemento centrale, capace di raccontare tutto il gusto e la qualità che contraddistingue Saclà.

Voi avete un progetto per salvare la foresta amazzonica. Ce ne parli.

L’idea è nata per festeggiare gli 80 anni dell’azienda, una tappa importante di un lungo percorso iniziato da mio nonno Secondo Ercole. Volevamo fare qualcosa di concreto per ringraziare la Terra e prendercene cura, così abbiamo dato vita alla campagna #ThanksPlanet, un progetto in collaborazione con LifeGate per la tutela dell’Amazzonia. Basta un semplice gesto, come un click, per trasformare la partecipazione degli utenti in un progetto concreto per la tutela e la conservazione dell’ambiente. Al raggiungimento di 5 milioni di azioni totali, tra interazioni con l’hashtag dedicato, post sui social, messaggi sul sito thanksplanet.sacla.it, Saclà contribuirà alla salvaguardia di 1 milione di metri quadrati per 1 anno delle foreste dell’Amazzonia brasiliana. Il progetto di LifeGate a cui abbiamo aderito, “Foreste in Piedi”, prevede il coinvolgimento della onlus italiana ICEI e della brasiliana AVIVE per la tutela di un’area verde in concessione a 27 famiglie della Comunità di San Pedro, attivamente coinvolta nelle attività di sensibilizzazione volte a prevenire la deforestazione, gli incendi dolosi, la caccia illegale e altri reati ambientali.

Quali sono i vostri cinque obiettivi precisi che fanno parte del nostro Environmental Managing System?

L’attenzione all’ambiente contraddistingue, da sempre, la filosofia dell’azienda. Il nostro Environmental Managing System persegue cinque obiettivi precisi: ridurre la quantità di carbonio, la quantità di rifiuti, l’impatto ambientale delle confezioni, le emissioni legate al trasporto e il consumo d’acqua.

Quanto esportate all’estero e quali prodotti sono più graditi nell’export?

La vocazione all’internazionalizzazione è una delle prerogative, da sempre, della nostra azienda e la quota export sul fatturato totale è di oltre il 50%.  È dagli anni 90 che Saclà si rivolge al mercato estero con un’offerta di prodotti diversa rispetto al mercato italiano: condimenti per pasta rispettosi delle più tradizionali ricette italiane, principalmente pesto e sughi rossi, che ancora oggi sono tra i prodotti più graditi.

Che ruolo hanno sostenibilità e innovazione?

Sostenibilità e innovazione di prodotto sono due pilastri per la nostra azienda. Il nostro successo arriva dalla Terra, per questo motivo facciamo, da sempre, il massimo per rispettarla. Puntiamo ad un continuo miglioramento per essere sempre più sostenibili, un percorso che ci ha portato oggi a ridurre di 400 tonnellate le nostre emissioni di CO2 grazie all’uso di fonti rinnovabili di energia, a tagliare i rifiuti (-60% conferimenti in discarica) e risparmiare sempre più acqua (-12 mila bottiglie nell’ultimo anno) e a prestare attenzione ai trasporti. Un intervento decisivo è stato fatto anche sul packaging: Saclà ha eliminato tutto il superfluo dalle confezioni e ridotto lo spessore e le dimensioni di etichette e vassoi, così da consumare meno carta possibile. Per il confezionamento vengono utilizzati solo materiali completamente riciclabili. Per quanto riguarda l’innovazione: è nel nostro dna fin dagli anni 50 con la rivoluzionaria confezione famiglia in vaso di vetro con capsula in plastica.  Nel corso degli anni si susseguono le innovazioni introdotte in azienda e sul mercato, tra cui il tappo twist off, la pastorizzazione, le prime olive snocciolate in busta.  L’innovazione di prodotto è decisamente un punto di forza per Saclà con un dipartimento Ricerca e Sviluppo che ha continuato, negli anni, a produrre centinaia di nuove ricette ogni anno per assecondare i gusti e le esigenze dei consumatori. Ecco allora oggi sugli scaffali la vasta linea ‘Saclà Bio’, con prodotti al 100% biologici, che vanno dai sughi ai pesti, dagli aceti alle olive, fino agli etnici, come l’hummus di ceci. E poi la collezione dei ‘Freschi Saclà’, un mix vincente di tradizione e innovazione che sposa il gusto e le esigenze del consumatore moderno e che propone oggi, anche piatti pronti, a base di cous cous e farro, accanto ai condimenti più tradizionali.

Cosa è rimasto e cosa è cambiato da quando Suo nonno Secondo Ercole ha fondato l’azienda nel 1939?  

La nostra era ed è un’azienda familiare, nata nelle campagne di Asti dai miei nonni, Secondo Ercole detto “Pinin” e sua moglie Piera Campanella, che ebbero l’idea di trasformare le verdure in più, che il territorio astigiano produceva, in un prodotto conservato da consumare in ogni momento dell’anno. Quella che negli anni è rimasta immutata è la passione che mettiamo nel nostro lavoro, fatto di impegno e autenticità, l’essere uno “spirito italiano” che significa difendere sempre la bontà del cibo per portare sulle tavole il miglior prodotto possibile, in termini gustativi, organolettici e nutrizionali. I nostri valori sono rimasti immutati così come i nostri punti di forza, come l’innovazione. A cambiare è lo scenario in cui ci muoviamo, un contesto che muta sempre più velocemente. Negli ultimi anni notiamo ad esempio che in Italia l’attenzione all’agricoltura è sempre minore, mentre è una fonte importante di ricchezza per il Paese. Il rischio che vediamo è che la continua pressione sui prezzi delle materie prime di base porti il loro valore di mercato su livelli troppo bassi e difficili da sostenere per i produttori.