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Usa preparano indagine antitrust contro Google

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di Claudio Salvalaggio – Gli Usa si preparano ad aprire un’indagine su Google per potenziali violazioni antitrust, in particolare per le sue prassi legate alla pubblicità e ai risultati di ricerca, da cui dipende gran parte dei suoi ricavi. Lo scorso marzo, per la terza volta in pochi anni, la Commissione europea aveva inflitto alla stessa società una multa da 1,5 mld di euro per pratiche anticoncorrenziali e abuso di posizione dominante, proprio per aver ostacolato potenziali concorrenti nel mercato delle pubblicità online: una sanzione che ha portato a quasi 10 miliardi di euro le penalità della Ue contro il colosso americano.

Ora Google rischia il bis ma a tremare è tutta la Silicon Valley, da Amazon a Facebook, per il crescente coro di critiche allo strapotere di Big Thech, che sta diventando uno dei temi della campagna presidenziale americana. Anche Donald Trump ha più volte evocato un controllo su queste società, benchè per motivi più politici, come il presunto pregiudizio contro i conservatori.

La Federal trade commission (Ftc) aveva già indagato sulla compagnia di Mountain View ma nel 2013 aveva chiuso il caso senza prendere alcuna misura. Ora, secondo i media, ha concordato di dare la giurisdizione al dipartimento di giustizia, con cui condivide l’autorità antitrust. I primi passi sono già stati fatti. Se venisse aperta un’indagine formale, sarebbe il secondo importante test antitrust dell’ amministrazione Trump. Ma la strada è irta di ostacoli, come dimostra il fallito tentativo di bloccare la fusione tra At&Tcon Time Warner. E come conferma il fatto che l’ultima divisione di una grande società, riguardante sempre l’ex monopolista telefonico At&T, risale al 1984.

Ma recentemente il clima è molto cambiato e la pressione contro i giganti della Silicon Valley è salita. Parlamentari, dirigenti di governo a Washington, Bruxelles e altrove guardano con sempre maggior diffidenza all’industria tech. Il loro nemico giurato non è più solo la candidata presidenziale dem Elizabeth Warren, che continua a chiedere il ridimensionamento dei giganti internet, con lo slogan “Break up Big Tech” nei suoi cartelloni elettorali. Nel frattempo anche Facebook è finita nel mirino e rischia una multa della Ftc sino a 5 miliardi di dollari per aver violato la privacy cedendo i dati di milioni di utenti alla società britannica Cambridge Analytica.