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In Europa ‘Unicorni’ sempre più grandi

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L’ecosistema delle startup europeo sta diventando grande. Pur essendo ancora ben distanti dai numeri di Usa e Cina, le tech scaleup europee (quindi le aziende tecnologiche che sono valutate almeno 1 miliardo di dollari) hanno registrato una crescita costante, arrivando a superare le 7 mila unità e una raccolta complessiva che ha sfondato, nel 2018, i 41 miliardi di dollari. La fotografia dell’ecosistema europeo l’ha scattata il report Tech Scaleup Europe 2019 elaborato da Mind The Bridge e SEP (Startup Europe Partnership), la piattaforma europea istituita dalla Commissione UE dedicata alla trasformazione delle startup europee in scaleup.

Nel 2018 i nuovi “unicorni” europei sono 1.386 (nel 2017 la quota si era fermata a 1.227), che si sono aggiunti alle scaleup esistenti arrivando a 7.034 mila aziende. Ma è la raccolta che fa veramente la differenza segnando il record: rispetto al 2017 è quasi raddoppiata. Il capitale investito è passato dai 22 miliardi di due anni fa (che aveva già fatto un salto rispetto alla media di 14 miliardi annui mantenuta dal 2014 al 2016) a oltre 41,1 miliardi di dollari raccolti complessivamente nel 2018 dalle nuove scaleup.

Che l’ecosistema stia crescendo, dunque, è un fatto. Tuttavia non bisogna dimenticare quali sono i termini di confronto, ovvero gli altri ecosistemi: Cina, Usa, Israele. Le ‘nostre’ 7.034 scaleup hanno raccolto circa 125,6 miliardi, l’equivalente dello 0,53% del Pil dell’Europa. Gli Usa contano 22.910 scaleup che hanno raccolto complessivamente 731 miliardi, ovvero il 3,58% del Pil. Anche la Cina è ben lontana: lì le scaleup sono 9.935 finanziate con 337 miliardi, cioè l’1,34% del Pil. Israele, con la sua “startup nation” batte i giganti. Conta 1.156 scaleup con 18,8 miliardi di capitali raccolti, circa il 5,6% del Pil. Non solo: la piccola nazione vince anche per per numero di scaleup ogni 100 mila abitanti (sono 13,6 contro le 7 statunitensi). Ma c’è un’area ben precisa da prendere in considerazione in questi confronti: la Silicon Valley, che si può considerare un paese a sé. Da sola, l’area della baia di San Francisco conta più o meno lo stesso numero di scaleup dell’Europa (sono 6.496) ma attrae quasi il triplo degli investimenti (sono 304 miliardi di capitali raccolti contro i 125 europei). Oltre la metà del Pil della regione è investito in tecnologia e ci sono circa 83 scaleup ogni 100 mila residenti.

Il 2018 è stato l’anno delle IPO: le scaleup generalmente raccolgono finanziamenti attraverso tre principali canali: venture capital, l’entrata in borsa attraverso una offerta pubblica iniziale e attraverso una ICO, cioè una offerta di moneta iniziale. Secondo il report di Mind The Bridge, la maggior parte del capitale investito sulle scaleup europee, il 74% cioè 93,2 miliardi, proviene da venture capital e investitori privati. Dunque, le scaleup europee dipendono ancora molto dal VC, ma nel 2018 si è registrata la tendenza a scegliere anche la strada delle IPO e delle ICO: 13,7 miliardi sono stati i finanziamenti tramite IPO lo scorso anno, mentre nel 2017 la cifra era stata di 0,7 miliardi. C’è da dire che solo l’offerta pubblica iniziale di Spotify conta 9,2 miliardi di finanziamenti, seguita da Adyen (1,1 mld) e Farfetch (884 milioni).

Nello scenario europeo l’Italia si posiziona abbastanza indietro: siamo al decimo posto per capitale raccolto con distanze siderali rispetto ai primi posti (il Regno Unito, che è al primo posto, ha raccolto un totale di 38,5 miliardi contro l’1,8 dell’Italia). Eppure esistono imprese in Italia che seguono ritmi da Silicon Valley: le ha individuate Infocamere che ha selezionato una ventina di aziende attive nel settore tech che sono state capaci negli ultimi tre anni di aumentare i ricavi o il numero di addetti di almeno il 20%. Tra queste c’è la GPI di Trento, che si occupa di sistemi gestionali per ospedali, la BIP di Milano, che aiuta le aziende nel processo di trasformazione digitale e poi la H-Farm di Treviso, che da culla delle startup nel cuore del Veneto si è allargata diventando un hub dedicato alla formazione digital-tech. Queste hanno aumentato il numero di addetti anche vertiginosamente (+185% per quanto riguarda H-Farm). Poi ci sono quelle che hanno aumentato la produzione: tra queste la prima è Italware, nel settore IT, seguita da Tata Consultancy Services e da Milestone, che produce videogiochi per Playstation e Xbox. Tutte e tre hanno aumentato la produzione annua media nel triennio 2014-2017 dal 24 al 29%.

 

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