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Addio a Pesenti, tra gli ultimi capitani d’industria

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Con Giampiero Pesenti, morto nella notte del 24 luglio a 88 anni nella sua Bergamo, se ne va uno degli ultimi capitani d’industria del Paese erede di una delle più antiche dinastie industriali.

Nato a Milano nel 1931, Pesenti si laureò in ingegneria al Politecnico nel 1958, ma la famiglia era originaria di Alzano Lombardo (Bergamo) dove il trisnonno Carlo Antonio (1826-1868) fondò una cartiera che divenne fabbrica di calce idraulica nel 1877 e cementificio una decina d’anni dopo per opera del bisnonno Luigi (1857-1911) e dei suoi 4 fratelli. Con il nonno Antonio (1880-1967) la ‘Società Italiana dei Cementi‘ arrivò a coprire il 15% del mercato nazionale nei primi anni del ‘900 e si quotò in Borsa nel 1927.

Il padre Carlo (1907-1984) guidò Italcementi dal 1946 fino alla morte e, tramite la Italmobiliare diversificò le attività nell’editoria, con quote nei quotidiani La Notte e L’Eco di Bergamo, e nell’industria con la Lancia, rilevata poi dagli Agnelli. Giampiero entrò in azienda nel 1958, subito dopo la laurea, e coordinò da ingegnere i lavori per la cementeria di Rezzato (Brescia) in occasione del centenario del Gruppo.

Assunse la guida di Italcementi e di Italmobiliare nel 1984, focalizzando le attività sui materiali da costruzione e riducendo un debito che nel 1983 era pari a mille miliardi di lire. Con lui si rafforzò il legame con Enrico Cuccia, che lo volle nel ‘Salotto Buono’ di Mediobanca, di cui fu membro del patto di sindacato, perché “un grande gruppo industriale – sosteneva – non può disinteressarsi della finanza”.

In particolare l’industriale bergamasco si distinse per la posizione di equilibrio tra la cosiddetta finanza cattolica e quella laica, definendo come “assurda” la distinzione tra i due mondi e sottolineando i suoi “buoni rapporti con tutti”. L’industriale bergamasco fu anche presidente di Rcs per 9 anni, durante i quali dimostrò le sue doti di mediatore tra i soci piuttosto litigiosi di via Solferino.

Con lui Italcementi divenne internazionale, acquistando nell’aprile del ’92 il colosso Ciments Français, all’epoca grande più del doppio dell’azienda di famiglia. Numerosi gli incarichi istituzionali ricoperti negli anni, soprattutto in Confindustria, di cui è stato membro di giunta e vicepresidente dal 1992 al 1996. Pesenti è stato anche consigliere di Abi e di Assonime e, dal 1990 al 1992, presidente dell’Università di Bergamo.

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