3 Settembre 2019

Anche Rousseau benedice il governo M5S-PD

Fabio Insenga

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Anche la piattaforma Rousseau benedice il governo M5S-PD. Mancava un tassello fondamentale al mosaico e la consultazione online degli attivisti grillini, con 79,3% di sì, l’ha messo al suo posto. “La stragrande maggioranza ha votato Sì per la nascita di un governo sostenuto da una coalizione dove il M5S sarà la forza maggioritaria. È stato un voto plebiscitario”, commenta a caldo Luigi Di Maio. Ora il premier incaricato Giuseppe Conte può salire al Colle e sciogliere la sua riserva.

Il passaggio obbligato per la democrazia diretta, con tutte le sue implicazioni, ha drammatizzato un’attesa che ha poco a che fare con la normale prassi costituzionale. Un esito negativo avrebbe costituito uno stop senza precedenti nella fase avanzata della formazione di un governo. E restano tutti i dubbi sulla rappresentatività e il valore di un voto su una piattaforma online, con un numero limitato di preferenze espresse rispetto alla platea dell’elettorato Cinquestelle. Nonostante la retorica M5s abbia già salutato come un risultato storico, da record mondiale per dirla con Davide Casaleggio, i quasi 80mila voti raggiunti.

Il voto di Rousseau cambia anche definitivamente gli equilibri interni al Movimento. Il fondatore Beppe Grillo si è speso per il sì all’alleanza con il Pd e ha usato ogni mezzo per convincere Luigi Di Maio al passo indietro, che sa anche di resa, rispetto al suo ruolo nel nuovo esecutivo. Non solo. La scelta di non dare indicazioni di voto può essere letta dai suoi oppositori interni come la conferma della poca convinzione con cui il capo politico dei Cinquestelle ha percorso l’ultimo miglio della trattativa. Loro sostengono per difendere i suoi interessi personali, lui ha voluto sottolineare la piena autonomia del giudizio insindacabile della democrazia diretta.

Per ora, le parole che arrivano dai leader di Cinquestelle e Pd sono necessariamente all’insegna della difesa di interessi di parte. “Adesso si passa all’ultimo miglio, la squadra di governo che deve lavorare per migliorare la qualità della gente. Non sarà un governo di destra o di sinistra, ma un governo che deve fare le cose giuste”, dice lo stesso Di Maio. Poi un accenno al programma, per rivendicare il peso delle proposte Cinquestelle. A partire da “una legge di bilancio che dovrà avere al centro i cittadini, l’ambiente. Sono molto contento del governo che verrà perché si fonda su tante idee che stavamo realizzando. Il nostro obiettivo è realizzare il programma”. Di Maio torna anche sullo scontro degli ultimi giorni. “Quei venti punti su cui ho alzato la voce, e magari a qualcuno non è piaciuto il tono, sono entrati tutti. C’è il taglio dei Parlamentari, mancano due ore per una riforma storica”. L’altra sponda, quella Pd, ha atteso la pronuncia dell’oracolo Rousseau continuando a trattare sul programma. Un lavoro che il leader Nicola Zingaretti rivendica in un post su Facebook: “Con la chiusura del lavoro programmatico si è fatto un altro passo avanti per un Governo di svolta. Ridurre le tasse sul lavoro, sviluppo economico, green economy, rilancio di scuola, università e ricerca, modifica radicale dei decreti sicurezza. Ora andiamo a cambiare l’Italia”.

La bozza di programma che è trapelata è finora la somma di alcune proposte concrete, di enunciazioni da libro dei sogni e di qualche passaggio folkloristico.

Ora la composizione del governo, con il contributo del Capo dello Stato Sergio Mattarella, e soprattutto la stesura del programma definitivo forniranno gli elementi indispensabili per poter valutare un’operazione che potrà essere utile al Paese se sarà capace di far nascere un governo solido, sostenuto da una vera maggioranza politica e non da una somma di voti in Parlamento.

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