3 Settembre 2019

Startup e innovazione, la mission di Iaria in Cina

Raffaele Marino

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Enrico Iaria ha 31 anni e vive in Cina da dieci anni, una terra che ha ribattezzato “fantasyland”. E’ un imprenditore, un consulente e un ‘happy professor’. Il suo impegno è quello di creare lavoro insieme ad altri player con due soli obiettivi: crescita e innovazione. Lo fa coinvolgendo quante più persone e soggetti possibili, guadagnandosi un posto  tra i giovani innovatori più influenti in Cina.

Che tipo di attività stai conducendo in Cina nel settore delle startup? Ci racconti la tua esperienza?

Vivo in Cina, con base a Shanghai, ormai da quasi dieci anni. Mi sono specializzato in tecnologie emergenti, startup e innovazione, e vivo queste passioni a 360 gradi, da imprenditore, consulente e professore alla New York University, dove insegno Entrepreneurship & Innovation Management. Arrivato in Cina poco più che ventenne, ho completato i miei studi in entrepreneurship e business, e ho subito iniziato la mia carriera nel mondo delle multinazionali. Dopo sei fantastici anni, in cui ho fondato parallelamente due startup, ho deciso di cambiare, per dedicarmi a tempo pieno alla mia passione per l’innovazione e le tecnologie emergenti. Da li a poco ho avviato DooPlus Group, piattaforma di open innovation per startup e aziende multinazionali, che gestisce, inter alia, programmi di education legati anche al mondo dell’innovazione e alla creazione di impresa. Collaboro, in aggiunta, come consulente, con startup e piccole e medie imprese, incubatori e acceleratori, aziende multinazionali e agenzie governative, con le quali lavoro a stretto contatto su tematiche relative allo sviluppo/ottimizzazione del prodotto, strategie di internazionalizzazione e project management. Ho poi il grande onore di lavorare al “China Italy Best Startup Showcase”, promosso dal Ministero italiano dell’Istruzione, Università e Ricerca, e dal Ministero della Scienza e della Tecnologia cinese, gestito da Città della Scienza e Campania NewSteel che ho il piacere di rappresentare all’interno di questo programma. L’edizione di quest’anno vede il coinvolgimento di oltre 100 startup e PMI, provenienti da tutta Italia, operative nei settori trainanti l’economia mondiale: manifattura avanzata, economia digitale e industrie creative, sostenibilità e innovazione green, salute, produzione avanzata, intelligenza artificiale e big data. Ad Aprile abbiamo introdotto in Cina 27 startup e piccole e medie imprese italiane, organizzando una serie di incontri di match-making tra le aziende italiane e gli investitori locali, rappresentanti del governo ed incubatori, a Shenzhen, Zhuhai, Hangzhou, Suzhou e Xiamen. Abbiamo inoltre facilitato una serie di visite e meeting presso i giganti tecnologici cinesi quali Alibaba, Tencent e Huawei, ed alcune delle più promettenti startup unicorn del paese asiatico, così come favorito l’incontro istituzionale tra le nostre startup e il Ministro della Scienza e della Tecnologia cinese, Wang Zhigang, il Principe Andrew Duke of York della Famiglia Reale Inglese, ed il nostro Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Buffagni, in visita per l’occasione a Shenzhen. Similmente, nell’ultima missione di giugno, altre 14 aziende italiane si sono unite al programma, questa volta gestito sull’asse Nanjing, Hangzhou e Suzhou. Diverse sono state le soluzioni innovative presentate, basate sull’integrazione tra cybersecurity e cloud computing, intelligenza artificiale e IoT, 5G e big data, nanotech e blockchain, con applicazioni che spaziano dalla mobilità condivisa all’agricoltura 4.0, dall’edilizia sostenibile all’idroponica, dall’efficienza energetica al power grid. Ci apprestiamo adesso a selezionare un ulteriore gruppo di startup che operano nei settori “AI & Big Data”, “Advanced Production” e “Comprehensive Health”.

Che tipo di investimenti vengono privilegiati per le nuove startup in Cina?

L’innovazione tecnologica, in Cina, è una priorità politica e lo è diventata, di conseguenza, per tutto il sistema produttivo e per gli operatori che gravitano attorno a tale sistema (ad esempio incubatori, le università ed i centri di ricerca e sviluppo, i parchi tecnologici, etc.). Ciò, anche per rispondere ad uno degli obiettivi della strategia “Made in China 2025” che è quello di allontanarsi dall’essere la “fabbrica del mondo” (ossia produrre beni a basso costo e di bassa qualità), per arrivare a produrre prodotti, e fornire servizi, di grande qualità e ad altissimo valore tecnologico. Si può quindi asserire che, grazie a riforme e politiche di incentivi, l’innovazione e l’aggiornamento  industriale sono diventati i nuovi motori di crescita dell’economia cinese. Negli ultimi mesi ho visitato più di 10 province cinesi, sia per la gestione di diversi programmi di startup che per prender parte a conferenze di settore; è evidente che tecnologie come AI, big data, blockchain, cloud computing, IoT e comunicazioni di nuova generazione, sono l’obbiettivo, e l’investimento principale, non soltanto nelle grandi aree metropolitane quali Shanghai, Pechino o il Greater Bay Area (considerata la Silicon Valley cinese), ma anche in quelle province meno avanzate, dove l’ecosistema innovazione-imprenditoria è in crescita esponenziale. La Cina, attualmente seconda potenza economica al mondo, rappresenta ovviamente un’opportunità senza precedenti per le nostre aziende interessate ad internazionalizzare la loro offerta. Allo stesso tempo, però, si presenta come una sfida, complessa e multi sfaccettata. Infatti, basti considerare che l’economia cinese è destinata al primato mondiale entro pochissimi anni, che questa è caratterizzata dalla più grande popolazione internet, dal più grande mercato e-commerce al mondo e che, soltanto nel 2017, ha prodotto 2 nuovi miliardari a settimana, per intuire quanto sia attraente e complesso penetrare in un mercato del genere basato su aspetti culturali, e dinamiche di business, completamente diverse dalle nostre.

Da dove partiamo allora?

Dal nostro sistema paese! Le nostre istituzioni ormai da anni hanno intensificato i rapporti di collaborazione con la Cina in diversi ambiti, tra cui appunto quello relativo all’imprenditoria e il mondo delle startup, dell’innovazione, degli scambi tecnologici e degli accordi commerciali. E non mi riferisco soltanto alla recente visita in Italia del Presidente cinese Xi Jinping e alla firma degli accordi relativi alla cosiddetta “Nuova Via della Seta”, ma anche all’ultima visita di stato a Pechino da parte del nostro Presidente Mattarella nel febbraio del 2017, le continue missioni dei nostri Ministri, l’impegno costante della nostra Ambasciata e Consolati in Cina. Un sistema paese che offre programmi dedicati come il “China Italy Best Startup Showcase” che menzionavo sopra, o le opportunità offerte all’interno della settimana Cina-Italia della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione, giunta quest’anno alla sua decima edizione, o ancora l’attività di organizzazioni quali la Fondazione Italia-Cina, impegnata già dal 2003 a mantenere un dialogo tra i due paesi supportando l’intensificarsi di rapporti istituzionali e commerciali. Qui a questo punto mi chiedono spesso: “Enrico, quante opportunità… allora andiamo tutti in Cina?”, ed io rispondo, come sempre, NO!

Se andassimo tutti in Cina, chi rimane in Italia?

Il nostro paese ha tanto bisogno di un sistema imprenditoriale attivo tra le nostre mura domestiche, tuttavia, in un’ottica di mercato globalizzato, un’azienda che cresce e ha voglia di internazionalizzare la propria offerta, non può non tenere in considerazione la Cina e le opportunità che, oggi più che mai, questo mercato può offrire.

 

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