22 Novembre 2019

Le sfide della sostenibilità a imprese, istituzioni e società civile

Alessandro Pulcini

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Nel mondo, ora, sono in atto tre grandi cambiamenti: lo spostamento dell’economia a Est, con le imprese cinesi che dominano il panorama globale; la collisione ad alta velocità tra nuove tecnologie, che aumentano sia le opportunità del futuro che la confusione del presente; lo “stakeholder capitalism”. Questo ultimo cambiamento, ha detto l’Editor in chief di Fortune, Clifton Leaf, aprendo la seconda giornata del Forum Sostenibilità di Fortune Italia, fa impallidire gli altri due, per portata e importanza, anche perché comprende le azioni del business per rispondere ai cambiamenti climatici.

“Allo stesso tempo però è un cambiamento più lento degli altri”, che negli ultimi anni si è velocizzato grazie (purtroppo) all’urgenza del tema climatico e al fatto che sono le aziende ad aver causato il problema, e sono sempre  loro ad avere “il potere di cambiare le cose”. Dal “greenwashing” degli anni ’90 si è passati “a qualcosa di reale”: il primo fattore ad averlo consentito “è la paura”, delle aziende e del pubblico. Il secondo sono (oltre a “8,6 trilions of assets”)le competenze industriali accese dalle nuove tecnologie, ora usate per “ridurre consumo di energia e rifiuti” ad esempio, o creare nuovi modelli di business sostenibile. “Come ho sentito più volte a Parigi, i leader comprendono che perderanno il loro potere se non si adegueranno”.

Le parole di Leaf hanno così contestualizzato, se ce ne fosse ancora bisogno, l’importanza delle sfide ambientali affrontate dal business, così come da istituzioni e società civile, e hanno introdotto la seconda giornata di confronto organizzata (stavolta a Roma, al Maxxi) da Fortune Italia. Seconda giornata che è stata prima di tutto incentrata sui numerosi spunti emersi dai tavoli, che hanno seguito il format pensato per l’evento: l’elaborazione di tre proposte per istituzioni, imprese, società civile. Di seguito un riassunto del loro lavoro, presentato dai sei coordinatori.

Tavolo Economa circolare

Roberto Morabito, Enea

“Consumiamo risorse a un ritmo più veloce di quello che riusciamo a rinnovare”, ha esordito Morabito, sottolineando la criticità “delle materie prime, che tra l’altro si trovano per la maggior parte fuori dall’Europa. Siamo il secondo Paese in Europa a dipendere da materie prime dall’estero: l’economia circolare ci siuterebbe ad affrancarci”. Siamo nei primi vagoni della locomotiva europea nell’economia circolare, anche nell’occupazione del settore, ma siamo agli ultimi posti nei finanziamenti pubblici e privati all’economia circolare. Sulla spesa in ricerca e sviluppo siamo al 22esimo posto su 27, invece. Anche Morabito sottolinea, come Leaf, la pressione degli stakeholder sul tema green, sia in termini normativi che commerciali: “in soldoni per le aziende diventa un problema di competitività”. Morabito ha poi illustrato le richieste del 2018 del tavolo del primo evento Fortune Italia sulla sostenibilità, dal perseguire una strategia nazionale all’impiantistica per il riciclo. Da quelle 10, Morabito e i partecipanti al tavolo hanno elaborato tre proposte. La prima è quella dell’adozione di una strategia nazionale anche attraverso la creazione di un’Agenzia per l’uso efficiente delle risorse, che supporti Pa, imprese e cittadini. La seconda è diretta alle imprese, che devono sfruttare le occasioni offerte dalle istituzioni cofinanziando progetti di ecoinnovazione, incoraggiando tutta la propria filiera. La terza è per la società civile, per la quale si sottolinea la necessità del cambiamento di stile di vita.

Tavolo energie rinnovabili

Roberto Venafro, Edison

Il coordinatore ha ricordato che ritardi non sono ammissibili: “gli effetti positivi si vedranno tra 20-30 anni, ritardando anche di poco la nostra azione”. Parole chiave stabilite dal tavolo sono Ambizione (adeguare gli obiettivi del Pniec, ad esempio), Velocità (Accelerare le policy e gli interventi con la semplificazione delle procedure), Azione (tempestiva, per contenere le temperature, lavorando sugli investimenti) e Innovazione (digitalizzazione e sviluppo della rete). Alle istituzioni il tavolo chiede, tra le altre cose, semplificazione per repowering e revamping degli impianti, la creazione di comunità di rinnovabili grazie al recepimento delle direttive europee, la predisposizione del decreto Fer2 per l’incentivazione. La società civile deve stimolare e orientare il mercato verso l’uso di energia rinnovabile attraverso comportamenti virtuosi, mentre le imprese devono favorire le sinergie intersettoriali, aiutare nella creazione di comunità energetiche e potenziare gli investimenti in Ricerca e sviluppo.

Tavolo Finanza sostenibile

Alessandro Gargiuli, Cdp

Secondo Gargiuli e il gruppo che ha coordinato serve un nuovo paradigma collaborativo che coinvolga aziende, investitori, banche, agenzie di rating (fondamentale la creazione di una metrica comune per il settore), settore pubblico e intermediari. Nel tavolo sulla finanza sostenibile le proposte sono diventate “stimoli”: un cambio d’impostazione da rischio a opportunità di business associata alla maggiore sensibilità sulle tematiche ambientali, la compatibilità tra tempistiche regolatorie e reali, l’implementazione dell’action plan Ue e l’articolazione per i singoli settori, disclosure e, anche qui, ‘stakeholder engagement’, per lo sviluppo di una quanto mai necessaria trasparenza. I benefici della finanza sostenibile, in sostanza vanno estesi: dalle grandi alle piccole aziende, dagli investitori istituzionali a quelli retail.

Tavolo Mobilità e trasporto sostenibile

Giovanni Coppola, Enel x

“Nel 2011 ad occuparci del tema in Enel eravamo in 5, ora abbiamo un piano industriale sulla mobilità elettrica”, ha esordito il coordinatore prima di chiedere alla platea con quali mezzi abbiano raggiunto: “percentuali abbastanza allineate (più o meno un 70% del pubblico ha raggiunto il Maxxi di Roma con il trasporto su gomma, ndr) a quelle nazionali”, ha detto contando le mani alzate e introducendo i benefici della mobilità sostenibile, e le “esternalità negative” che simmetricamente vengono limitate. Le direttrice del tavolo per una mobilità sostenibile sono, innanzitutto, uno shift modale per favorire il trasporto condiviso; sviluppare infrastrutture per l’intermodalità; transizione dei vettori energetici. I passagi chiave, naturalmente, passano dal coinvolgimento di policy makers (soprattutto per quadro normativo e pianificazione), aziende ed università (per l’innovazione) e società civile (approccio culturale).

Tavolo Packaging e consumo sostenibile

Riccardo Felicetti, Pastificio Felicetti

Un tema complesso quello affrontato dal tavolo, ha detto Felicetti, “perché ci coinvolge tutti. Abbiamo creato degli stimoli: la sostenibilità ci costringe a fare delle scelte in tanti aspetti, dallo sfruttamento della terra alla salute delle persone. Scelte che devono, assolutamente, coinolgere istituzioni, società civile e imprese”. Queste ultime, in particolare, secondo il tavolo devono migliorare performance aziendali orientandole alla sostenibilità, non solo ambientale ma anche sociale, anche attraverso una comunicazione trasparente. Sensa dimenticare un “ritorno economico nel lungo periodo”.

Tavolo Rinnovamento patrimonio edilizio

Massimo Guggia, Bureau Veritas

“Di cosa parliamo quando parliamo di patrimonio edilizio?”. Da questa domanda è partito il tavolo coordinato da Guggia, che è poi arrivato alle sue proposte passando dall’esigenza di passare da “incentivi a sistema”, con la consapevolezza delle opportunità di sviluppo economico offerte da un patrimonio edilizio sostenibile. “Sono indispensabili misure integrate che tengano conto di interventi, operatori e istanze della collettività”, come i cambiamenti demografici e socio-economici. Allle istituzioni si chiede, tra le altre cose, l’attivazione di strumenti di conoscenza sul patrimonio edilizio (o direttamente “sulla propria casa”) e la garanzia della possibilità di attuare processi di riqualificazione. Riqualificazione che le aziende devono rendere “di pubblico interesse”.

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