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19 Dicembre 2019

Le sfide per l’export italiano nei prossimi tre anni

Chiara Baldi

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L’export italiano cresce del 3,2% nel 2019, in lieve calo rispetto alla stima fatta che era del 3,4%: a incidere il rallentamento delle vendite dei beni di investimento ma soprattutto quello di macchinari e mezzi di trasporto. E per il 2020 le previsioni sono di una crescita del 2,8%, mentre nel biennio 2021-2022 si parla di +3,7%. Sono i numeri presentati da Sace Simest (Gruppo Cdp) come aggiornamento al ‘Rapporto Export 2019-2022’, da cui emerge che il quadro politico e economico internazionale è ancora in balìa della Brexit (per la quale nel corso del 2019 è esistito l’ “effetto scorte” ma che potrà non presentarsi già a partire dal 2020), delle tensioni commerciali tra Usa e Cina, di crisi economiche come quelle dell’Argentina, da proteste come di Hong Kong, paesi dell’America Latina e, infine, dalle difficoltà dei paesi del Medio Oriente.

Nei prossimi tre anni l’Italia dovrà puntare a paesi come la Cina, il Giappone, l’India, la Malesia e il Vietnam per quanto riguarda l’area asiatica, mentre in nord Africa molto promettente è il Marocco, per i rapporti commerciali con il nostro paese. In America Latina, invece, nuove opportunità di business potranno emergere in Perù e nel Medio Oriente in Qatar e, guardando invece all’are Csi, l’Ucraina potrebbe sorprendere così come Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria nell’Europa dell’Est.

Per quanto riguarda invece i settori, per l’Ufficio Studi di Sace Simest interessante è quello della meccanica strumentale, le cui previsioni di crescita sono del 4,2% nel 2020 e del 4,4% tra il 2021 e il 2022, in particolare in Cina, India, Spagna, Usa e Russia, ma anche in Africa Subsahariana, Asia e America Latina. Per esempio, l’Angola è considerato un paese in cui c’è una sostanziosa domanda di macchinari industriali e agricoli, dal momento che il Governo punta alla diversificazione dell’economia con investimenti proprio nel settore agricolo. In Vietnam invece l’Italia potrà esportare macchinari per i settori conciario-calzaturiero e del tessile-abbigliamento così come per la lavorazione di gomma e plastica, legno e mobili.

Anche il comparto chimico avrà una crescita dell1,8% il prossimo anno e del 3,6% fino al 2022, in particolare in paesi come la Cina, dove va molto bene anche il biotech. Ma sarà soprattutto l’India il paese di riferimento per la chimica, dal momento che qui l’industria di questo settore è  la terza più grande in Asia (e la sesta nel mondo). L’India sarà un buon mercato anche per l’industria farmaceutica e quella cosmetica: in questo caso, le vendite hanno previsione di crescita del 15-20% nei prossimi anni.

Del 2% nel 2020 e quasi del doppio nel biennio successivo crescerà invece il settore dei metalli, dove il mercato da tenere in considerazione sarà quello brasiliano e anche quello marocchino.

Bene anche il tessile e l’abbigliamento, ambiti in cui le vendite si attesteranno al 2,9% nel 2020 e al 3,3% tra 2021-2022. La Corea del Sud sarà il paese al centro di questa crescita, dal momento che qui c’è una buona base di consumatori urbani e benestanti con gusti sempre più ricercati. Ma anche il Giappone sarà importante per il ‘Made in Italy’, dal momento che il mercato è dinamico sia nel comparto abbigliamento sia in quello delle calzature, con la presenza di un’ampia varietà di marchi nazionali e internazionali. Tokyo si conferma una delle città di punta in questo segmento a livello globale, ma anche Osaka, Kyoto e Kumamoto si vanno affermando come ulteriori hub del fashion.

Rimanendo nella categoria dei settori centrali per l’export italiano, Sace Simest rileva che anche i prodotti realizzati in legno – compresi i mobili – avranno una buona crescita: 2,9 il prossimo anno e 3,6% in media fino al 2022. Gli Usa resteranno il paese principale ma gli si affiancheranno anche paesi emergenti come l’Indonesia dove la spesa per l’arredamento è il 5% della spesa al dettaglio delle famiglie. Gli indonesiani amano i mobili italiani per il loro lusso, artigianalità e gusto esclusivo.

Infine, l’export di cibo, altro cavallo di battaglia dell’Italia, che sarà molto dinamico nel 2020 (+2%) sebbene i prodotti agricoli subiranno una battuta d’arresto (con una crescita del solo 0,5%). Tra le destinazioni più promettenti c’è la Francia, mentre i prodotti più richiesti saranno quelli ittici. Anche il Giappone sarà un mercato interessante per il nostro export soprattutto per quanto riguarda il vino. Infine, la Russia che, nonostante i ‘ban’, rimane un mercato importante per l’Italia. 

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