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Coronavirus, i 5 ‘consigli’ dello psicologo

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Una notizia cattiva e una buona.

Prima la cattiva notizia.

Molti di coloro che stavano bene hanno iniziato a stare male e molti tra coloro che stavano male stanno peggiorando. Stiamo assistendo ad un aumento ed un peggioramento di casi di disturbi fobico-ipocondriaci, paranoici e ossessivo-compulsivi, a casi di stress da quarantena, al disagio di chi è solo e ad un aumento di fenomeni di aggressività dentro e fuori le famiglie. Il confine della precauzione sfocia nella follia. Lavarsi le mani diventa una compulsione e si finisce come una delle ultime persone che ho visto, che da quando esce di casa non può più togliere le mani fuori dalle tasche altrimenti succederà qualcosa di terribile. Ed a chiunque si senta estraneo a queste dinamiche, dove la patologia è conclamata, ricorderò che ciò che quell’uomo stava perdendo non è diverso da ciò che è in gioco nella vita di tutti noi, e che rappresenta il più prezioso dei beni, da tutelare e proteggere: la libertà.

La buona notizia.

La comunità di psicologi e psicoterapeuti è già preparata a gestire tutti i problemi e le difficoltà del caso. Non dimenticatelo.

Mentre i colleghi virologi devono confrontarsi con una mutazione che non conoscono e devono individuare il vaccino, gli psicologi affrontano problemi che, se preparati, conoscono già in profondità. Non esitate a chiedere il loro aiuto.

Gestivamo questi problemi anche prima, e li gestiremo dopo, quel che cambia è dunque la dimensione, più vasta, e l’indice di penetrazione, che configurano un rischio per la sicurezza collettiva. È essenziale dunque che la comunità di professionisti offra, secondo le proprie competenze, il proprio contributo. Per questo ho deciso di dare alcune consigli, che certo non sostituiscono una vera seduta di psicoterapia, ma che possono essere di stimolo e aiuto nella vita di molte persone. Questo è il mio augurio sincero.

  • Non assecondare la paura.

Non parlo della paura sana, come risposta adattiva che accompagna tutti gli animali ed è necessaria perché ci sia il coraggio, ma della paura patologica. Questa paura è un nemico con il quale non si può raggiungere un compromesso definitivo. Tutto ciò che accettiamo come compromesso la nutrirà rendendola più forte, ma una volta più forte avrà bisogno di mangiare di più. Di cosa si nutre la paura? Di noi stessi, della nostra libertà, della nostra umanità.

I primi passi nella trappola della paura avvengono perché “nel dubbio, meglio essere certi” oppure “per sicurezza, non si sa mai”. Mutiamo così il nostro comportamento, ma una volta scivolati dentro, uscirne non è semplice.

  • Mangia, muoviti, ama.

È il titolo di uno dei libri del mio vecchio amico e Maestro Giorgio Nardone. Non è banale ricordare che i fattori biologici svolgono un ruolo fondamentale nell’attecchimento del virus e che l’alimentazione, se non curata, diventa un fattore specifico di esposizione al rischio come lo stress. Vediamo chiaramente che il benessere, inteso in senso completo dunque fisico, mentale e sociale, rappresenta un fattore protettivo di fondamentale rilevanza mentre la sua mancanza configura un rischio per la sicurezza complessiva del sistema collettivo.

  • Evita la contaminazione.

Mi riferisco alla contaminazione della paura. La tendenza degli estremisti della precauzione è quella di non accontentarsi di controllare in modo rigido la propria condotta ma pretendere di controllare o cambiare quella degli altri. La fregatura? Non funziona. Chi prova a evangelizzare l’altro sortisce l’effetto opposto. Come quando parliamo con un vegetariano convinto. Un momento prima valutavamo l’idea di mangiare meno carne, dopo la conversazione desideriamo cuocere un animale intero e mangiarlo senza contorno. Può sembrare una questione scherzosa. Non lo è. Il fatto che le due posizioni più diffuse tendano a nutrirsi, estremizzarsi e irrigidirsi nella loro interazione è, dal punto di vista sistemico, uno dei problemi più significativi dell’attuale crisi. Ciò mostra come il contributo degli esperti possa non solo rivelarsi cruciale come intervento diretto nella vita delle persone ma anche a livello più ampio, sistemico. Siamo un paese eccellente in questi campi e ho già citato il Prof. Nardone, uno dei massimi esperti di psicoterapia, comunicazione e strategia viventi.

  • Datti un tempo.

Ti chiederei di informarti solo tramite le fonti

ufficiali, se non sapessi che questo consiglio è come una bella barca destinata a infrangersi sulle alte scogliere della realtà. Facciamo un patto, almeno. Cerca di concentrare i momenti in cui ti informi in uno o due punti della giornata. Datti un tempo, e rispettalo. Non imbrogliare, perché, come dicevano a scuola, chi imbroglia, imbroglia se stesso. Un’ultima cosa, evita di farlo prima di dormire. Il virus è iniziato ad entrare nei sogni delle persone. Ma io e te abbiamo di meglio da sognare, no?

  • La domanda di tutte le domande.

Tutte le volte che l’uomo incontro un cambiamento, ad esempio quando un anno finisce e l’altro inizia, si impegna ad accompagnare questo cambiamento esterno ad un cambiamento più profondo, interno. In genere, non funziona. Non c’è nulla, infatti, che cambia davvero da un anno all’altro. Al contrario, questo virus ha cambiato, se non tutto, molto del tutto. Molte persone che seguo in terapia stanno trasformando la crisi innescata da questo virus in una domanda di senso. Alcuni hanno riscoperto la profondità dei legami affettivi, o si sono calati nel senso del tempo e dell’esistenza, rimettendo in discussione quello che credevano di aver capito della vita, degli altri e di se stessi. La domanda di tutte le domande non è mai la stessa, e non lo è nemmeno la risposta. Ma la sensazione che le persone mi descrivono appare simile. È come lasciare il pilota automatico e riprendere i comandi.

È una bella sensazione.

Da provare.

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