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19 Marzo 2020

Coronavirus, la Cina ha ripreso a marciare

Francesco Favaretto

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Dopo tre mesi di silenzio assordante il telefono è ripreso a squillare alle quattro del mattino. Telefonate e messaggistica istantanea sono il suono distintivo del risveglio cinese. La Cina ha ripreso a marciare,  le fabbriche hanno riaperto le linee produttive  e di conseguenza tornano a chiedere disegni e progetti. Anche se non ancora a pieno regime l’emergenza legata al Coronavirus dal punto di vista industriale in Cina è superata.

Nel distretto di Guangzhou le aziende di design che affianchiamo con un servizio di progettazione e disegno industriale erano chiuse da prima del capodanno cinese. Da gennaio il telefono ha smesso di squillare. Da Sunon, prima industria per fatturato per quanto riguarda le office and contract furniture, a Lightspace per arrivare alle aziende dell’hitech nel distretto di Shenzhen, ora riaprono tutti.

Il fatto di aver già affrontato il “mostro” li rende consapevoli di poter aiutare chi sta vivendo ora il  problema.

Alle telefonate e alle mail di confronto professionale associano, spesso e volentieri, proposte di aiuto: dal semplice consiglio su come gestire l’emergenza alla proposta di invio di mascherine.

L’assenza dei cinesi al Salone del Mobile aveva spaventato il comparto, se pensiamo cos’è successo in queste settimane, con la cancellazione delle principali fiere del settore, quella era anche una prospettiva accettabile.

Ora il comparto delle forniture e del design sta soffrendo a livello globale.

L’onda lunga del Coronavirus ha investito prima l’Europa e ora anche gli Stati Uniti e il Canada.

Il Neocon di Chicago è stato rinviato a data da destinarsi, mente sul sito dell’International Contemporary Furniture Fair di New York campeggia la scritta “Has been cancelled”.

Le fabbriche stanno rallentando, i progetti rinviati. C’è chi  ha già chiuso gli stabilimenti, probabilmente dopo aver visto quanto successo in Cina e in UE. Gli effetti di questa situazione per il comparto industriale si vedranno a stretto giro di posta, per quelli come noi, che offrono servizi e che vivono sulle royalties, probabilmente tra tre quattro mesi.

La speranza è che la ripresa cinese compensi, almeno in parte, il blocco europeo e nordamericano.

L’incertezza legata a questa particolare situazione porta le aziende a concentrare gli sforzi sul lungo periodo. E dunque l’unico punto fermo al momento è rappresentato dall’Orgatec di Colonia, in programma per fine ottobre. Vedremo in un’unica volta ciò che abitualmente vediamo nel corso di tutto l’anno? Speriamo sinceramente di no.

Il comparto non si può permettere un periodo così prolungato di stop.

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