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23 Marzo 2020

Covid-19, il nodo economico che conta di più

Rich Lesser

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(Rich Lesser, Global CEO BCG – analisi pubblicata in esclusiva per l’Italia)

Siamo nel mezzo di una crisi senza precedenti. Iniziata come crisi sanitaria, nel giro pochi giorni è diventata una vera crisi economica, e ora è in procinto di diventare anche un’enorme sfida fiscale e finanziaria.

Mentre le banche e i governi stanno reagendo rapidamente per cercare di stabilizzare l’economia e i mercati finanziari, la maggior parte delle azioni dei governi non è stata abbastanza rapida a rallentare le infezioni da COVID-19. Purtroppo, gli sforzi per stabilizzare l’economia saranno enormemente costosi a causa di questo ritardo.

Senza vaccino per 12 o 18 mesi, stiamo fronteggiando non solo una crisi nel breve termine ma una sfida enorme e continua sia per proteggere la salute e preservare l’economia, sia le imprese e i lavoratori che da essa dipendono. Le difficoltà che stiamo affrontando sembrano scoraggianti. Ci sono, a nostro giudizio, alcune azioni possibili per controllare il virus senza mettere a dura prova l’economia, ma dobbiamo iniziare a metterle in campo al più presto.

A oggi, mentre il COVID-19 si è diffuso in tutto il mondo, una domanda è al centro dell’attenzione: quanto saremo in grado di appiattire la curva dei tassi di infezione?

Abbiamo visto tutti i grafici che mostrano l’andamento della diffusione delle infezioni comparato al numero di casi gestibile dal nostro sistema sanitario. A Wuhan e in Italia, così come a Madrid e in molti altri luogh, abbiamo tristemente visto quale possa essere l’enorme tributo di vite umane, quando superiamo i volumi che i sistemi sanitari sono in grado di gestire. La maggior parte di noi guarda con grande attenzione a quanto velocemente la Cina è stata in grado di fare, aggiungendo capacità e posti letto al sistema sanitario. Ma sarà difficile replicare questa impresa su scala globale, alle prese con vincoli sui costi, sulle capacità e sulla governance.

Per i prossimi 30 – 90 giorni, il grado in cui riusciremo ad appiattire la curva sarà la sfida più importante. Stiamo vedendo Paesi, regioni e comunità più piccole che iniziano a rispondere in modo aggressivo. Sfortunatamente, la maggior parte di queste risposte sta avendo luogo con due settimane di ritardo rispetto al manifestarsi della crisi, ma è comunque fondamentale per limitare l’impatto e salvare le vite dei più vulnerabili.

Gli sforzi più evidenti in corso riguardano il cosiddetto “distanziamento sociale”, e ogni giorno vengono aggiunti nuovi elementi: chiusure scolastiche, lavoro a distanza, campionati sportivi e viaggi commerciali che vengono bloccati, Broadway e Milano che si spengono, bar e ristoranti che chiudono. Tutto ciò è doloroso su molti livelli, dagli anziani lasciati soli agli studenti fuori dalle classi, fino agli enormi danni economici che patiremo. Ma non abbiamo scelta, soprattutto dove COVID-19 ha accelerato e dove test insufficienti limitano la nostra capacità di misurare e isolare il problema.

Se riusciremo ad appiattire la curva, e credo che in qualche modo ci riusciremo, ci troveremo di fronte a una domanda ancora più desolante tra 30 – 90 giorni. Questa domanda si concentra sul come.

La sofferenza economica sarà enorme, ma potremo gestirla, soprattutto nei Paesi più ricchi. Richiederà salvataggi e sostegno per i lavoratori, tassi d’interesse da zero a negativi e massicce iniezioni di liquidità nell’economia.

Il costo di una aggrassiva politica di “distanziamento sociale” è difficile da valutare. Come possiamo supportare le compagnie aeree per un anno senza quasi nessun passeggero? Qual è il costo sociale nel tenere gli studenti fuori da scuola per così tanto tempo? Cosa succede all’economia dei servizi (in difficoltà anche se cresce la digitalizzazione), che in molte geografie crea la maggior parte dei posti di lavoro? E come intervenire in un contesto in cui le entrate fiscali crollano?

Tutti i business leader che conosco sono focalizzati nel supportare le loro persone, sostenendo il business nel breve periodo, e proteggendo al contempo il bilancio. Alcuni, in particolar modo in Cina, sono già proiettati verso la ripresa economica, e stanno ripensando al loro business model in un mondo che scopriremo cambiato. Anche i governi stanno cercando di aumentare la capacità di assistenza sanitaria il più rapidamente possibile, di proteggere le loro economie sia con leve fiscali che monetarie.

Dal nostro osservatorio di BCG pensiamo a sei tipi di azione per provare ad appiattire la curva in modo sostenibile:

  1. Accelerare significativamente la preparazione. Dobbiamo espandere e velocizzare in modo massiccio il processo di test e fornire i relativi kit e forniture, come anche attrezzature mediche necessarie per la cura, strumenti di protezione per operatori sanitari e strutture ampliate per la cura dei malati. Dovremmo anche investire e distribuire semplici strumenti digitali che possano aiutare le persone a decidere quando cercare assistenza e quando restare a casa. Nei prossimi 20 – 45 giorni, dobbiamo sfruttare le nostre conoscenze per stimolare un rapido investimento nelle capacità di costruzione a qualsiasi costo.

 

  1. Cambiare il paradigma della distanza sociale. Il nostro obiettivo dovrebbe essere far tornare operativi la maggior parte dei lavoratori e degli studenti, idealmente entro 45-90 giorni. Certamente ciò richiederà nuove consuetudini per quanto riguarda il lavarsi le mani, il ‘social distancing’ e così via. Ciò richiederà probabilmente anche alcune misure basate sulla stratificazione del rischio. Ora conosciamo alcuni dei fattori di rischio, come l’età, le mobilità e il compromesso immunologico. Con un’attenta analisi epidemiologica e avanzate tecniche analitiche, dovremmo essere in grado di creare metodologie di stratificazione del rischio per consentire agli individui a basso rischio di tornare al lavoro, diminuendo responsabilmente il rischio per se stessi e per la società.

 

  1. Cambiare il modello operativo. Dobbiamo accelerare l’uso del digitale e delle tecnologie mobili per rendere più facili il lavoro remoto e altre attività. Dobbiamo iniziare a misurare le temperature prima che gli individui entrino in una scuola o in un luogo di lavoro, vadano in un ristorante o in altri spazi pubblici, o salgano su un aereo o su un treno. Dovremmo usare l’intelligenza artificiale per notificare gli individui a rischio di iniziare una auto-quarantena, in modo da evitare epidemie nel rispetto della privacy personale. Nei prossimi due mesi circa, dovremmo lavorare molto per sviluppare un test degli anticorpi per COVID-19, permettendoci di vedere se le persone sono diventate immuni al virus. Sapere che le persone non sono più a rischio di ammalarsi o di diffondere il virus ci darà un enorme vantaggio nel reintrodurre le persone nella forza lavoro.

 

  1. Adattare il quadro normativo e di supporto. Dare ai lavoratori il diritto di proteggere i loro business, dipendenti, clienti e studenti con il test, e obbligare le persone a rischio a rimanere a casa. Proteggere i lavoratori e i genitori con un sostegno per le assenze per malattia e assistenza medica quando loro o i loro cari si ammalano. Creare protezione dalle cause legali legate a COVID-19 per coloro che agiscono in buona fede.

 

  1. Investire e supportare innovazione. Avremo bisogno di un set di molti strumenti, inclusi lo sviluppo di diagnostici, antivirali e vaccini, e dobbiamo investire in modo aggressivo nella capacità di sviluppare terapie su larga scala prima di poter essere certi che funzionino. Le garanzie economiche che forniamo alle aziende di R&D qualificate devono essere accompagnate da garanzie di condivisione aperta della proprietà intellettuale. E dobbiamo essere preparati con la nostra terapeutica a rispondere rapidamente in caso di ulteriori mutazioni del virus, che richiederanno strutture adattive.

 

  1. Aumentare in modo significativo le comunicazioni. Abbiamo infine bisogno di una leadership coerente, che unisca e integri le comunità e sottolinei quanto richiesto per navigare in questa enorme sfida. Le persone hanno bisogno di una comunicazione chiara, tempestiva e senza ombre su cosa significhi viaggiare e lavorare in sicurezza, così come di come impegnarsi in interazioni sociali più attente alle popolazioni a rischio, a partire dai nostri anziani.

 

In tempi normali, impiegheremmo anni per dibattere su queste opzioni, ma non abbiamo anni a disposizione. Dobbiamo iniziare a pensare come sopravviveremo economicamente alla fase che segue l’aumentare dei casi che avremo a breve, e anche accelerare i progressi verso la nostra fine – quando abbiamo terapie efficaci, vaccini e immunità di gregge per proteggerci.

Queste soluzioni saranno, naturalmente, tecnicamente, socialmente e politicamente difficili per la nostra economia, per il sostentamento di milioni di persone e per la salute della nostra società. L’inverno tornerà, e dobbiamo iniziare a prepararci ora.

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