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Lo shock Coronavirus e la “reazione ambiziosa” della Bce

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lagarde bce ue coronavirus
Enel 2022

“La pandemia di coronavirus rappresenta una emergenza sanitaria globale che ha pochi precedenti nella storia recente. È anche uno shock economico estremo, che richiede una reazione ambiziosa, coordinata e urgente delle politiche su tutti i fronti”, scrive la Bce nel suo bollettino mensile. La reazione ambiziosa di cui parla la Banca centrale europea si è tradotta nel Pepp, il Pandemic emergency purchase programme, ovvero un insieme di misure aggiornate con un nuovo programma di acquisto per l’emergenza pandemica da Covid-19.

Nel dettaglio, il programma di acquisto è da 750 mld, durerà fino alla fine del 2020, e consentirà alla Bce di acquistare titoli di Stato e bond emessi da enti internazionali e sovrannazionali senza limiti, ovvero quello del 33% per i titoli di Stato e del 50% per i sovrannazionali che aveva in precedenza limitato il Pepp.

Un programma, si sottolinea, temporaneo che consentirà alla Bce di preservare la trasmissione della politica monetaria e, in ultima istanza, “la sua capacità di assicurare la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro”. La Banca centrale europea ricorda come “gli andamenti dei mercati finanziari avevano determinato un inasprimento delle condizioni di finanziamento, in particolare nel segmento delle scadenze a più lungo termine. La curva dei tassi privi di rischio si era spostata verso l’alto e le curve dei rendimenti dei titoli sovrani – fondamentali per determinare il prezzo di tutte le attività – erano salite ovunque e avevano fatto registrare una maggiore dispersione”.

Le prospettive economiche peggiorano

L’evolvere dell’epidemia di Covid-19 sta peggiorando le prospettive per l’economia mondiale contenute nelle proiezioni macroeconomiche di marzo 2020 formulate dagli esperti della Bce. Gli andamenti osservati dopo la data di ultimo aggiornamento dei dati utilizzati per le proiezioni suggeriscono che i rischi al ribasso per l’attività economica mondiale connessi con l’insorgere del Covid-19 si sono in parte concretizzati; ciò implica che quest’anno l’attività mondiale si rivelerà più debole di quanto anticipato dalle proiezioni. L’epidemia ha colpito l’economia mondiale proprio mentre si iniziavano a cogliere, sottolinea la Bce, i primi segni di una stabilizzazione dell’attività e degli scambi e quando la sottoscrizione della cosiddetta Fase 1 dell’accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina, accompagnata da tagli ai dazi, riduceva l’incertezza. In un orizzonte di più lungo periodo la prevista ripresa dell’economia mondiale dovrebbe acquisire una trazione non più che modesta. Essa dipenderà dalla ripresa in alcune economie emergenti ancora vulnerabili, mentre il rallentamento ciclico atteso nelle economie avanzate e la transizione strutturale della Cina verso una traiettoria di crescita più lenta graveranno sulle prospettive di medio periodo. I rischi per l’attività mondiale sono cambiati, sebbene, nel complesso, restino orientati verso il basso. Il più grave rischio al ribasso, al momento, è legato all’impatto potenzialmente più ampio e protratto dell’epidemia di COVID-19, dato il proseguire della sua diffusione. Le spinte inflazionistiche a livello mondiale rimangono contenute.

Inoltre, la propensione al rischio a livello mondiale ha subito un brusco peggioramento e la volatilità dei mercati è spiccatamente aumentata con il diffondersi del coronavirus in tutto il mondo verso la fine del periodo in esame (compreso tra il 12 dicembre 2019 e l’11 marzo 2020). I tassi a lungo termine privi di rischio dell’area dell’euro hanno segnato una marcata riduzione, raggiungendo livelli significativamente inferiori rispetto a quelli di inizio periodo. La curva a termine dell’Eonia (Euro overnight index average) ha evidenziato un drastico spostamento verso il basso; la sua inversione per le scadenze a più breve e medio termine ha fornito indicazioni sulle quotazioni di mercato di un ulteriore accomodamento monetario. In linea con il forte incremento dell’avversione al rischio a livello mondiale, nell’area dell’euro le quotazioni azionarie hanno subito una notevole riduzione, mentre i differenziali delle obbligazioni sovrane e societarie si sono ampliati. Sui mercati valutari, caratterizzati da condizioni di volatilità, l’euro si è sensibilmente apprezzato nei confronti delle divise dei 38 più importanti partner commerciali dell’area.

Con l’emergenza Covid 19 i rischi per le prospettive di crescita dell’area, pertanto, sono chiaramente orientati verso il basso. La diffusione del coronavirus rappresenta una nuova e considerevole fonte aggiuntiva di rischi al ribasso per le prospettive di crescita, oltre ai rischi connessi a fattori geopolitici, al crescente protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti. Le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate a marzo 2020 dagli esperti della Bce prevedono, ricorda l’istituto di Francoforte, una crescita annua del pil in termini reali pari allo 0,8 per cento nel 2020, all’1,3 per cento nel 2021 e all’1,4 per cento nel 2022. Rispetto all’esercizio condotto a dicembre 2019 dagli esperti dell’Eurosistema, le prospettive per l’espansione del pil in termini reali sono state corrette al ribasso di 0,3 punti percentuali per il 2020 e di 0,1 punti percentuali per il 2021, principalmente a causa dell’epidemia di coronavirus, sebbene la sua recente rapida diffusione nell’area dell’euro trovi riscontro solo in parte in tali revisioni.

“Alla luce della diffusione del virus, oltre alle politiche di bilancio annunciate, dovrebbe essere sostenuto con forza l’impegno dell’Eurogruppo a favore di un’azione politica congiunta e coordinata”, sottolinea la Bce.

 

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