18 Maggio 2020

Covid19, c’era una volta in America

Enrico Verga

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Per chiunque abbia la mia età, 43 anni portati bene, due sono i film iconici che rappresentano il sogno americano: Wall Street e Il Segreto del mio successo. Entrambe le pellicole vedono protagonista un giovane, nato fuori Manhattan, che arriva nella Grande Mela per fare soldi nella finanza. Questi due film (e molti altri sulla stessa scia) hanno “venduto” il sogno americano al resto del mondo. Dal 2000 gli Usa, come tutto il mondo, hanno affrontato 3 crisi: bolla dot.com 2001, bolla immobiliare 2008 e ora il CoronaVirus. Da notare che le prime due sono originate in Usa. Per anni abbiamo sentito dire che in America andava tutto bene. Tuttavia le crisi che si sono susseguite dal 2001 hanno avuto un effetto cumulativo.

 

Ora il sogno americano sta cambiando, diventando più simile al sogno italiano (senza il buon cibo!). Uno tra tutti gli aspetti che vedono gli Usa e l’Italia accomunati è la convivenza tra figli (adulti) e genitori (anziani).  Se con la crisi del 2008, in Usa, erano i figli licenziati a tornare dai genitori, oggi sono i genitori, falliti, a spostarsi dai figli. La classe media americana, a partire dal 2001, ha cominciato a perdere colpi. Il 2008 ha letteralmente spazzato via una buona parte dei 401K (una tipologia di fondo di investimento) che i baby boomers avevano pazientemente costruito.

Molti pensionati, già nel 2008, hanno scoperto che se volevano campare dovevano tornare a lavorare. E il trend è in costante aumento. Ovviamente il “grande manager” baby boomer non torna a lavorare nella grande azienda da cui è in pensione. Nel migliore dei casi torna al lavoro come cameriere di un fast food. Per quei baby boomers a cui non è possibile reinserirsi nel mondo del lavoro resta solo una soluzione da capitalizzare: i propri figli. I figli sono l’ultimo asset a cui molti genitori americani possono rivolgersi. E quando dico rivolgersi intendo andarci a vivere insieme, nello stesso appartamento. Il tema potrebbe sembrare triviale ma è molto più serio di quello che possa apparire. Due sono gli aspetti di questa tendenza, in aumento come riporta il PEW Research: quello finanziario e quello immobiliare.

 

Finanza e povertà proiettata

 

Sul tema finanza c’è molto da dire ma semplifichiamo il concetto: molti “vecchi” americani sono senza un dollaro. Sarebbe facile dire che gli americani non sanno risparmiare, tuttavia il fenomeno è più complesso. Il sistema previdenziale e quello finanziario americani sono strettamente legati. Il mondo del lavoro porta con sé la copertura sanitaria. Niente lavoro, niente copertura sanitaria (per intenderci se andate all’ospedale con una ferita vi aggiustano ma dovete pagare migliaia di dollari). Sul tema il documentario di Moore, “Sicko”, rende bene l’idea. Quando parlo di contratti di lavoro mi riferisco a quelli “seri” a tempo determinato e indeterminato. Non la famosa “gig economy” che di fatto ti sbatte sulla strada senza coperture.

 

Con il Covid, tutt’ora in sviluppo, lo scenario dei genitori vecchi senza una lira rischia di trasformarsi: da fenomeno in crescita a disastro finanziario. C’è un’intera generazione di Yuppies anni ’80, che dopo 40 anni di duro lavoro e risparmi (magari bruciati dal 2008), si ritrovano a vivere a scrocco dai figli. Un peso che il sistema finanziario americano, sempre proiettato verso il futuro, percepisce come una catena. Le soluzioni di contenimento e compesanzione americana vanno dagli Snap alla social care. Gli Snap, per esempio, sono le nostre social card per beni essenziali. In Usa gli Snap sono una realtà che permette la sopravvivenza a milioni di americani, e oggi, con il Covid, le sue attività sono sotto forte stress.

 

Ma se i vecchi americani si trasferiscono dai loro giovani, i loro “giovani” possono reggere l’urto? Parliamo di giovani sui 35-45, già schiacciati da un debito scolastico (mediamente dai 100 ai 140 mila dollari), che spesso hanno una famiglia. Questi Genx o millenials sono, già loro, in bilico finanzario. Finanziariamente, l’investimento per “coprire” anche l’anziano che vive in casa può essere devastante. Consideriamo, solo per fare un esempio plausibile, il caso in cui il vecchio abbia una salute precaria. In un’America poco avvezza ad adottare sistemi sociali, come quelli europei, il “peso” dell’anziano ricadrà tutto sulla famiglia, già gravata da debito scolastico, mutui, carte di credito etc..

 

Mercato immobiliare nuovo o di recupero?

 

Se lo scenario finanziario è brutto, quello immobiliare sembra anche peggio. I vecchi americani, di solito, ce li dipingono nei loro villaggi in Florida. Aree dove i giovani e i bambini sono banditi. Quelle aree residenziali esistono ma sono una realtà di lusso, per pochi privilegiati. Due sono i temi. Il primo aspetto sono le locazioni lasciate libere dagli anziani poveri, perché non più in grado di pagarle. Sono immobili in affitto, dove il nuovo affittuario non è sempre cosi facile da trovare (specialmente ora con il Covid-19). Già prima della pandemia il mercato immobiliare Americano degli oltre 60enni era sotto attenta osservazione (per usare un eufemismo). Il Covid19 renderà questo rischio di “locazione vacante” ancora più elevato. La conseguenza è che molti propretari di case o palazzine si ritroveranno al muro con costi di manutenzione ordinaria da gestire ma senza soluzioni di affitto lungo. In un momento normale molti si sarebbero rivolti agli affitti brevi stile AirBnb (quando possibile, ovvio, la periferia di Detroit non è molto turistica…). Ma con il Covid-19 le soluzioni di affitti brevi sono improponibili per almeno 6-12 mesi. Il rischio quindi è che molti proprietari di casa che hanno acquistato con una soluzione Buy-to-let lunga (compro e mi pago il mutuo affittando lungo a qualcuno) siano obbligati a doversi liberare dell’immobile. Se il fenomeno si manifesterà in massa potrebbe contribuire a generare un nuovo crollo del mercato immobiliare.

 

Il secondo tema è la residenza multi-generazionale. In questo senso i manuali o libri non mancano. Ma un conto è comprare un libro su Amazon, un conto è avere risorse (soldi) e asset mentali (pazienza?) per gestire la situazione di co-abitazione. Ora che il Covid sta spazzando l’interno continente Americano il nuovo fenomeno immobiliare rischia di essere una sorta di “immobiliare da rigenerazione”. Il ripensare le case per un nucleo espanso: nonni, figli e nipoti. Chi può compra una piccola unità indipendente per gli anziani, i più si adattano, magari utilizzando il sotto tetto o la cantina. Sono costi e investimenti che tornano a gravare sul nucleo familiar “giovane”.

 

Per quanto questo fenomeno sia relativamente nuovo, è plausibile che arriverà anche ad incidere sulle scelte politiche nelle prossime elezioni. I prossimi mesi potrebbero essere uno spartiacque per molti anziani americani, e le loro scelte di abitazione determineranno il futuro del mercato immobiliare a stelle e strisce.

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