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17 Settembre 2020

Lo smart working ha rivoluzionato anche la pausa pranzo

Chiara Baldi

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Lo smart working ha rivoluzionato non solo il modo di lavorare ma anche quello di affrontare la pausa pranzo. Tanto che, dice una ricerca fatta a inizio settembre da Praxidia e Elior dal titolo “Flessibilità e smart working: come cambia la nuova pausa pranzo degli italiani?”, su 300 lavoratori dipendenti intervistati il 42% percepisce il momento della pausa come meno rilassante rispetto al pre-lockdown con l’impossibilità di staccare davvero dal lavoro, mentre il 49% denuncia una minore possibilità di fare movimento. E il 30% pensa di avere meno tempo per sé stesso. Percentuali che nei prossimi mesi rischiano di gonfiarsi, considerato che anche per il futuro il 60% dei dipendenti italiani continuerà a lavorare da casa almeno una volta alla settimana e il 50% ritiene che la pausa in smart working sia più complicata da gestire rispetto al pranzo in ufficio.

 

Lo studio analizza però anche un secondo aspetto, relativo al modo in cui deve essere gestita la pausa pranzo al fine di renderla più agevole. E in questo caso, la prima necessità è che sia digitalizzata – obiettivo che può essere raggiunto grazie alle app di delivery food – sia per quanto riguarda l’ordine che il pagamento; semplificata, perché anche nella scelta devono essere chiari gli ingredienti, le ricette, devono essere esplicitati apporti nutrizionali e il pasto deve essere personalizzato, ovvero garantire flessibilità e rispetto dei diversi regimi dietetici. Con un punto fermo: l’italianità, la genuinità e la tradizione degli ingredienti che sono imprescindibili per il 55% degli intervistati.

 

A queste esigenze Elior prova a rispondere con una linea di prodotti nuova che punta su velocità, salute e gusto. “Elior già da tempo stava studiando l’evoluzione della società e dei modelli di lavoro, caratterizzati da una crescente flessibilità. Per raggiungere questo scopo è fondamentale investire sull’evoluzione tecnologica delle nostre cucine centrali, che oggi più che mai sono in grado di coniugare tecniche innovative per il packaging con le competenze dei nostri chef, la cui preparazione e specializzazione nel food è cruciale”, ha spiegato Rosario Ambrosino, Amministratore Delegato della società.

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