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Cosa ci ricorda la vicenda Tridico

In questi giorni uno degli argomenti di polemica nel dibattito politico è quello legato alla vicenda sull’aumento dello stipendio del Prof. Pasquale Tridico, presidente dell’Inps. Una vicenda che ci racconta molto del nostro paese e che sintetizzerei in una frase: ‘arma di distrazione di massa’. Quando Tridico è diventato commissario dell’ente ha avuto uno stipendio di 62.000 euro lordi e si è messo in aspettativa da professore universitario, dove aveva un reddito sicuramente maggiore. Dopo circa un anno l’iter avviato dal Conte 1 ha portato sia all’insediamento come presidente di Tridico sia l’adeguamento del suo emolumento che, identico a quello del presidente dell’Inail che era nello stesso provvedimento, sarà di circa 150.000 euro sempre lordi. Sostanzialmente stessa cifra che, sommati i benefit, percepiva Boeri.

 

A questo punto si scatena l’inferno, con attacchi su aumento di stipendio ‘autoassegnato’, considerazioni sulla presunta malafede/disonestà di Tridico e varie amenità. Sostanzialmente un mix di cose false, di ‘sentito dire’ e di strumentalità a fini politici davvero di bassa lega. In pochi si sono presi la briga di verificare effettivamente come stavano le cose prima di fare dichiarazioni roboanti e sostanzialmente basate sul nulla.

 

La domanda che viene lecito porsi è a chi giova tutto ciò? E’ normale che i fatti contino così poco nel dibattito pubblico? Credo sarebbe stato utile leggere il suo curriculum, il fatto che ha costruito una carriera accademica sulla base del merito senza avere alle spalle padrini vari, fama di persona onesta che non è poco in un ente che gestisce un potere enorme e che in tempi recenti ha avuto un presidente che ha conosciuto le patrie galere.

 

Sarebbe stato utile anche confrontare la sua remunerazione con quella della media dei dirigenti pubblici del nostro paese con incarichi/responsabilità comparabili e invece niente di tutto ciò è stato fatto ed una persona è andata nel tritacarne, ci è rimasta e in parte c’è ancora con, al momento, timidi segnali di appoggio dalla politica che lo ha nominato e che, se crede nella scelta che ha fatto, avrebbe il dovere di difenderlo.

 

Queste riflessioni sono un ‘public reminder’ sul fatto quello che sta accadendo al prof. Tridico può accadere, e spesso accade, a tante persone se non si guardano i fatti prima di fare valutazioni per evitare di farsi e farci strumentalizzare da campagne che niente hanno a che fare con l’interesse generale. Credo che l’analisi dei fatti, a maggior ragione in casi come questo, aiuti a fare quello che dovrebbe essere ovvio in condizioni normali che è giudicare chi ha un ruolo pubblico dai propri comportamenti, dal modo in cui gestisce le sue funzioni e da come sviluppa le politiche dell’ente che pro tempore gestisce.

 

Per quanto mi riguarda, credo infatti che l’Inps in questo anno e mezzo abbia fatto troppo poco sul tema, centrale, della semplificazione delle procedure di verifica dell’invalidità in particolare del malati cronici gravi, sulla sburocratizzazione di modelli organizzativi che nel 2020 non hanno ragione di esistere, sull’apertura di un serio confronto con Ministero della Salute e del Lavoro per far ‘dialogare’ tra i loro i ‘silos’ dell’assistenza sociale, dell’assistenza sanitaria e della parte di assistenza/sostegno per l’invalidità civile che eroga Inps che è enorme e che se “messa a sistema” con una idea di modello integrato di servizi che partano dai bisogni delle persone potrebbe cambiare sostanzialmente la vita di milioni di nostri concittadini.

 

Quindi la morale della favola è che difendo il prof. Tridico dalle sciocchezze di questi giorni perché credo che in un paese normale bisogna concentrarsi sui contributi/critiche sulle cose che il presidente dell’Inps può e deve fare per far si che l’ente sia all’altezza delle aspettative che la comunità ha il diritto di avere.

 

 

 

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