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Black friday + smart working = ecommerce

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marketplace, e-commerce pmi
Enrico Verga

Enrico Verga

Saluti e baci

Black Friday e cyber Monday sonoappenafiniti. Salesforceparla di oltre270 miliardi di vendite (a livelloglobale). Nellostessorapportosi evidenzia che, ovepossibile, ilfenomeno del dropship (acquisto online line e ritironelnegoziofisico) è andato aumentando.

 

In Italia le vendite di Pmisupiattaforme di e-commerce terze (Amazon & Co) sonoaumentate a due cifre (per Amazon oltreil 60%).

 

Un datoancorapiùinteressantesono le catene di elettronica bricks ‘n’ mortar ( connegozifisici) che hannofatto record nellevendite on line deiloro e-commerce, superando, in proporzione, le vendite di Amazon Italia.


Queste
analisi e inumeridellevenditediconounacosasemplice: anche con la crisiiconsumi ci sono mal’online ha decisamenteunamarcia in più.

 

Il mondodellevendite al dettaglio in negozioinvece è unpocodifferente. Solo considerandol’abbigliamentoifallimentidelle più grandi catenesonoindicechequalcosasi è rotto. L’ultima, ma solo in ordine di tempo, ilcrollo di ArcadianelRegnoUnito. Tra le tantecriticità di questogruppol’averdeciso di non investire in modo strutturatonellevendite on line. Anche in Italia idatinon promettonobene. Con il nuovolockdown ilmondo del retail soffrirà ulteriormente.Forseil DPCM nataliziopotrà dare ossigenoainegozi. Midomando se per natalegliitalianiavranno ancora soldi da spendereneinegozifisici, doposettimane di black friday online.

 

Natale o meno, stante le scelte del governo, in merito albloccodeilicenziamenti e idifferenti lockdown, una stretta suiconsumi al dettaglio è un dato di fatto per i prossimimesi (soprattutto 2021).

 

E’ benecomprendereche la crisi del retail fisico, tuttavia, non ècominciata con ilCovid. Questo evento ha accellerato un fenomenoche, generalmenteparlandonelmondooccidentale, è cominciato con la crisi del 2008 e con fasipiù o meno acute è andatoaccellerandosino a fine 2019. “In veritàgiàl’ultimotrimestre del 2019 sipalesava unastagnazionedeiconsumi a livelloeuropeo e italiano”, spiegaCarlo Massoletti, vice presidente di Conf-CommercioLombardia. “I dati di passeggio (in gergo footfall Nda) parlanochiaro. Si sono sovrappostidifferentifattori: cambiamentodei metodi diconsumo, incertezzaeconomica e da ultimo il Covid. È statouneventoacceleratore: oggi il consumatore da una parte cercasempre di più l’esperienza, sullato del lusso. Ma per iconsumi ordinariricercal’approcciopiùeconomico”.

 

SultemaconvieneancheMarco Belloni, Ceo di Gigliogroup Spa quotata al MTA Star, attiva nelle e-commerce ed e-retail. “Il fenomeno è sistemico, è impensabile che, unavoltauscitidallacrisiCovid, tutto tornerà come prima. I datiparlanochiaro: avere un approccio digitaleallavendita, specialmente per le Pmi, non è piùunascelta, è sicuramente un obbligo ma è soprattuttounagrandeopportunità. Il76% delle Pmi nonvende on line. Un numerosignificativoche la dice lungasull’ondata di cambiamentochedeveancoravivereilnostropaese”.

 

Se si da per assuntochel’e-commerce non è una scelta ma un passaggio obbligato diviene vitale comprendere come valorizzarlo. “La sfida è creare un interoambiente di esperienza dove on line e off line sonol’uno la continuazione dell’altrachiarisceMassoletti. “Il sempliceacquisto di un prodottopuòesserefatto on line. Tuttavia se parliamo di moda, ci deveessere di più.In inglese si parla di showroominginvece di shopping (letteralmenteandare per negoziNda).Oggi non è cosistranoche un utenteentrinelnegozio di moda, proviicapi, li percepisca a contatto con la suapelle e poi ,unavoltalasciatoilnegozio, decida di comprarli on line, plausibilmentesulsito e-commerce dello stesso brand. Eccosuquestalineasideve focalizzare la sinergia on-line off-line. Non si parla solo di adolescenti ma di donnetrai 30 e i 60 anni, con un potere di acquistoimportante, grazie al Covid molte di lorohannoscopertogli e-commerce, e ora difficilmentetorneranno ad un consumotradizionale”.

 

Se l’esperienza è la parolachesideve trasporre nell’e-commerce è benecapiregliaspetti tecnici dell’attività. “Prima di tutto è fondamentale comprenderecheilprocesso di acquisto non è rappresentato solo dallavendita. E’ unpercorsochel’utenteinizia molto prima di comprare”, puntualizza Belloni. “L’opinionedeiconsumatorisi forma prevalentemente online,ancherispettoaibeni di consumo. La tecnologia ci permette di raccogliere i dati di comportamentodellepersone in grandissime quantità (big data Nda), di analizzarli, di imparare da essi (machine learning Nda) e di restituireall’utente, e a gruppi di utenti,ilprodotto o ilserviziopiù vicino possibile a quellochestannocercando. L’esperienza non è piùstandardizzata ma è sartoriale, è lo stesso utente a disegnarla.”

 

Il concettosembraunpocoalieno, specialmente nel mondo del retail classico, dove ilfatturatosicalcola sulvendutodellagiornata-mese-trimestre. Valorizzareogniistante del consumatore è un’opportunità da non perdere e, tecnologicamente parlando, oggipossibile per ogni retailer. Il percorsocheoggideveesserecompreso dai negozi, quandosiapprocciano con l’on line, è che il consumatore-cliente ha un valore dal primo attimo cheprendecoscienza del brand, e deisuoiprodotti, a quando li acquistati e li consigliaagli amici.

 

Quellochesuccedepurtroppooggi”, spiega Belloni, “è pensarechel’utentefacciaancora distinzionetradigitale e analogico. I due canali, un tempodistinti e utilizzati da consumatoridifferenti, oggisialternanoall’interno di un unicoprocesso di acquisto. L’approccioomnichannel ha l’obiettivo di fare proprioquesto: integrarei touch point di entrambi icanali secondo un’esperienzaarmonicache pone ilconsumatore al centro. I datisullevendite delle piattaforme native dell’elettronica in Italia danno un esempio dell’importanza di avereuna propria piattaforma. La sfida non è tra online e offline ma risiede nella capacità di fonderli in manierasinergica con l’obiettivo di soddisfareinostriclienti”, conclude Belloni.

 

Unaposizione simile arrivaanche da Massolettiche chiarisce: “Vedo molto benel’interazionenegozifisici ed e-commerce. Il passaggio per ilnegoziofisico è un elementofondante di questopercorso. L’e-commerce è di grandesupporto per quantificare e acqisiredati sugusti, sceltemancate e desideriinespressiche in negozio, pur con la massimacapacità di venditadel commesso/a, difficilementepossonoessereraccolti e messi a sistema. Il clienteeuropeo occidentale oggi vuole avere un’esperienzache non silimiti al prodotto cheacquista. In Italiaabbiamo un sistema retail sofisticatoche è in grado di fornirequestaesperienza, ma se sivuolesoddisfareilconsumatore di oggi in unaprospettiva di crescita è importantecheanche gli investimenti neldigitalesiano ben orientati a questo obiettivo”, concludeMassoletti.

 

I cambiamenticheilCovid ha impressonellasocietàsono qui per restare. Il modello di consumioccidentaleclassico è ormaidestinato a mutare per sempre.Resta da comprenderequantoilmondodellavendita al dettagliosia pronto per investirerisorse(tempo, soldi, personale) per fare ilgrandepasso.

Un passaggio “facile” è sicuramentequello di vendereon-line supiattaformeterze, essendotuttaviaconscichequestepiattaformeacquisisconotuttoilvalore del clientelimitandosi a “dare indietroilsemplicedatonumericodellavendita. Un datoche, per quantoimportante, è solo unelemento. Un impresamodernamentedigitale, un brand di successo, devecomprenderecheavereunatotalevisione e comprensione del cliente è vitale per ilfuturo. Ogginon mancanopiùglistrumenti, resta solo da comprendere se c’è la volontà.

Diversamente lo scenario retail come lo abbiamoconosciutonegliultimi 20 anni, è destinato a diventareunricordoromantico.

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Enrico Verga

Saluti e baci

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