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Il ritorno alla competitività del tessile e il ruolo dell’Open innovation

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Di LuxuryandFinance – Digitale e open innovation, la chiave per traghettare il tessile verso un ritorno alla competitività. Un settore fortemente colpito dalla pandemia quello del monte della filiera, che paga con una contrazione del 50% a fronte di un valle che lascia sul terreno il 30-35% dopo la crisi sanitaria, che ha accelerato e messo in luce le criticità. In questo contesto, il Gruppo Reda e Lanificio F.lli Cerruti dal 1881, storici lanifici della tradizione biellese, hanno lanciato la piattaforma ‘Collection’, primo tassello di un progetto più ampio che vede il Gruppo Reda sviluppare una piattaforma di servizi digitali a disposizione dell’intero comparto della moda.

 

L’iniziativa, spiega a Luxury&Finance Ercole Botto Poala, Ceo Reda Group, “è stata annunciata poco più di un mese fa e ha già raccolto l’interesse non solo delle aziende a monte della filiera come Cerruti, ma anche di aziende del valle”. “Tutto parte da un’assunzione: crediamo che, a prescindere dalla pandemia, che è solo un acceleratore di quello che sta avvenendo, il tessile abbigliamento stia vivendo un cambio di modello di business non indifferente e sta subendo quello che altre industries hanno già affrontato” sottolinea Botto Poala, indicando “una trasformazione digitale che cambia le regole del gioco. Per le dimensioni e la struttura del tessile abbigliamento italiano è un momento molto delicato. Si tratta, d’altra parte, di 15.000 aziende piccole e medie nelle quali lavorano circa 60.000 addetti o poco più. Dunque è complicato per questo tipo di dimensione affrontare una trasformazione di questo genere, dal momento che richiede competenze ed è in continua evoluzione”.

 

Spesso si mette mano investimenti che richiedono rapidamente una riconversione, basti pensare, osserva Botto Poala, a quanto è accaduto alla all’entertainment, alla televisione. Una vera e propria rivoluzione e che ha obbligato a riconsiderare un intero modello di business. Quel che è certo, fa notare, è che uno dei pilastri di questa trasformazione digitale è rappresentato dalla “open innovation”. Un terreno particolarmente sfidante, soprattutto quando si parla di lusso. Si tratta, d’altro canto, di realtà che giocano su un terreno e massimamente competitivo. Ma il mondo è cambiato, anche in questo caso. E la dimostrazione è rappresentata dal fatto che Reda unisce le proprie competenze a quello di uno dei suoi maggiori competitor, il Lanificio Cerruti: “uno dei più forti concorrenti che abbiamo sul mercato. Crediamo che uno dei motivi per cui siamo ancora in grado di produrre, in un paese che non mette le aziende esattamente nelle migliori condizioni per farlo, è rappresentato dal fatto che il made in Italy oggi è un brand che ci porta in tutto il mondo, un’etichetta, un valore che va coltivato altrimenti si rischia di non essere più competitivi”. E per alimentare questo valore “non puoi essere solo. La forza è rappresentata dalla varietà e il modello italiano non potrà nel futuro essere rappresentato da quattro o cinque grandi player. Per superare questa crisi dovuta alla pandemia, ma anche al modello di business, esiste una sola strada: farlo tutti insieme”.

 

In un settore dove si è sempre fatto leva sulla esclusività e dove il fare sistema non è mai stato all’ordine del giorno, le cose stanno cambiando. Una prova? Il recente merger tra Moncler e Stone Island: “Su alcune fasce di prodotto sono sicuramente concorrenti, ma hanno deciso di mettersi insieme per fare massa critica”, osserva l’amministratore delegato del gruppo Reda, osservando che “dobbiamo imparare a stare insieme e l’importante è che lo facciamo non perché siamo ‘alla canna del gas’, ma perché dietro c’è una forte progettualità. Le sfide che dovremmo affrontare insieme come industria saranno enormi”.

 

Un esempio? “Affrontare un mercato come la Cina non è facile e, se sei piccolo soprattutto, è necessario avere le spalle grosse. A Biella abbiamo la cultura in questo senso del ‘fare sistema’, abbiamo attività in compartecipazione con i nostri competitor”. Quello che va sottolineato, in particolare, è che la digitalizzazione coinvolge tutta la supply chain: “la piattaforma aiuta non solo presentare la collezione, ma anche, quando si tornerà a incontrare fisicamente i clienti, a ottimizzare i processi. Ad esempio, si potranno caricare sulla piattaforma stessa gli ordini, velocizzando così tutto l’iter. In un momento della storia in cui il time to market è fondamentale, ecco che è evidente l’importanza di accorciare i tempi”.

 

Inutile nascondere, però, che “per il nostro settore quella del covid è stata una tempesta perfetta. Abbiamo subito una contrazione pari forse soltanto a quella del turismo”. Ovviamente i canali digitali hanno aiutato, ma in particolare il valle. Per chi realizza tessuti e soprattutto il ‘su misura’, l’abito maschile formale e ancor di più l’abito da cerimonia le difficoltà sono state tantissime. E non sono ancora risolte. “Stiamo lavorando da tempo per cambiare il nostro mix di prodotto. Questa è una accelerazione di qualcosa che era già in atto da tempo. Il formale era già in crisi a differenza dell’active sportswear. Siamo comunque convinti che, una volta terminata questa fase di crisi, l’uomo vorrà tornare a vestirsi in maniera formale ed elegante. Ci crediamo moltissimo. Avrà questa necessità”.

 

E intanto di soggetti che bussano alla porta per verificare una disponibilità del gruppo Reda ad aprire il capitale al mercato ce ne sono tanti. Necessità finanziarie non ve ne sono, piuttosto c’è necessità di nuove competenze, di “organizzazioni che possono condividere un progetto, una visione”. Il gruppo ha presentato anche la sua prima collezione Digital Green per la primavera estate 2022. Ciascuna delle linee dell’offerta presenta questa stagione una collezione di tessuti creata in digitale. Questo ha portato ad un notevole risparmio energetico e a garantire la riduzione degli sprechi con un risparmio di 105 tonnellate di CO2 e 14.000 metri cubi di acqua.

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