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Superlega, tanti soldi per pochi

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Sul tavolo ci sono circa cinque miliardi e mezzo di euro. Ovvero, la differenza tra il montepremi dell’ultima edizione della Champions League, 1,5 miliardi di euro, azzoppato pure dalla pandemia, e il tesoretto complessivo ipotizzato per la Superlega. C’entra poco la riforma del calcio, la revisione del pallone europeo, è una questione di soldi, che i top club vogliono vedersi garantiti ogni anno.

Poco importa se verranno a mancare le imprese sportive dell’Atalanta, del Lione, dell’Ajax, o della Roma, in semifinale di Champions tre anni fa e ora in semifinale di Europa League. E’ la secessione dei ricchi, il progetto si muove spedito da mesi, subito concordi Real Madrid e Juventus, con il Milan ultimo a convincersi tra le italiane.

JP Morgan garantisce un finanziamento da quattro-sei miliardi di euro. In pochi minuti ieri sera sono arrivati i comunicati di Juventus, Real Madrid – il manovratore numero uno è il presidente dei blancos, Florentino Perez – assieme alla minaccia: se l’Uefa che prepara il nuovo format allargato della Champions League si mettesse di traverso (e lo farà, con tutto l’arsenale a disposizione), si andrà per carte bollate.

Che è poi quello che sostanzialmente paventa il massimo organismo europeo: azioni legali da centinaia di milioni di euro contro ogni club che parteciperà alla Superlega. E mentre pare non venga interpellata il soggetto decisivo per la realizzazione del piano, ovvero i calciatori delle squadre aderenti al nuovo progetto che, secondo quanto minacciato dalla Uefa, si ritroverebbero senza la possibilità di partecipare ai rispettivi campionati nazionali rinunciando anche alla maglia della nazionale, non regge il modello immaginato da Agnelli, Perez e gli altri presidenti della Superlega.

Il modello è l’Nba, la lega del basket americano, il sogno di tutti ma non applicabile in Europa. Perché è vero che le 30 franchigie della Nba, senza retrocessioni o percorsi per la qualificazione ogni anno, possono programmare, dividersi una torta assai più saporita. Ma il sistema Nba con i migliori atleti in arrivo ogni anno dal college che vanno a irrobustire le squadre meno forti con il sistema delle scelte, riequilibrando le forze in campo e portando al vertice a turno anche squadre di minore lignaggio come Cleveland, Golden State, Miami, come potrebbe essere riproposto in Europa?

Nessuno risponde, perché la risposta non c’è, il campo e la competitività sportiva c’entra poco o nulla. It’s all business. Ma nel frattempo, in attesa di armistizi, forse trattative tra club e Uefa, si va per firme, francobolli e avvocati.

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