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Ecco le priorità delle donne che investono

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donne finanza

Le donne di successo guardano lontano e sono pronte a investire il 60% del proprio patrimonio in progetti di medio-lungo periodo. Per il 50% di loro scegliere investimenti che puntano sulla sicurezza è il primo obiettivo, contro il 18% degli uomini di pari profilo. Sicurezza sì, ma senza trascurare la ricerca del rendimento che diventa il secondo obiettivo per le donne con il 20%, contro il 25% degli uomini.

Questi sono solo alcuni dei dati emersi dallo studio ‘Il valore della donna investitrice: il contributo della consulenza finanziaria per superare gli stereotipi di genere’, realizzato da Associazione Italiana Private Banking, e Candriam, gestore globale multi-asset con focus su investimenti sostenibili e responsabili, in collaborazione con Ipsos. Ricerca pensata per riflettere sul ruolo di quelle donne che in Italia hanno ampie disponibilità finanziarie e occupano posizioni di rilievo nei sistemi sociali ed economico-finanziari del nostro Paese.

Donne che potrebbero essere d’ispirazione, in grado di innescare un circolo virtuoso di rilancio economico e di riduzione della disparità di genere. Traguardo a cui, secondo Aipb e Candriam, può contribuire l’industria del Private banking (i servizi finanziari dedicati alla gestione dei grandi patrimoni) offrendo una consulenza professionale e all’altezza delle aspettative di questo gruppo di donne, affinché possa non solo contare di più, ma diventare sempre più numeroso.

“In un mondo in cui le donne sono fortemente sottorappresentate in tutti i settori”, ha dichiarato Paolo Langè, Presidente Aipb, “a loro va ricondotto il 10% della ricchezza finanziaria privata del nostro Paese. Se si prende in considerazione il Private banking, la percentuale sale al 35% dei circa 900 miliardi di euro gestiti dal settore, quota che risulta addirittura superiore a quella riconducibile al segmento dei clienti imprenditori, pari al 20% circa”.

“Una cifra considerevole e sorprendente, che inserisce il Private banking tra i settori chiamati a riflettere sulla questione femminile e su come proporre nuovi modelli consulenziali che includano competenza su tematiche trasversali e la capacità di offrire percorsi di lungo periodo per rispondere alle esigenze di un investitore competente, maturo, aperto al confronto, interessato a generare impatti virtuosi: la donna investitrice”, ha concluso Langè.

Matthieu David, Head of Italian Branch di Candriam, ha aggiunto: “La ricerca mette in luce quanto le donne investitrici di alto profilo abbiano una concezione degli investimenti finanziari davvero long term thinking. Tanto che sono convinto che, in un futuro molto prossimo, saranno tra i principali alfieri degli investimenti Esg. A condurle in quella direzione in modo del tutto naturale saranno la loro visione di ampio respiro, lo stile decisionale pragmatico e razionale e la forte convinzione che gli investimenti debbano essere funzionali a progetti di vita”.

Ma quali sono nel dettaglio i numeri della ricerca?

Le donne di alto profilo: quante sono e chi sono

Il rapporto ha preso in considerazione le donne di ‘alto profilo’, ovvero attive, con elevato standing professionale e un patrimonio finanziario personale di almeno 250mila euro.

Le donne di questo segmento sono solo 60mila, cioè solo lo 0,2% della popolazione femminile, mentre nella popolazione maschile, gli investitori di alto profilo arrivano all’1%.

A questo si aggiunge che le donne occupate sono solo il 37% della popolazione femminile contro il 56% degli uomini, ponendo l’Italia tra i Paesi con un indice di parità di genere tra i più bassi in Europa.

Tornando alle donne di ‘alto profilo’ è possibile notare come due su tre siano laureate, ben al di sopra delle medie nazionali. Il 48% di queste siede all’interno di un consiglio di amministrazione, mentre il 25% ha una carica a livello associativo. In più una donna su cinque vive da sola, il resto con un partner e ha dei figli.

L’approccio femminile agli investimenti

L’84% delle donne di questo campione si è dimostrato competente e interessato alla gestione del denaro, più degli uomini del 71% degli uomini del medesimo profilo e negli ultimi 12 mesi il 68% delle donne del campione dichiara di aver acquistato più volte un prodotto finanziario di investimento.

Lo stile decisionale delle donne di alto profilo è più pragmatico di quello degli uomini, caratterizzato dalla condivisione, non perché manchino di self confidence o di preparazione per scegliere da sole, ma perché ritengono che un confronto con diversi punti di vista possa portare dei vantaggi. Per questo una donna su due prima di decidere si confronta con un partner o con un professionista.

Uno dei dati più interessanti è che le donne mettono la sicurezza al primo posto con un peso del 50% contro il 18% attribuito dagli uomini. Al secondo posto viene il rendimento, con un punteggio del 20%: un’importanza simile a quella attribuita dagli uomini che lo pongono al primo con un punteggio del 25%.

Per le donne del campione, la sicurezza è un valore che si lega alla progettualità sul futuro, all’esigenza di pianificare a lungo termine. Per questo motivo tendono ad allocare il 60% delle proprie risorse in progetti di medio-lungo termine e non dovrebbe sorprendere, secondo Aipb e Candriam, che solo il 4% esprima una propensione a tenere la propria liquidità ferma sul conto in un anno particolarmente critico come il 2020, a differenza dell’8% degli uomini.

Il 35% del campione intervistato sceglie prodotti che garantiscano il capitale, il 36% si esprime per l’investimento immobiliare, preferito dal 20% degli uomini. Emerge anche un 18% di investitrici impavide che, nonostante l’incertezza del momento, guardano al lungo termine. Queste donne ritengono che l’adozione di strategie alternative possa dare nel lungo periodo performance soddisfacenti.

Ancora, l’88% delle donne di ‘alto profilo’ dichiara di aver sentito parlare di prodotti Esg, il 55% afferma di conoscerli bene, eppure sono poche le donne del campione che li hanno nel portafoglio, perché, anche se fiduciose nell’impatto che questi investimenti possono avere, temono che siano poco liquidi, sicuri e con scarsi rendimenti. Nonostante questo, una donna investitrice su due vorrebbe investire il proprio patrimonio in investimenti con impatti ESG o in economia reale: il 45% dichiara di voler diversificare, il 36% dichiara di voler contribuire attivamente al rilancio del Paese. Eppure, gli investimenti in economia reale restano sottorappresentati.

Le donne e la consulenza professionale

Il rapporto evidenzia come la consulenza finanziaria potrebbe aiutare le donne investitrici a raggiungere meglio i propri obiettivi di lungo termine e di incidere di più sulla ripresa economica.

Il 73% vorrebbe essere affiancata da esperti con competenze anche non strettamente finanziarie e una donna su cinque ritiene che la capacità di essere seguite nel tempo rappresenti la chiave per migliorare il servizio di consulenza professionale.

In base alla loro esperienza, il 20% delle donne di ‘alto profilo’ conferma che nel corso delle conversazioni con il loro consulente finanziario di riferimento vengono affrontati aspetti più generali e di prospettive future, come ad esempio la protezione del rischio o la trasmissione del patrimonio.

Le donne che ricevono la consulenza professionale si dicono soddisfatte, ma non del tutto perché solo una minoranza assegna al servizio un voto eccellente. Una donna su due pensa che le investitrici abbiano esigenze e necessità abbastanza diverse da quelle degli uomini.

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