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Intesa Sanpaolo, utile a 1,5 mld, oltre le attese. Messina conferma cedola in autunno

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Carlo Messina Intesa San Paolo

Intesa Sanpaolo ha chiuso il primo trimestre del 2021 con un utile netto di 1,5 mld, in crescita del 31,7% rispetto allo stesso periodo del 2020 (1,15 mld) e superiore alle attese del mercato, pari a un miliardo. I risultati, sottolinea l’istituto, “confermano la capacità di Intesa Sanpaolo di affrontare efficacemente la complessità del contesto conseguente all’epidemia da Covid-19 e sono pienamente in linea con l’obiettivo di un utile netto per l’anno ampiamente superiore a 3,5 miliardi” di euro e “riflettono la redditività sostenibile, che deriva dalla solidità della base patrimoniale e della posizione di liquidità, dal modello di business resiliente e ben diversificato, dalla flessibilità strategica nella gestione dei costi operativi e dalla qualità dell’attivo, con un basso profilo di rischio”.

Nel trimestre, i proventi operativi netti sono saliti del 13,5% a 5,6 mld, con interessi netti a 2 mld (+15%) e commissioni nette a 2,4 mld (+29,2%). In crescita del 20,2% a 2,6 mld i costi operativi, per un rapporto cost/income salito al 46,6%, Proseguendo nell’analisi dei conti trimestrali inserendo i risultati di Ubi anche nei risultati 2020 per rendere omogenea la base di confronto, i proventi operativi netti del trimestre calano del 2% a 5,4 mld e gli interessi netti del 4,3%, a 1,9 mld, mentre le commissioni nette sono in rialzo dell’8,9% (2,3 mld). I costi operativi scendono del 2,6%, per un rapporto cost/income in miglioramento al 46,5% “uno dei migliori in Europa”, ha sottolineato il Ceo Carlo Messina commentando i dati. Più che raddoppiato il risultato dell’attività di trading, pari a 387 mln dai 170 dello scorso anno. Il risultato corrente lordo è in aumento del 22,2% rispetto al primo trimestre 2020.

La generazione di valore per gli azionisti, prosegue l’istituto, emergerà con le “sinergie previste per oltre un miliardo di euro derivanti dalla fusione di Ubi Banca realizzata con successo senza costi sociali e dagli oltre 6 miliardi a valere sull’utile ante imposte che il gruppo ha destinato nel 2020 all’ulteriore rafforzamento della sostenibilità dei risultati”. Intesa Sanpaolo evidenzia inoltre la patrimonializzazione “molto solida”, con “coefficienti patrimoniali su livelli largamente superiori ai requisiti normativi”. Il coefficiente Cet1 a regime, al netto di oltre un miliardo di dividendi maturati nel primo trimestre, si attesta al 14,4%, mentre il dato pro forma è pari al 15,7% considerando tra le altre cose anche l’assorbimento totale delle dta per l’affrancamento del goodwill e per le rettifiche su crediti. L’istituto sottolinea, infine, “l’elevata liquidità” a fine marzo 2021 per 302 mld di euro “ed elevata liquidità prontamente disponibile per 169 miliardi”; “ampiamente rispettati”, infine, i requisiti di liquidità Liquidity Coverage Ratio e Net Stable Funding Ratio di Basilea 3.

Per quanto riguarda la politica dei dividendi, Messina ha ribadito che a maggio la banca distribuirà circa 700 milioni di dividendi in contanti, il quantitativo massimo stabilito dalla Bce. Una volta superate le restrizioni, dopo la fine di settembre, Intesa Sanpaolo intende distribuire cash, dalle riserve, la parte restante per raggiungere il payout ratio previsto nel Piano d’Impresa, pari complessivamente al 75% di 3,5 mld di utile netto normalizzato 2020. Intesa Sanpaolo, ha aggiunto il Ceo, conferma inoltre l’impegno a erogare dividendi per un payout ratio del 70% rispetto all’utile netto 2021, “parzialmente attraverso un interim dividend nel corso di quest’anno, previa l’autorizzazione della Bce”. In base a queste premesse, il gruppo conferma il mantenimento della solidità dei coefficienti patrimoniali, con un Common Equity Tier 1 ratio a regime nel 2021 minimo al 13% pro-forma.

Nel presentare i risultati, Messina ha anche rimarcato il deciso miglioramento della qualità del credito. “Il costo del rischio annualizzato scende a 35 punti base – ha detto – nei primi tre mesi dell’anno il flusso di crediti deteriorati lordi è il più basso mai registrato. Abbiamo superato di 6 miliardi, con un anno di anticipo, l’obiettivo di riduzione di crediti deteriorati previsto dal piano d’impresa 2018-2021”. La riduzione dei crediti deteriorati, al lordo delle rettifiche di valore, è di circa 44 mld dal picco di settembre 2015 e di circa 32 mld dal dicembre 2017. Lo stock di crediti deteriorati scende a marzo 2021, rispetto a dicembre 2020, dello 0,8% al lordo delle rettifiche di valore e del 2,3% al netto, mentre l’incidenza dei crediti deteriorati sui crediti complessivi a marzo 2021 è stata pari al 4,4% al lordo delle rettifiche di valore e al 2,3% al netto; considerando la metodologia adottata dall’Eba, l’incidenza dei crediti deteriorati al lordo delle rettifiche di valore è risultata pari al 3,5%.

Nel suo discorso, Messina ha quindi ricordato “l’elevata ricchezza delle famiglie italiane, pari a 10.700 miliardi di euro, di cui 4.400 rappresentati da attività finanziarie”, nonché la grande opportunità per ridisegnare il sistema produttivo e gettare le basi di “una economia più forte, in grado di sostenere stabilmente livelli di crescita del Pil maggiori di quelli a cui siamo abituati” offerta dagli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza del governo. Da questo punto di vista, ha concluso il manager, “il ruolo di forte spinta alla ripresa della crescita che Intesa Sanpaolo potrà giocare si basa sui livelli di efficienza, redditività e solidità, che ci collocano ai vertici di settore in Europa”.

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