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Come far partire al meglio la propria startup

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Le startup in Italia sono oltre 12mila, il 3,4% di tutte le società di capitali di recente costituzione. Eppure, il 90% delle imprese fallisce entro 3 anni dalla costituzione. Il motivo principale è che gli startupper non fanno in modo di capire se il loro prodotto o servizio serve effettivamente e in quale maniera.

Secondo il report di UnionCamere in collaborazione col ministero dello Sviluppo Economico e InfoCamere, nel corso del primo trimestre 2021 il numero delle startup sul territorio nazionale è cresciuto del 5,56% rispetto all’ultimo trimestre del 2020. Nonostante il periodo di pandemia e di incertezza del futuro economico, queste startup hanno deciso di lanciare sul mercato la propria idea imprenditoriale e portare avanti l’innovazione nel nostro Paese.

Tuttavia, come detto, il 90% delle startup fallisce. Una delle cause principali è proprio la mancata validazione della propria idea sul mercato.

Alessio Boceda, co-founder di Startup Geeks, community e incubatore online di startup italiane, ha creato, insieme a Giulia D’Amato, un percorso di validazione delle idee imprenditoriali col fine di dare agli startupper strumenti pratici e un processo sistematico per comprendere il potenziale di una nuova impresa sul mercato, diminuendo le chance di rientrare in quel 90%.

“La validazione della propria idea di business era una delle richieste che maggiormente ci veniva fatta dalla nostra community di imprenditori. C’è bisogno di sapere in modo chiaro qual è l’effettiva richiesta da parte del mercato di una soluzione innovativa e bisogna fare dei test prima di lanciare la propria idea e svilupparla”, spiega Boceda.

Creare una startup innovativa vuol dire presentare sul mercato qualcosa che fino a quel momento non c’era e di cui le persone possono aver bisogno per migliorare la propria qualità della vita. Tuttavia, la nascita e lo sviluppo di un’idea non deve partire da una convinzione dell’imprenditore, ma da un’analisi del mercato che comprovi la necessità di quel prodotto o servizio innovativo.

Quest’analisi deve essere fatta su due livelli. Il primo, legato alla validazione del problema che si vuole risolvere per capire se effettivamente è sentito e in quale misura. Il secondo livello è legato alla validazione della soluzione, in cui si analizza se effettivamente ciò che si propone può trovare interesse da parte dei clienti in target.

Prima di tutto, per validare il problema, è necessario parlare con quelli che saranno i futuri clienti, spiega nella nota Startup Geeks. In questo frangente è buona idea fare diversi questionari e interviste ad una numerosità statistica sufficiente di persone in target per capire il loro punto di vista. È il momento perfetto per scoprire i comportamenti di acquisto e di consumo di quello che si vuole che in futuro sia un cliente pagante.

Queste ricerche devono essere fatte, quando possibile, a costo zero, cioè utilizzando dei software gratuiti per creare e diffondere il proprio questionario di validazione, contattando le persone in target attraverso i social network. Il tutto con tempistiche molto rapide così da avere un’idea molto strutturata dello scenario del problema analizzato in quel preciso momento.

Una volta portata a termine questa prima fase, lo startupper dovrà utilizzare le risposte e i dati ottenuti dai questionari e dalle interviste per validare la soluzione, cioè capire se la propria idea può risolvere i bisogni dei futuri clienti.

Startup Geeks consiglia, quindi, di creare altri questionari ed interviste per proporre la soluzione e allo stesso tempo passare alla costruzione di una landing page. Una pagina web che possa fare da test per capire se effettivamente gli utenti in target dimostrino un interesse ad acquistare il prodotto o il servizio e in quale misura.

Può essere utile in questa fase allocare del budget in marketing per far arrivare il proprio test a più persone possibili e capire i comportamenti d’acquisto. In questa fase, gli acquisti solitamente non vanno poi in porto, perché è ancora il momento di sperimentare e studiare il mercato. Solo una volta ottenute delle conferme, l’imprenditore dovrà creare il prodotto vero e proprio sulla base degli insight ottenuti dai due processi di validazione.

Non sempre le validazioni vanno a buon fine ed è normale che sia così, spiega l’incubatore di startup. Il passo successivo, soprattutto se il problema è stato validato ed è sentito come reale, è cambiare prospettiva e lavorare sulla soluzione facendo nuovi test che possano essere di maggiore interesse per il potenziale cliente. Altra buona idea è farsi supportare da un mentor.

Le più grandi startup che ora sono diventate dei veri e propri colossi hanno avuto dei mentor che li hanno guidati nella costruzione del proprio business. I mentor sono degli imprenditori di grande esperienza che inizialmente mettono a disposizione la propria competenza per guidare gli startupper nella creazione della loro impresa dal punto di vista macroscopico.

“Nel nostro percorso di incubazione online, lo Startup Builder, supportiamo gli startupper attraverso un percorso formativo e li facciamo affiancare da mentor esperti che possano supportare la loro idea in modo molto pragmatico, guidandoli e dando loro delle indicazioni su come operare al fine di creare qualcosa che generi valore” concludono Boceda e D’Amato.

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